AVELLINO – “È per questo che c’è oggi ad Avellino il centrosinistra, c’è la lista Si Può, c’è un lavoro da continuare ma anche, come dire, una speranza, una ragionevole speranza da coltivare che poi è la vera nostra sfida, quella di provare a restituire la politica alla simpatia della gente. Noi abbiamo anche in questa città alle nostre spalle anni, per certi aspetti, devastanti: se da un lato è finita la grande stagione ideologica, è finito il ruolo anche pedagogico dei grandi partiti popolari ma è anche vero che la fine di tutto questo ha trascinato con sé anche idee ed idealità. E non c’è bastato affidarci, come dicono anche alcuni politologi, alle ragioni della tecnica dell’economia, non si costruiscono società perfette senza l’impegno, la passione di uomini semplici, non c’è bisogno di liberatori, c’è bisogno di uomini che si organizzano e che si liberano, questa è la grande sfida, il fascino della politica”.
Così Amalio Santoro, candidato sindaco di Avellino, alla presentazione, questa sera, in una Piazzetta Biagio Agnes affollata, del programma e della lista Si Può centrosinistra.
“Ci siamo mossi sempre così noi, in un tempo difficile, abbiamo fatto i conti – ha spiegato ancora – con questa deriva della politica, ma ve lo dico con grande serenità: io sono di quelli che non pensano, anche in questi nostri territori, ad alimentarne il disprezzo perché le società senza politica sono società che poi non si riformano e che sono alla fine preda di interessi inconfessabili. La politica può ridurre certo alcuni mali, non dà la felicità, ma la politica, la buona politica serve per conquistare traguardi di giustizia: questo è anche un po’ il senso della nostra avventura”.
“Abbiamo alle spalle anni complicati, anche ad Avellino, perché non dirlo. Questa città, questo nostro luogo dell’anima – ha sottolineato Santoro – attraversa una fase di progressivo ripiegamento, una città ormai rinunciataria, una città, come dice qualcuno, condannata soltanto a contemplare l’esistente. Il compito dell’amministrazione sarebbe solo quello di governare il contingente: non può essere così, almeno io non mi rassegno a questo. È vero, insomma, ce lo siamo detto anche in altre occasioni, facciamo ancora i conti in questa città con il gigantismo, mi piace sempre dirlo, un po’ pacchiano degli anni Ottanta, con una lunga interminabile stagione del dopo terremoto, un passato che non sembra passar mai”.
E ancora: “Hanno fatto credere di aver disegnato un futuro magnifico e progressivo, non poteva essere così. Almeno chi diceva di aver letto Moro poteva ricordare che talvolta di crescita si può anche morire. Ed è stato un po’ così, tanto è vero che la città in cui io da bambino sono venuto è tornata, se ci fate caso, in alcuni servizi ai livelli degli anni Settanta. E ce lo dicono anche un po’ le statistiche, basta pensare alle condizioni delle nostre scuole, la condizione di alcuni servizi come i trasporti, dei servizi alla persona. Ma la cosa grave è che in questi anni è come cresciuta una sorta di grande nuvola grigia che ha coperto anche l’attività amministrativa: non c’è stato un settore, in questi ultimi venti anni, in cui non si è realizzato un provvedimento, non c’è stato un tratto di opacità. Ma sui conti del Comune, dalle case popolari ad Avellino città servizi fino ai servizi sociali, su tutto c’è sempre l’ombra dell’affare o del malaffare. E così progressivamente si è andato anche sfilacciando il tessuto connettivo morale di questa comunità: c’è stata una lenta, inesorabile deriva mercantile che ci ha portato a questa stagione, al bivio in cui oggi ci siamo ritrovati. Perché se qualcuno parla oggi anche di poteri ancora più oscuri e più violenti è perché si è verificata quest’opera di sfondamento culturale purtroppo nell’indifferenza di troppi mentre troppi politicanti di strapazzo, mestieranti occupavano la casa comunale preoccupandosi di sé e dei propri amici ma mandando in esilio quell’idea di bene comune che è indispensabile in un convivere civile”.
Non è mancato un passaggio dedicato agli avversari in campo in questa competizione elettorale: ai 5 Stelle (“un partito senza speranza perché senza cultura”), ai padani della Lega (“l’Avellino democratica ed antifascista li manderà a casa”), a “tal Cipriano, tal Festa” (“due pezzi della stessa mela marcia che ha inguaiato la città”), a “tal Petracca” (“ingrassato all’ombra dei potenti”), al Pd (“Mancino per anni mi ha parlato male del Pd”). E poi: "Mi dicono spesso di avere una faccia triste, non lo so ma di certo è una faccia sola".
In conclusione, dopo aver ricordato alcuni dei punti salienti del programma elettorale (realizzazione della rete dei parchi cittadini, variante di salvaguardia per fermare il cemento, bonifica dell’ex Isochimica, riforma del Piano di zona), Santoro, citando Pascal, ha parlato della necessità di avere speranza nel futuro, nel futuro di una Avellino città del buon vivere: “Tutta la nostra dignità sta nel pensiero…Lavoriamo dunque a ben pensare, ecco il principio della morale”.
Ad aprire la serie di interventi sono state due donne, Nadia Arace e Francesca Di Iorio, già consigliere comunali del gruppo Si può nella passata legislatura.
