AVELLINO – “Credo che il risultato elettorale è stato un’oggettiva sorpresa. Non ho letto da nessuna parte, come dire, di una sconfitta di una presunzione di pensiero come è stato il risultato elettorale. Io, a differenza di quelli che giudicano il pensiero, registro la novità del comportamento politico come un segno di maturità straordinaria perché un afflusso ai voti di quella dimensione per un referendum che non esigeva la maggioranza va analizzato. È come se ci fosse un risveglio della coscienza democratica del Paese soprattutto con la spinta delle giovani generazioni. È vero che le nuove generazioni credo che abbiano espresso un voto di protesta, ma un voto di protesta con riferimenti a fatti, cioè non il ribellismo ed il sogno del futuro, ma la denuncia di una condizione della condizione umana che soprattutto nell’ultimo periodo ha tolto la speranza. Quando c’è una difficoltà e si tenta di venirne fuori insomma una qualche motivazione c’è. Quando ci sono difficoltà le risposte non hanno nessuna indicazione per un’opportunità da cogliere, io non lo leggo come un gesto di disperazione, lo leggo come una sollecitazione a tenere conto di una realtà che la cultura politica dell’ultimo periodo ha cancellato perché la cultura politica dell’ultimo periodo era sempre la svolta, ci siamo, si comincia…”: è l’analisi del voto referendario che l’ex presidente del Consiglio Ciriaco De Mita, attuale sindaco di Nusco, snocciola con molta pacatezza, dopo le fatiche della campagna elettorale che l’ha visto tra i protagonisti sul fronte del No, nel corso della conferenza stampa svoltasi questo pomeriggio presso la sede dell’Udc convocata anche per sancire il passaggio del consigliere comunale Nicola Battista dalle file di Forza Italia a quelle del partito dello scudo crociato. Presenti all’incontro il segretario provinciale Giuseppe Del Giudice ed il consigliere comunale Lino Pericolo.
“Io avevo notato una cosa singolare, spiega ancora De Mita, perché un presidente del Consiglio che dopo tre anni si presenta alla pubblica opinione e non parla delle cose che ha fatto ma parla delle cose che si sarebbero dovuto fare è una cosa singolare. Questo può essere un segno di opportunità da cogliere che non so come le forze politiche leggeranno, non vorrei che la lettura fosse superficiale. La motivazione del voto certo era legata alla proposta referendaria, ma la proposta referendaria si è accompagnata con un giudizio complessivo molto diverso. Abbiamo inseguito più il sogno del cambiamento, della rottamazione, del nuovo anziché quello della risoluzione dei problemi che dà al nuovo non l’illusione della speranza ma la constatazione dei fatti che si verificano”.
Poi il giudizio si sposta su Renzi ed il Pd: “La mia opinione che il Pd fosse un partito senza pensiero sembrava una provocazione mentre era una constatazione. I fatti hanno dimostrato questa carenza ed anche il modo di reagire ad una sconfitta dimostra che si ha più la presunzione che l’umiltà del pensiero. Credo che la situazione democratica del Paese sia abbastanza difficile perché se avessimo uno schieramento di forze popolari tradizionali ed una posizione di contrapposizione eversiva probabilmente le risposte potrebbero essere più semplici. Noi abbiamo insieme però questa posizione di contestazione diffusa ma quelle posizioni che dovrebbero muoversi perché l’elettorato le ha legittimate a governare il Paese ho la sensazione che non avvertano la complessità; poi in più c’è questo mare indistinto dove convergono le posizioni estremiste e dialettali della Lega, quelle residue della tradizione del fascismo che anche nelle espressioni giovanili non mi pare che non siano né la nostalgia né l’umiltà del futuro, e credo che anche lo spazio che Berlusconi ha riscoperto io non lo leggo come una posizione politica né del presente né del futuro ma come una posizione di rappresentanza legittimata intorno alla conservazione di interessi, e quando dico di interessi non parlo degli interessi collettivi”.
Poi indica una via d’uscita: “Riscoprire le grandi tradizioni democratiche del Paese – che poi non erano tante, erano due – potrebbe essere la via per recuperare la serietà della politica e l’umiltà dei comportamenti. Mi illudo che coltivando queste opportunità si possa dare alla politica quel richiamo alla semplicità, alla serietà del pensiero ed anche al valore dell’impegno. La politica si rinnova con le azioni non con le parole. Il più grande democratico del Paese che è stato De Gasperi non ha fatto mai dichiarazioni, ma risolveva soltanto problemi. Abbiamo avuto un’esperienza politica di novità dove la parola ha soppiantato i fatti ed alimentato l’illusione che la novità fosse la speranza del Paese. Non è stato così”.
