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    16/12/2018

Pd, ritorna la telenovela del congresso

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David ErminiAVELLINO – Archiviate le elezioni politiche, che hanno determinato l’azzeramento della deputazione democratica irpina, riprende la telenovela del congresso Pd. L’assise provinciale dovrebbe essere convocata l’8 aprile e, comunque, prima delle Amministrative. A chiederlo è il commissario del partito David Ermini. Sulla sua posizione anche la componente moderata, guidata dall’ex senatore Enzo De Luca, l’area renziana, vicina all’ex deputato Luigi Famiglietti, e l’ex parlamentare Valentina Paris. Nettamente contrari, invece, la corrente del sottosegretario sannita Umberto Del Basso De Caro, rappresentata dal presidente del Consiglio comunale di Avellino, Livio Petitto, e la pattuglia civica di «Davvero», capeggiata dal consigliere Gianluca Festa. Meno categorica l’opposizione dei riformisti che fanno riferimento alla presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, che propongono un allungamento dei tempi.

Come andrà a finire è ancora presto per dirlo. Gli spazi di manovra sono molto ristretti. Soltanto imprimendo una decisa accelerazione al percorso sarà possibile giungere effettivamente al congresso. Ma a prevalere sono i tatticismi per il controllo delle candidature.

Intanto, con l’avvicinarsi del prossimo appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale del capoluogo, tiene banco anche la discussione sulle primarie, restituendo un quadro altrettanto frammentato e sostanzialmente a parti invertite, con i componenti del vecchio direttorio propensi ad una definizione a tavolino delle candidature e le minoranze interne, le cui quotazioni nel frattempo sono cresciute, disposte a giocare la partita delle consultazioni. A via Tagliamento, insomma, la confusione regna sovrana. Come sempre, come se nulla fosse successo. La sconfitta del 4 marzo evidentemente non è servita ai dirigenti del Pd, per indurli a cambiare rotta.  Presto, però, bisognerà lavorare alle alleanze per Piazza del Popolo e avviare il confronto con i partiti di centro e di sinistra. Un’impresa che si preannuncia non semplice in un simile scenario.

Sul fronte opposto, il centrodestra si avvicina alle Amministrative con maggiore ottimismo, potendo gestire un discreto consenso raccolto alle scorse elezioni politiche, anche se non mancano divisioni e conflittualità interne. Sulla definizione delle liste per Palazzo di Città, potrebbe aprirsi una vera e propria resa dei conti, tra la generazione di mezzo, rappresentata da Giovanni D’Ercole, Ettore de Conciliis, Sabino Morano, con il sostegno di dirigenti storici della destra rimasti ai margini, e i vertici provinciali di Forza Italia e quelli regionali di Fratelli d’Italia.

Il neodeputato Cosimo Sibilia, dal canto suo, chiede una tregua per poter costruire una coalizione ampia, che vada oltre il consueto perimetro del centrodestra, raccogliendo il contributo di tutti. Un obiettivo che sembra condiviso dalle differenti sensibilità presenti, ma che non sarà di facilmente attuabile. Questa volta, sembrerebbe che l’avversario da battere non sia più il Pd, ma il Movimento 5 Stelle che alle Politiche ha sparigliato i giochi, facendo il pieno di seggi parlamentari, ed è intenzionato a replicare l’impresa.

La mediocre gestione amministrativa di Palazzo di Città ha indubbiamente appannato l’immagine del Pd e del centrosinistra, aumentando le distanze tra cittadini e istituzioni. Ma anche il centrodestra potrebbe pagare un prezzo, non solo per la ambigua e poco incisiva azione delle opposizioni messa in campo in questi cinque anni.

Il diffuso malessere che si registra nel corpo elettorale, per nulla infondato, è un chiaro atto di accusa nei confronti di una intera classe politica, sorda e cieca rispetto ai bisogni della comunità e alle istanze sociali. In definitiva, in discussione è il modo stesso di intendere la politica.

Se e come questa insofferenza generale dei cittadini si tradurrà in un voto per rompere gli equilibri, bisognerà verificarlo. Non è affatto detto, comunque, che si tratti di una semplice espressione di protesta, ma potrebbe essere anche un voto a favore di un progetto di ricostruzione, di rilancio della città capoluogo e dell’intera provincia.

Altra cosa, però, è comprendere se i potenziali destinatari di questo consenso sapranno essere all’altezza della sfida e dell’impegno richiesto.

 

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