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    23/07/2018

Il rapporto/La qualità dell’ambiente urbano: gli scenari in Campania

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Stefano Sorvino, a dx, durante il suo intervento a RomaAVELLINO – Abbiamo concorso il 14 dicembre scorso alla presentazione a Roma del "XIII Rapporto sulla qualità dell'ambiente urbano"- Edizione 2017, prodotto dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa), costituito dall'Ispra e dall'insieme delle Agenzie regionali e provinciali italiane (Arpa-Appa).

Il rapporto analizza, con grande ricchezza di dati e di indicatori, i vari aspetti delle problematiche ambientali nelle aree urbane e metropolitane del nostro Paese, con particolare riferimento ai capoluoghi di provincia, affrontando tutte le principali questioni, dall'inquinamento atmosferico a quello elettromagnetico, dalle emissioni dei sistemi produttivi al consumo di suolo, dai siti contaminati alla qualità delle acque. La "reportistica" ambientale costituisce una fondamentale base analitica e conoscitiva per la comprensione dei fattori che incidono in modo più intenso sulla sicurezza e sulla qualità della vita, offrendo elementi aggiornati ed interessanti chiavi di lettura per interpretare le tendenze e la evoluzione dello stato dell'ambiente.

La questione ambientale coincide largamente con la condizione urbana e con le sue dinamiche sempre più congestionate in quanto il sistema delle città – per la concentrazione di popolazione e di insediamenti – rappresenta il vero luogo di vita, di produzione ed animazione pulsante della nostra civiltà ma anche il punto di incubazione e propagazione dei più diffusi fattori inquinanti. Basti pensare, ad esempio, che la maggior parte degli inquinamenti atmosferici deriva dal riscaldamento e dal traffico urbano e gran parte degli inquinanti idrici e del suolo viene generata dai rifiuti liquidi e solidi prodotti dalle città.

In Campania gli scenari più preoccupanti e stressati sono costituiti dal capoluogo regionale, dal suo hinterland e dalla conurbazione costiera, dai popolosi centri urbani delle province di Napoli, Caserta e Salerno – tra l'altro con la grave situazione della cd. "Terra dei fuochi" – ma anche gli altri capoluoghi delle province interne, Avellino e Benevento, non possono ritenersi immuni da criticità e timori.

Uno dei fenomeni preoccupanti in Campania è quello del crescente consumo di suolo, a causa della progressiva trasformazione ed urbanizzazione di superfici originariamente agricole, con effetti di impermeabilizzazione che determinano l'indebolimento dell'assetto idrogeologico del territorio concorrendo ad accrescere il rischio alluvionale e da frane. La questione del consumo di suolo richiede misure legislative e di pianificazione, che si collocano a cavallo tra tutela attiva dell'ambiente, gestione urbanistica e governo del territorio.

Al massiccio consumo di suolo dovrebbe corrispondere, come misura compensativa e mitigativa, l'organizzazione e l'incremento di "infrastrutture verdi" quale insieme eterogeneo di aree a diverso grado di naturalità che – se pianificato e gestito correttamente – potrebbe costituire una rete ecologica locale a supporto di città e comunità urbane (con polmoni di verde pubblico, aree protette, habitat tutelati, agricoltura urbana e periurbana, ecc.). La criticità più diffusa in ambito urbano – soprattutto nelle aree metropolitane ma anche negli altri capoluoghi e nelle città medie – è quella della qualità dell'aria e dell'esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici, costituiti dal particolato e quindi dalle polveri sottili (PM10) ed ultrasottili (PM2,5) e dal biossido di azoto (NO2), con concentrazioni e frequenti sforamenti dei limiti consentiti dalla normativa tecnica.

Il delicato tema, fortemente avvertito a livello mediatico e dall'opinione pubblica, si intreccia necessariamente con il sistema della mobilità e del trasporto pubblico locale, oltre che con le caratteristiche del parco veicolare, in base alle classificazioni delle direttive europee antinquinamento (auto da euro 0 ad euro 6) ed al tipo di alimentazione (benzina, gasolio, Gpl).

L'Arpa Campania dispone di una adeguata rete di monitoraggio, recentemente aggiornata, con copertura totale del territorio regionale, attraverso stazioni fisse integrate da laboratori mobili di rilevamento – con particolari presidi nei capoluoghi di provincia – con una rete per la valutazione e gestione della qualità dell'aria inserita nell'apposito Piano regionale di risanamento. A seguito del potenziamento degli strumenti di rilevazione è stata anche ampliata la gamma di dati disponibili sulla qualità dell'aria, accessibili sul sito internet di Arpac, nell'apposita sezione in cui è possibile visualizzare la mappa con l'ubicazione delle stazioni che costituiscono l'attrezzatura di monitoraggio.

Occorre in questo campo varare misure incisive e strutturali di riorganizzazione ed "ambientalizzazione" della mobilità urbana ed extra-urbana - con più efficaci pianificazioni per area vasta - laddove gli interventi emergenziali attivati dagli Enti locali quasi sempre si limitano a sterili e generiche misure "anti-traffico", contingenti ed incapaci da sole di abbattere i livelli di inquinamento. Sull'ambiente urbano rileva naturalmente la problematica della gestione dei sistemi fognari e depurativi e della produzione e raccolta differenziata dei rifiuti per frazioni merceologiche ma anche la non rara presenza di imprese ed attività industriali – un tempo esterne agli abitati ed oggi inglobate nell'incontrollata espansione dei perimetri urbani – con la necessità di costanti attività di controllo sulle relative emissioni, ed anche i fenomeni di inquinamento acustico ed elettromagnetico.

In definitiva occorre intensificare e potenziare la comunicazione ambientale su questo paniere di nodi come presupposto sia per politiche pubbliche di intervento più incisive che per alimentare la sensibilità collettiva - verso comportamenti e stili di vita meno impattanti - promuovendo in modo coordinato la diffusione di buone pratiche e, soprattutto, azioni e strumenti efficaci per la sostenibilità locale.

*Commissario straordinario Arpac

 

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