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    20/11/2017

Alle origini di una deriva umana e sociale

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Lanalisi-Politica_torre_dellorologio_2.jpgAVELLINO – Diciamocelo con chiarezza: ogni tanto anche ad Avellino vien fuori la notizia di qualche “casa di appuntamenti”, più o meno illustremente frequentata. Diciamocelo altrettanto francamente: se questo è “il mestiere più antico del mondo” vuol dire che sempre sono esistiti ed esistono uomini che hanno cercato e cercano fuori dalle mura domestiche alcuni momenti di trasgressione e di evasione dal tran-tran quotidiano. E se queste consuetudini hanno finanche resistito alle leggi, via via realizzate, vuol dire che esse sono profondamente inveterate nella natura umana: triste dirlo, ma basta anche transitare su alcune strade in orari notturni per assistere allo spettacolo non edificante di ragazze esposte al “mercimonio del sesso” per rendersi conto del “mondo reale”.

Eppure questa vicenda delle minorenni di via Campane (ironia della sorte il luogo in cui, nei decenni che furono, sorgevano i vecchi postriboli), coinvolte in un giro di prostituzione, gestito da un settantenne, appare particolarmente sconcertante ed amara, con personaggi molto ben definiti : il tenutario, l’uomo che gestisce il locale, che ha imparato ad adescare il “materiale umano” necessario: lo fa con abilità notevole, individuando lo stesso con particolare attenzione alle sue carenze economiche. Poi ci sono i clienti, personaggi di una certa notorietà (almeno quelli finora conosciuti), uomini maturi o addirittura vecchi (si parla di un ultraottantenne). E per finire, la “merce”: ragazzine minorenni (ma non si escludono anche ragazzini), di condizione economica modesta, che marinavano la scuola, e trascorrevano il tempo nel locale coi videogiochi, e che in un momento successivo, sono state guidate verso la “gentilezza” nei confronti degli affamati “sessuomani” in cambio di un po' di denaro. Un traffico condotto nel cuore della città, a pochi passi da luoghi simbolo come il Tribunale, il Municipio, la Provincia, il Palazzo vescovile, per citarne solo alcuni. Un evento che mostra, con crudezza dolorosa, la perdita di riferimenti etici basilari, con cui questa  società e, nella fattispecie, questa città sta evidentemente confrontandosi. Siamo arrivati alla cancellazione di alcuni limiti che in un passato anche recente mai si sarebbe immaginata se non in particolari situazioni di specifica patologia psichiatrica. Invece qui siamo di fronte a uomini comuni, genitori, padri di famiglia e finanche nonni che utilizzano nella maniera più turpe, figure potenzialmente identificabili con quelle di proprie figlie o nipoti o addirittura pronipoti, approfittando, sembrerebbe, di condizioni di disagio economiche o sociali.

Spiegare questa deriva umana e sociale non appare un’impresa semplice. Chi ha fallito o chi sta fallendo? Probabilmente tutti! Sta fallendo questa società dell’opulenza che ha convinto che tutto, anche gli anni che sono trascorsi (con l’inevitabile decadenza fisica), possano essere cancellati con il denaro. Sta fallendo la scuola i cui insegnanti, presi dalla delusione e dall’insoddisfazione  economica e professionale, non riescono ad essere guide dei nostri ragazzi, limitandosi magari anche a segnalarne le assenze dalle lezioni, ma senza più preoccuparsi in maniera seria della loro formazione. Sta fallendo la politica, impegnata nelle battaglie personali per l’acquisizione o la conservazione dei propri posti di potere senza saper offrire ai nostri figli la costruzione di un futuro economico (l’Italia è il Paese europeo con l’indice fra i più alti di disoccupazione giovanile e, al suo interno, le regioni meridionali sono i primatisti in negativo) e culturale degno di una nazione civile.

Sta fallendo la Chiesa che, salvo eccezioni sempre più rare, non riesce più ad essere punto di riferimento per chi viva sulla propria pelle la sofferenza spirituale, il senso della solitudine, (e ancora i giovani in questo senso sono le frange più bisognose) con sempre meno sacerdoti in grado di essere guide illuminate, e con molti dei suoi movimenti, impegnati a guadagnarsi visibilità e potere, più che a costituire tramite di evangelizzazione.

E sta fallendo soprattutto la famiglia, che vive lo sgretolamento sempre più massiccio della propria identità, in parte per colpe proprie e dei propri componenti, in parte per l’intrecciarsi del disinteresse nei suoi confronti da parte delle strutture prima citate; una famiglia in cui il dialogo, il farsi carico dei disagi di ciascuno (giovane o vecchio che sia) sono ormai esercizi caduti profondamente in disuso, dove il bisogno di costruire la “posizione” economica e sociale, prevaricano gli aspetti educativi, dove le cosiddette nuove realtà (famiglie separate, famiglie allargate) creano spessissimo sacche di solitudine ed emarginazione, soprattutto nei componenti più deboli.

E un quadro senza alcun dubbio allarmante rispetto al quale la semplice azione giudiziaria è destinata miseramente al fallimento; immaginare infatti che una siffatta decadenza possa combattersi con le sole sanzioni giudiziarie (peraltro giuste e inevitabili) appare una strada destinata alla sconfitta e disseminata di vittime innocenti, che saranno ancora una volta i nostri figli e comunque le prossime generazioni.

Ecco allora che solo un sollevarsi serio delle coscienze, un interrogarsi sui propri errori da parte di tutti potrà ridare una speranza al futuro delle giovani generazioni, ma soprattutto della nostra società “in toto”.

 

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