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    14/12/2017

La lunga crisi dell'edilizia scolastica

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Il liceo scientifico ManciniAVELLINO – Le recenti notizie di cronaca riguardanti l’indagine in corso sulla agibilità e vulnerabilità sismica dell’edificio che ospita il liceo scientifico “Pasquale Stanislao Mancini” riaprono il dibattito sul problema dell’edilizia scolastica ad Avellino e in Irpinia.

Meno di un anno fa, nell’“autunno caldo” delle scuole irpine, la chiusura improvvisa di alcuni plessi e lo spostamento di interi istituti scolastici da un capo all’altro della città imposero una riflessione sullo stato degli edifici scolastici. È triste e – nello stesso tempo – sconcertante constatare un anno dopo che le parole e gli impegni assunti dalle varie istituzioni coinvolte non hanno prodotto soluzioni concrete, eccezion fatta per la riapertura della scuola media “Cocchia” e per l’annunciato reperimento dei fondi necessari a costruire un complesso per ospitare la “Dante Alighieri”. Certo è che nel capoluogo, al di là di piccoli interventi tampone, non vi sono ancora tracce di una programmazione che riguardi l’edilizia scolastica. Sembra quasi che gli enti preposti ad effettuare gli interventi siano in qualche modo rassegnati a lasciar convivere i docenti, gli studenti e le loro famiglie con i gravissimi rischi derivanti dalla vulnerabilità sismica dei plessi che, in alcuni casi, peraltro, si innesta addirittura su problemi di agibilità e staticità “ordinaria”.

Qualcosa si muove, invece, nel resto della provincia. In alcuni paesi, soprattutto grazie ai fondi comunitari (erogati direttamente o tramite il meccanismo della “accelerazione della spesa” gestito dalla Regione), sono stati realizzati nuovi edifici. Paradossalmente alcuni tra i paesi più piccoli dell’Irpinia si trovano ora ad avere la disponibilità di plessi nuovi ed attrezzati e a non avere, però, la disponibilità delle classi che sono state soppresse per mancanza di alunni. È il caso, ad esempio, di due comunità piccole, Tufo e Santa Paolina, che, pur avendo a disposizione due nuovi edifici, assistono impotenti alla “migrazione” degli studenti verso altri paesi più grandi. E, ancor più paradossalmente, gli studenti “migranti” vengono accolti in strutture più precarie e disagevoli rispetto a quelle allestite nei paesi di provenienza. In alcuni casi, infatti, la fatiscenza degli edifici (a Montefalcione, ad esempio) o la mancata ultimazione dei lavori di ristrutturazione di quelli già esistenti (Pratola Serra, ad esempio) determina il ricorso a soluzioni disagevoli che potrebbero rendersi necessarie ancora a lungo.

Quali le soluzioni? Le istituzioni, si è già detto, sono assenti, o quantomeno poco presenti. E se l’amministrazione provinciale, a cui è assegnato il compito di gestire gli edifici che ospitano le scuole superiori di secondo grado, si dibatte in oggettive difficoltà economiche, ben altro impegno si dovrebbe richiedere alle amministrazioni comunali che, rispetto alle problematiche dell’edilizia scolastica, sembrano navigare a vista, in attesa di fantomatici fondi e risorse provenienti dall’alto. Sarebbe auspicabile, invece, che i Comuni, almeno nel breve periodo, concentrassero in prevalenza sull’edilizia scolastica le loro disponibilità finanziarie per le opere pubbliche, distraendole da altri settori che probabilmente presentano criticità meno drammatiche (impianti sportivi, arterie viarie inutili, ecc.).

Ma, più di ogni altro intervento, sarebbe necessario quello dell’Ufficio scolastico provinciale e dell’Ufficio scolastico regionale. È noto che essi non hanno competenze specifiche in materia di programmazione ed esecuzione di interventi di edilizia scolastica. È pur vero, però, che, rispetto all’attuale sostanziale inerzia, sarebbe auspicabile l’attivazione di iniziative dirette a sollecitare le amministrazioni competenti ad affrontare il problema con maggior vigore. Da questo punto di vista soprattutto l’Ufficio scolastico provinciale dovrebbe farsi promotore di tavoli di confronto e programmazione con le altre istituzioni e dovrebbe qualificarsi come interlocutore privilegiato delle amministrazioni nelle politiche di sviluppo dell’edilizia pubblica.

A garantire un’efficace e corretta didattica, infatti, non basta impiegare docenti e dirigenti scolastici capaci. Prima ancora è necessario garantire agli operatori e agli studenti la disponibilità di strutture idonee e funzionali.

 

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