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    20/11/2017

Ambiente, fiumi in pericolo in nome dell'emergenza

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita9_fiume_inquin.jpgAVELLINO – È di questi giorni l’allarme della Regione Campania sulla possibilità che la prossima estate si debba affrontare una crisi peggiore di quella vissuta quest’anno. Ora al di là della attendibilità di previsioni su di un arco temporale così lungo appare verosimile che in assenza di un inverno particolarmente piovoso e nevoso la ricarica di falde particolarmente depauperate possa essere del tutto insufficiente a garantire una fornitura idrica sufficiente. Va da sé che stiamo parlando di una fornitura idrica che sarebbe sovrabbondante in una gestione efficiente ma visto il livello dei gestori locali essa appare notevolmente insufficiente.

Ora si è già scritto del 60% di perdite e delle inefficienze del sistema ai fini dell’approvvigionamento idropotabile, si è già scritto circa il piano d’ambito e degli investimenti previsti e non attuati, si è già scritto di quanto si sarebbe dovuto fare e non si è fatto e della assoluta inadeguatezza dei protagonisti attuali a gestire una crisi grave ma non ineluttabile. Si tornerà sull’argomento per il quale la soluzione è addirittura scontata tanto che gli stessi protagonisti del disastro oggi la propugnano.

Occorre ristrutturare le reti di distribuzione cosa che, semplice concettualmente, non è di facile attuazione per gli investimenti necessari e per i tempi di attuazione. Una legge del ’94 rimasta totalmente disattesa frutto di infiniti dibattiti con il vezzo tipicamente italiano di scegliere una soluzione migliore prima ancora di aver sperimentato quella già individuata che avrebbe potuto consentire una gestione corretta oggi rimane a quel monumento di ignavia (vedete dove Dante mette gli ignavi all’inferno) che sono i nostri amministratori e gestori, che però non sono che l’espressione di un popolo che protesta e si scaglia contro chi ha eletto al fine di rifarsi una verginità perduta. Guardate ai referendum che in Italia si fanno ed ai loro risultati e capirete il livello di negatività che hanno gli italiani nei confronti della corretta gestione.

In questa sede si vuole analizzare un aspetto diverso dalla distribuzione idropotabile ma ad esso strettamente collegato e cioè il disastro dei nostri fiumi che subiscono in nome dell’emergenza una aggressione spaventosa che ne decreta la loro morte. La necessità di fornire acqua a scopo idropotabile fa sì che si prelevi tutto il prelevabile prosciugando i fiumi; si aggiunge a tutto questo l’aggressione diretta a sponde e letto fluviale in parte prodotta da interventi abusivi ed in parte addirittura da progetti di “ riqualificazione ambientale” (?) operati dalla Provincia.

Innanzitutto occorrerebbe dire ai tecnici progettisti che esistono i principi dell’ingegneria naturalistica oggi ampiamente usati in altre situazioni (non in Irpinia ove ancora gabbionate e massicciate imperano nei nostri fiumi) e che consentono il mantenimento di un minimo di cuvetta fluviale capace di ospitare quel minimo di acqua che dovrebbe rimanere in base al deflusso minimo vitale.

Cosa rimane nei fiumi? Generalmente gli scarichi non depurati come a Montella dove senza aver attivato il nuovo depuratore il Comune ha dismesso quello vecchio scaricando i reflui non depurati su di un tratto di fiume “riqualificato” e ridotto ad una carreggiata gabbionata dalla Provincia cosa che ha ulteriormente aggravato quella carenza idrica dovuta, non alla natura, ma alle captazioni praticamente totali. Oltre a ciò privati hanno modificato il corso del fiume per realizzare aree balneabili addirittura in zona Parco senza che nessuno intervenisse.

Se quindi alla crisi si aggiunge la totale assenza di un minimo di pianificazione ambientale e di controllo sulle attività dei privati ci dobbiamo aspettare non solo una nuova crisi ma un degrado permanente del nostro territorio. Riusciremo, al di là delle chiacchiere, a fare qualcosa per noi ma soprattutto per i nostri figli?

 

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