AVELLINO – Chi si trovasse a passare in via Tagliamento, di sera, sotto la sede del Partito democratico, vedrebbe le luci accese. Non accadeva da molti mesi. È il segno più tangibile che la macchina si è rimessa in moto. È, infatti, partita ufficialmente la campagna tesseramento (2016!), che si chiuderà a fine febbraio ed è la logica premessa per la celebrazione del congresso provinciale straordinario, che porrà fine all’esperienza, ormai da tutti contestata del direttorio formato dai parlamentari Paris e Famiglietti, dal presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio e dall’ex senatore De Luca. In teoria dovrebbe essere l’occasione anche per lo svolgimento del congresso cittadino e per l’elezione di un segretario del partito ad Avellino che finora non c’è mai stato, e questa assenza ha contribuito a indebolire l’amministrazione Foti.
Quando si celebrerà il congresso del Pd irpino? Questo è difficile da prevedere perché molto dipende dall’evoluzione della situazione nazionale. A livello provinciale mancano sia un leader riconosciuto o almeno riconoscibile sia una maggioranza chiaramente delineata. Defilatosi ormai Nicola Mancino, senza cariche istituzionali Enzo De Luca, avrebbero dovuto occupare la scena i neo-parlamentari Paris e Famiglietti. La prima, però, presente soprattutto negli organismi di partito a livello nazionale, è tuttora priva di un vero radicamento in Irpinia, mentre il secondo, più presente certamente sul territorio, ha finora tratto vantaggio dalla sua vicinanza politica a Renzi, ma adesso questa sua militanza potrebbe essere uno svantaggio.
In teoria un po’ tutti gli attori presenti sul territorio provinciale si richiamano alle posizioni di Renzi (almeno fino a questo momento, ma la sconfitta del segretario nazionale produrrebbe immediati riposizionamenti anche in Irpinia), fatta eccezione per Francesco Todisco che presidia l’area di sinistra del Pd e l’ex-parlamentare (ma non è segno di vitalità quando in un partito ci sono troppi ex) Alberta De Simone, decisamente schierata sulle posizioni dell’onorevole D’Alema e, quindi, potenziale scissionista. Renziano è il governatore Enzo De Luca, che ha in Irpinia come propri riferimenti la presidente del Pd provinciale, Santaniello, e lo stesso consigliere regionale (ancora per quanto?) Iannace, il cui tesseramento è ancora congelato dopo la pesante condanna subita in primo grado). Renziano è il potente sottosegretario di Benevento Del Basso De Caro che di recente ha conquistato parecchi adepti in Irpinia. Renziano è l’ex senatore De Luca, che continua ad essere molto attivo ma, privo di un ruolo istituzionale, rischia di veder scemare sempre più i suoi consensi.
Sempre più legata a Ciriaco De Mita – e questo non è un buon viatico fra i piddini irpini, appare la presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio che, per questa sua posizione, va perdendo consensi, soprattutto in Alta Irpinia. Renziano della prima ora è l’on Famiglietti, mentre al presidente del partito Orfini si richiama la deputata Valentina Paris. Renziano è anche Gianluca Festa che, sebbene sia soltanto consigliere comunale (e provinciale) del capoluogo, pure conta di far pesare le sue tessere in sede congressuale.
Nessuno, però, è in grado di esercitare un ruolo di guida. Alla fine, quindi, conteranno molto le alleanze che ciascuno di loro saprà intrecciare, alleanze che, naturalmente, saranno condizionate dagli sviluppi della situazione a livello nazionale. Insomma, bisognerà aspettare gli esiti del congresso nazionale per capire quali saranno i riflessi in provincia di Avellino.
Intanto, però, tanto per tenersi in esercizio, sono in corso le manovre e le trattative che dovranno decidere le elezioni del nuovo coordinatore del distretto idrico Irpinia-Sannio. Contrariamente a quanto verificatosi all’Ato rifiuti, dove, sia pure con qualche mal di pancia, è andata in porto in qualche modo l’alleanza delle larghe intese, per quanto riguarda invece l’ente idrico si preannuncia uno scontro tra Pd e Ncd da una parte, Udc, Forza Italia e mastelliani dall’altra. In campo due candidati sostenuti, rispettivamente, dai due schieramenti: il democratico Giovanni Colucci ed il beneventano Giuseppe Ricci di San Giorgio del Sannio.
