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    22/11/2019

Riordino delle Province, il Tar rinvia in attesa della conversione in legge del decreto

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_tar_lazio.jpgAVELLINO – Due decisioni sul tema capoluogo che dovrebbero rassicurare, a detta di alcuni politici irpini, la città di Avellino. In mattinata il Tar del Lazio, cui la giunta provinciale di Avellino si era rivolta con un ricorso contro il decreto del governo contenente norme per il riordino delle Province che, come si sa, abolisce la Provincia di Benevento non rientrante in alcuni parametri fissati dallo stesso governo, ma assegna proprio alla città sannita il ruolo di capoluogo della realtà territoriale Irpinia-Sannio.

Il Tar ha ritenuto di non doversi esprimere perché il decreto del governo non è stato ancora convertito in legge. Soltanto dopo che il Parlamento avrà approvato il provvedimento proposto dal ministro Giuseppe Patroni Griffi si potrà valutare, dice il Tar, la coerenza costituzionale del progetto-Province varato dal governo. Per molti, anche in Irpinia, questo non decidere del Tar sembra una buona cosa proprio perché insinua, sia pure larvatamente, un dubbio sulla costituzionalità della legge.

C’è però un’altra faccia della medaglia: attendere che sia il Parlamento (o il suo scioglimento) a risolvere il problema sa più di furba speranza che di un ragionevole dubbio giuridico. Non diversamente è giudicabile la decisione di Pdl e Lega di ritirare, nel pomeriggio, gli emendamenti sulla costituzionalità del decreto in sede di esame nell’ambito della commissione Affari costituzionali del Senato. Emendamenti ritirati perché il governo si è impegnato a considerare “con attenzione” le osservazioni che molti partiti intendono presentare all’attenzione del ministro Patroni Griffi. Ministro che ha però fatto sapere che sì, ascolterà tutti e vedrà cosa potrà cambiare. “ma il disegno di fondo – ha sottolineato – non verrà modificato”. È questa un’apertura o una chiusura? Chissà.

Tra Tar e commissione Senato sono venuti fuori due “ni”. È tanto, è molto? Come si dice in questi casi, chi si contenta gode.

Naturalmente sulla decisione adottata dai giudici amministrativi del Lazio si sono avute le prime reazioni dei politici. «È una risoluzione che conferma il vizio di incostituzionalità del testo - ha sottolineato Enzo De Luca, senatore irpino del Partito democratico - un segnale positivo, un incoraggiamento a proseguire nella battaglia intrapresa insieme con Sibilia e con altri senatori per scongiurare il rischio che il riordino delle province avvenga con un intervento spot e nel totale dispregio della storia dei territori».«Il riordino istituzionale – ha dichiarato ancora De Luca che ha preparato quattro emendamenti che depositerà non appena saranno fissati i termini per la presentazione – va definito nell'ambito di una cornice organica che non può che essere la carta delle autonomie in discussione al Senato».

A parlare di segnale positivo è Flaviano Capossela del Pdl: “Finalmente dopo giorni di tensione ed ansia, per l’evoluzione che questa assurda vicenda stava assumendo, la Provincia di Avellino e la città capoluogo possono registrare un primo segnale positivo grazie a quanto stabilito dal Tar Lazio. Difatti, il volersi pronunciare e valutare eventuali profili di incostituzionalità della legge di riordino delle Province ed affidarne l’esame alla Corte costituzionale, può senza alcun dubbio costituire un freno all’azione di governo in fase di conversione in legge. L’attenzione però deve rimanere altissima, senza abbassare la guardia in nessun modo e continuando a svolgere azione persuasiva nei confronti del governo attraverso i nostri parlamentari. Il Pdl cittadino ritiene che l’intera città debba sapere che tale risultato è  frutto dell’incessante impegno profuso dal presidente della Provincia, senatore Cosimo Sibilia, unico firmatario del ricorso al Tar, che da oggi restituisce qualche speranza alla nostra città”.

Ieri, intanto, a Frosinone si è svolto l’annunciato incontro organizzato per un confronto tra i rappresentanti dei comitati, oltre che della città laziale, di Avellino e di Chieti. Presenti il sindaco e il presidente della Provincia di Frosinone, Nicola Ottaviani e Antonello Iannarilli, alcuni consiglieri regionali. Il comitato Avellino capoluogo era rappresentato da Roberto De Pascale.

Aggiornamento del 22 novembre, ore 10.14 - La posizione della Cisl irpina - Convocata per domani presso la sala Grasso della Provincia di Avellino l’assemblea dei lavoratori provinciali. Parteciperanno i segretari generali della Cisl Mario Melchionna, Rino Brignola e Doriana Buonavita e  dell’Uil Ugo Petretta e Franco De Feo. Invitati alla riunione il presidente dell’amministrazione provinciale Cosimo Sibilia e l’assessore Giovanni Romano.

La Cisl Fp nazionale senza mezzi termini  ha dichiarato che il decreto legge sul riordino delle province va cambiato. Al di là delle questioni di incostituzionalità del provvedimento, l’organizzazione sindacale ritiene che la normativa varata dal governo, mentre non crea risparmi, genera caos istituzionali e disservizi. Da qui la richiesta inviata a tutti i parlamentari  italiani di modificarla. Non si può – afferma in sostanza la Cisl – modificare l’assetto delle Province con un decreto legge (e quindi con una procedura d’urgenza) senza coinvolgere le popolazioni e le istituzioni locali.

“Avremmo preferito discutere delle funzioni in capo ai vari livelli amministrativi locali e della loro eventuale nuova ridistribuzione unitamente alla riduzione degli sprechi”. E a tale ultimo proposito la Cisl richiama l’attenzione sui costi per consulenze e convenzioni che insieme alle spese delle società partecipate incidono sulla spesa complessiva, mettendo a rischio il futuro dei lavoratori e la prestazione dei servizi a favore dei cittadini.

Tre i punti critici per la Cisl. Il primo riguarda la previsione per le Province di funzioni residuali, insufficienti a garantire il coordinamento sul territorio; il secondo coinvolge le Regioni che non possono delegare funzioni alle Province con il rischio di riaccentrare i costi senza migliorare i servizi alle comunità. Il terzo concerne la questione degli organici: si continua a parlare di esuberi e mobilità di personale senza un chiaro disegno di come riorganizzare gli enti. Per la provincia di Avellino “ il cui destino è ancora incerto sul riconoscimento del Comune capoluogo “- si legge in un comunicato della Cis l-  “non può essere solo una questione campanilistica, ma il problema deve essere da tutti affrontato con merito e proposte.” Sull’ipotesi formulata da alcuni, che in caso di fusione tra le province di Avellino e Benevento ci sarebbe un esubero di personale pari a ben 300 unità, la Cisl afferma che in proposito “regna una pericolosa schizofrenia che genera panico e confusione”.

 

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