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    18/07/2018

Rifiuti, a quando il Piano d’ambito?

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Il termovalorizzatore di Poggibonsi, in provincia di SienaAVELLINO – Chi scrive ha avuto l’opportunità di essere tra i progettisti del Piano d’ambito dell’ Ato idrico Calore irpino ed oggi sta contribuendo al Piano d’Ambito dell’Ato rifiuti Toscana Sud.

Nell’ottica della nuova normativa che vuole far svolgere le funzioni essenziali dei servizi di pubblica utilità ai Comuni, come è sempre stato, ma in maniera associata (con la costituzione degli ambiti ottimali ) per poter raggiungere quella dimensione minima da rendere i servizi efficaci ed economici il Piano d’ambito è uno strumento indispensabile di pianificazione senza il quale è assolutamente velleitario pensare a qualunque razionale soluzione di gestione. Purtroppo per l’Irpinia (e per la Campania più in generale) nei due principali settori dei servizi pubblici da una parte si ha un Piano d’ambito approvato ed anche aggiornato, ma rimasto sostanzialmente sulla carta, dall’altra parte si ha in vuoto (nel caso dei rifiuti).

L’esperienza fuori sede appare invece, con tutte le problematicità del caso, molto diversa. Si lavora al Piano d’ambito prendendo il via, come logico, dai fabbisogni, poi si ipotizzano gli scenari futuri e quindi si disegna una struttura impiantistica adeguata partendo dall’esistente e modificandolo in funzione delle future necessità. Si verificano anche le distanze dalle possibile sedi di impianto in modo da minimizzare i costi di trasporto e così via. Una cosa assolutamente normale e che ogni tecnico di settore conosce ed attua ma che, calata nella realtà locale, sembra essere fantascienza. Se esiste qualche struttura la si deve al commissariato che l’ha realizzata con l’uso della forza pubblica (e finanche dell’esercito) ed oggi nell’immobilismo più assoluto si fanno solo dissertazioni teoriche ove i dati addotti non sono quelli reali ma quelli derivanti da più o meno lodevoli intenzioni.

La localizzazione poi degli impianti è poi il colmo: essi non vengono localizzati in funzione di una serie di dati tecnici, tra i quali anche le successive percorrenze, ma in nome di un malinteso senso di democrazia si localizzano là dove si trova un sindaco disposto ad accettarli. Si corre il rischio di investire ingenti somme e di non ottenere i risultati sperati con l’aggravante che, se gli impianti non sono correttamente localizzati, possono ingenerare problemi e renderli ancora più invisi alla popolazioni locali.

Allora, a quando il Piano d’ambito per i rifiuti? Non è dato di saperlo con un Ato costituito da poco tempo che operativamente si trova ancora a fare i conti con la propria organizzazione interna. Poi occorrerà studiare, programmare, approvare sperando che tutto questo poi si traduca in una scelta operativa realizzabile e realizzata. Nel frattempo continueremo a navigare a vista con qualche fuga in avanti, con i soliti no agli inceneritori, no alle discariche, no a questo e no a quello, continuando a riempirci la bocca di raccolta differenziata, ecc. ecc.

Ma chi volesse rendersi conto di come vengono smaltiti i rifiuti oggi, raccolta differenziata compresa, può farsi una passeggiata sulla strada delle cosiddette Breccelle tra Monteforte e Forino, potrà vedere che cosa c’è a discapito di tutte le dissertazioni.

Quando decideremo di fare sul serio ed attivare dei servizi pubblici degno di tale nome? Ma è più facile continuare a lamentarsi ed a protestare per la terra dei fuochi o l’inquinamento: si fa un’ottima carriera politica, basta dire solo no a tutto.

Si dice che ogni popolo ha il governo che si merita ed io aggiungerei anche il territorio che si merita.

 

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