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    14/12/2017

Avellino ricorda le vittime dei bombardamenti del 1943

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La chiesa di Sant'Anna con la lapide commemorativaAVELLINO – «È un dovere civico e morale per l'amministrazione comunale conservare la memoria e promuoverla nella comunità». Il sindaco di Avellino, Paolo Foto, ha deposto questo pomeriggio una corona di fiori al monumento ai caduti nei bombardamenti del 14 settembre 1943. «Durante quei tragici giorni - ricorda il primo cittadino - in queste strade sono morte circa 3mila persone. Tutta la città fu colpita dal lutto, ma nonostante questo seppe dimostrare di sapersi rialzare tanto da essere insignita della medaglia d’oro al valore civile. Gli storici tramandano una tradizione di grande coesione sociale e fratellanza tra i sopravvissuti che diedero sollievo e ricovero ai feriti».

Dalle macerie dei bombardamenti a quelle del terremoto. «Dopo aver superato quel trauma - dice ancora il sindaco - Avellino ha subito le conseguenza del sisma del 23 novembre 1980. Da allora si è badato troppo all'interesse personale. Confido che le nuove generazioni sappiano scrollarsi di dosso queste macerie».

Infine, un passaggio sulla consiliatura che volge al termine: «Il mio mandato si sta concludendo, mi sono speso tantissimo ma purtroppo non ho ottenuto tutti i risultati immaginati. Piccole conquiste le abbiamo avute, quelle che non siamo riusciti a cogliere le lasciamo, avendo piantato le basi alla prossima amministrazione».

In Piazza del Popolo, al fianco di Foti, il vice prefetto, Silvana D’Agostino, il vice sindaco, Maria Elena Iaverone, l’assessore al Patrimonio, Paola Valentino, oltre ai rappresentanti delle autorità militari e delle associazioni di ex combattenti. Nella chiesa di Sant’Anna, adiacente al monumento, una messa in suffragio è stata celebrata da Don Enzo De Stefano. Lo storico Andrea Massaro, a margine del rito religioso, ha letto la motivazione con la quale lo Stato conferì nel 1959 la medaglia d’oro al valor civile alla città di Avellino. Questo il testo: «Con animo fierissimo, sopportò senza mai piegare, numerosi bombardamenti aerei che causavano la perdita della maggior parte del suo patrimonio edilizio e la morte di 3.000 cittadini. Tutta la popolazione si prodigò con generosità e amore encomiabili per cura dei feriti, degli orfani, dei senza tetto. Settembre 1943» - 8 luglio 1959.

 

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