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    19/10/2018

Sanità: politica regionale, risorse e erogazione reale dei servizi in Campania

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La Città ospedaliera di AvellinoAVELLINO – Sulla questione sanitaria in Campania ed in Irpinia ospitiamo un articolo di Aldo D’Andrea.

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L'erogazione dei servizi sanitari è del tutto inefficace se a suo fondamento si pone l'aspetto economico. Con l'introduzione dei Lea, infatti, il legislatore ha inteso che, oltre al miglior utilizzo delle risorse, vi debba essere, innanzitutto, l'interesse della persona a veder soddisfatto il suo bisogno di cure. Già con la giunta Caldoro questo principio si era mostrato debole e, alla stessa stregua, oggi, va stigmatizzata la politica sanitaria della attuale amministrazione regionale di centrosinistra. Ciò premesso, si tenga in debito conto che in Irpinia ci si ammala di più rispetto alla media regionale, stando a quanto è stato pubblicato dall’oncologo del Pascale Marfella.

Alla luce di ciò, dire che i piani sanitari predisposti per Irpinia a e Sannio dalla amministrazione De Luca abbiano un che di “incomprensibile” è dir poco: essi, in sostanza, sono in linea con i principi del piano sanitario attuato dalla precedente amministrazione regionale di centrodestra che, solo a parole, si intende avversare. A vedere entrambi, pare che non debbano esservi professionalità e volontà politica consapevoli a fronteggiare i tanti problemi che investono queste province che, tra l’altro, e per motivi ai più ignoti, l’Ente Regione ha inteso “accorpare”, malgrado che l’abolizione istituzionale delle province, in fatti e sostanza, non sia stata realizzata. Qui, da noi, no; qui nel predisporre il piano sanitario regionale, è nata la Provincia, unica, Irpinia-Sannio, con conseguenze che si ripercuotono su tutto il sistema, a cominciare da quello ospedaliero. Per questa ragione, infatti, è previsto un solo ospedale, tra Moscati e Rummo, classificabile Dea III livello.

Tutto, quasi nella indifferenza di tener conto che alcuni punti dell’Avellinese, in particolare, Valle del Sabato, Irno-Solofrano, Valle Lauro-Baianese, pur dentro il contesto di correlazione tra inquinamento e l’aumento delle patologie, hanno subito scelte non rispettose dei bisogni dei cittadini. La riduzione dell'assistenza operata proprio nel territorio del Baianese-Valle Lauro ne è un esempio, ma non certo l’unico. Quando le scelte sono qualificate “ottimizzazione dei costi”, quel linguaggio, solo apparentemente neutro, in verità sottende spesso la volontà di sforbiciare le spese, regionali in questo caso, in danno alla assistenza dei cittadini. E così è accaduto anche per l’ex guardia medica del Baianese che, dal prossimo giugno, vedrà ridurre personale qualificato e, di conseguenza, qualità di prestazioni. A pagarne le spese, quindi, saranno al solito i cittadini irpini.

Viene da citare, a questo punto, Habermas: “Il populismo cresce perché la sinistra non lotta più contro le diseguaglianze”. In un mondo roso dalla società dei consumi e della apparenza emergono scelte votate alla “morte della esperienza” e delle conquiste ottenute con sacrifici e lotte spasmodiche per il riconoscimento della dignità delle persone e del suo naturale diritto alla salute. Grave che sia stato il Partito democratico ad essere l’artefice di tali decisioni. Questo partito a me sembra la copia imbruttita dell’originale e i suoi epigoni ne tracciano il profilo del declino. Avendo abiurato se stesso, non poteva che raccogliere quanto ha fatto il 4 marzo, specie in Campania. Qui, più di altrove, si finge di non capire che la povertà è spaventosamente diffusa e che, tra altre, occorrono politiche socio-sanitarie di rilancio. Ridurre spazi operativi, senza che vi sia una efficace riorganizzazione strategica sul territorio che sappia offrire soccorso e assistenza è danno che si reca ai cittadini e a sé medesimi, come, allo stesso modo è diventato inefficace e inopportuna l’azione di cooperative di volontari gestite da privati che sono spacciate per politiche sociali strutturali, in sostituzione dei piani di zona. Ricciardi, dell’Istituto superiore di sanità, ha detto che “nell’area metropolitana di Napoli non solo si vive 4 anni in meno rispetto al Nord, ma quasi 7 anni in meno rispetto all’area più avanzata d’Europa, la Svezia. È come vivere in due emisferi differenti. E si pensi che se una donna, al Sud, vive in media 84 anni, gli ultimi 16 anni li trascorre in sofferenza, mentre in Svezia questo numero è solo di 5 anni”.

È un momento davvero particolare quello che si sta verificando in Italia; siamo in piena crisi politico-istituzionale e i rischi per la stessa tenuta del Paese sono a rischio. Uomini mediocri, con poca o niente cultura istituzionale, assurti improvvisamente ad alte rappresentanze di Stato, minacciano irresponsabilmente azioni parlamentari contro il presidente della Repubblica, fomentando faziosità da bar dello sport, pur di ottenerne vantaggi strumentali. Tapini loro, stupidi ancor più, perché ignari che la violenza verbale da tifo da stadio, incontrollabile, genera scontri e odi che portano alla rottura degli assetti istituzionali e, ancor peggio, al fallimento del Paese nel suo insieme. D’altronde, cosa ci si può aspettare da chi avrebbe tutto da apprendere e nulla da insegnare; aria fritta e parole in libertà.

Per tornare, infine, alle nostre povere cose provinciali è lecito che il presidente De Luca tenga conto anche di questo, e si attrezzi ad evitare maggiormente le sue ben note reazioni fumantine, tipo quella che lo portò inopinatamente a scagliarsi contro i sanitari del Pronto soccorso di Nola, mostrando così di non avere chiare le condizioni di lavoro di quel personale medico e infermieristico. A tutti è dato commettere errori, ma perseverare diventa diabolico: perciò a lui vada l’invito di rivedere le sue scelte in tema di politiche socio-sanitarie.

 

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