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    20/04/2018

Intitolata a Nunziante Scibelli l’aula della Corte d’assise del tribunale di Avellino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita8_trib1.jpgAVELLINO – È in programma sabato prossimo, alla presenza di autorità civili, religiose e militari, a partire dalle ore 10.30 presso il tribunale di Avellino, la cerimonia di intitolazione dell'aula della Corte di assise a Nunziante Scibelli, vittima innocente di camorra, quale simbolo e testimonianza della quotidiana lotta al crimine e, in particolare, alle organizzazioni malavitose legate alla criminalità organizzata. Partecipano alla cerimonia, oltre ai familiari della vittima, il sindaco della Città di Avellino Paolo Foti, il vescovo monsignor Arturo Aiello, il presidente del tribunale Vincenzo Beatrice, Il procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo, il presidente dell'Ordine degli avvocati Fabio Benigni.

Nunziante Scibelli, 26 anni, operaio, fu ucciso a Lauro la sera del 30 ottobre 1991. In quel periodo imperversava nella zona una sanguinosa faida di camorra tra i clan Cava e Graziano per il controllo del territorio. Il commando che attendeva due pregiudicati del clan Cava aprì il fuoco sbagliando bersaglio. La giovane vita di Scibelli fu spezzata per un tragico errore: in auto con la giovane moglie Francesca Cava - 24 anni, incinta al settimo mese - si trovò in mezzo all’agguato destinato ai due malavitosi che transitavano con una vettura blindata dello stesso colore. L’auto fu colpita da innumerevoli pallottole e la sua vita si spense per le gravi ferite riportate alla testa e al torace, mentre la moglie, nonostante fosse stata ferita gravemente, riuscì a sopravvivere insieme a sua figlia.

L’intitolazione della sala della Corte d’Assise al giovane Scibelli – si legge in una nota del sindaco di Avellino – intende conservare la memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata. È un gesto di commemorazione a ricordo perenne anche di tutti coloro che sono caduti nell'esercizio dei loro doveri per impedire a questi sodalizi criminali di imporsi e prosperare con la violenza e la prevaricazione. Una intitolazione doverosa che restituisce dignità ai defunti e ai loro familiari e alla intera comunità operosa affinché i giovani, attraverso il ricordo, possano impegnarsi a far crescere la collettività perseguendo la giusta via.

 

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