Capoluogo, “alto tradimento” a Piazza del Popolo

Domenica 18 Novembre 2012 10:43 Angelo del Bosco
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Il Comune di Avellino. Nel riquadro, il commissario prefettizioAVELLINO – Neppure il tempo di rileggere la “lettera” che ci siamo permessi, attraverso questo giornale on line, di inviare al prefetto Guercio che ecco una singolare quanto incredibile decisione del commissario che da due settimane ha preso il posto del dimissionario (fuggente) sindaco Galasso. Il prefetto Cinzia Guercio ha deciso di non firmare gli atti integrativi propostigli dall’avvocato Giancarlo Viglione per meglio difendere le ragioni di Avellino davanti al Tar del Lazio. Difesa che, a questo punto, almeno a livello Tar, rimane in carico alla sola Provincia con lo stesso avvocato Viglione scelto dalla giunta Sibilia quando Palazzo Caracciolo avviò, seguito dal Comune di Avellino, la lotta per la difesa della Provincia e del ruolo di capoluogo per la città.

Perché il commissario che oggi guida il Comune di Avellino ha ritenuto di non dover firmare gli atti per proseguire questa fase della lotta a difesa del ruolo di capoluogo? Incredibile ma vero: perché il prefetto Guercio si ritiene super partes nel braccio di ferro governo-Comune. Super partes evidentemente in quanto prefetto della Repubblica che non può mettersi in contrasto con un’iniziativa governativa.

Le ragioni ed il futuro di Avellino? Vengono dopo.  Il prefetto Guercio ritiene di doversi mettere al di sopra di una vicenda che deve sembrargli estremamente “terra terra” (come diciamo da queste parti). Ma le cose non stanno affatto così. A contrastare l’algida visione della questione c’è la portata dello scontro che rischia di distruggere quel po’ di futuro e dignità che Avellino ha ancora. Nascondersi dietro la cosiddetta “ordinaria amministrazione” che è riservata ai commissari è impresa vana ed inutile. Può capitare che un Comune abbia aperto, o debba aprire, un contenzioso con qualche ministero (fondi non erogati, rimborsi negati, fitti non pagati, interpretazioni ministeriali non condivise, tanto per fare qualche esempio di conflitti ricorrenti). Allora il commissario che fa? Dice: “eleggetevi un sindaco e poi ve la vedete voi?”. Ma questo è assurdo.

Il commissario è il rappresentante dello Stato in una realtà in difficoltà. Tanto più se è un prefetto. E di fronte ad una questione non proprio irrilevante come la vicenda del capoluogo il commissario non può invocare la dimensione irrilevante dell’atto da compiere per evitare di fare il suo dovere, per chiamarsi fuori. La dottoressa Guercio aveva davanti un atto già avviato dal sindaco e dalla giunta che l’hanno preceduta. Una firma in queste condizioni è invero soltanto un atto di ordinaria amministrazione.

Diciamo la verità: se fossimo in ambito militare per definire la decisione del prefetto Guercio rispetto alle trepidanti attese della città basterebbero due parole: “alto tradimento”. Buon per lei che per i prefetti in linea con governo e ministero quello da lei compiuto ad Avellino non è considerato reato. Di diverso parere, ovviamente, gli avellinesi di oggi e di domani che lei ha tradito.