Santoro: «Nella città con molte miserie e poche grandezze riproponiamo la sfida della politica come via per la giustizia»

Giovedì 09 Maggio 2019 20:23 Red.
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Amalio SantoroAVELLINO – “Stiamo provando a fare questa operazione che è un’operazione squisitamente politica. In una città che ha conosciuto ormai negli ultimi anni molte miserie e poche grandezze, noi riproponiamo questa sfida della politica come via per la giustizia, per traguardi di giustizia. Questa è la cosa che ci interessa di più: il tentativo, perché no, anche di introdurre un elemento pedagogico, di riscoprire anche il valore della politica come esercizio di confronto e di amicizia civile”. Così ha concluso il suo intervento nella Piazza Don Luigi Sturzo del popoloso quartiere di San Tommaso Amalio Santoro, candidato a sindaco di Avellino della lista Si Può centrosinistra.

“Noi faremo tutta la campagna elettorale nelle piazze perché credo – ha spiegato – che sia la via migliore per provare a restituire la politica alla simpatia della  gente. E lo facciamo qui – e per me è anche un po’ un ritorno alle origini – a San Tommaso, un quartiere che poi riassume le contraddizioni e le speranze di tutta la comunità cittadina,  un quartiere in cui la politica nel tempo è stata dentro il sentimento popolare”.

“Abbiamo l’ambizione di recuperare il meglio delle tradizioni culturali perché la politica senza radici, senza un ancoraggio ideale e morale inevitabilmente è destinata all’avventura e, quindi, inevitabilmente si perde.  Allora ripartiamo da qui sapendo che tanto è cambiato, che questi anni che abbiamo alle spalle sono stati anni complessi: parlavo prima con la stampa di una devastazione anche antropologica che ha interessato il Paese e anche questi nostri territori. E  così anche Avellino, una città un po’ sospesa, rinunciataria, ripiegata nei problemi ormai di sempre”.

“Però va anche detto – ha sottolineato ancora Santoro – che una società civile, quando prova a reggere l’urto della difficoltà, da sola non ce la può fare. Senza Stato, senza una regola non c’è neanche la società. Senza un’amministrazione efficiente alla lunga non ce la si può fare, e quindi torna la questione che abbiamo di fronte, del passaggio amministrativo, di una casa comunale trasparente ed efficiente. Quindi torna la sfida che abbiamo di fronte e torna un’analisi realistica della condizione di Avellino che, lo dicono in tanti, non solo noi, è scivolata in tutte le classifiche ai livelli degli Settanta”.

Un passaggio è dedicato ai suoi avversari: “Questi sottoprodotti della mala politica di questi anni, i Cipriano, i Festa, non mi sono mai accorto dei loro pensieri politici in questi anni. Hanno messo su degli aggregati inguardabili: da un lato, appunto, questo Cipriano che faceva l’accompagnatore di Galasso, di Foti, che si rimpinzava di incarichi mentre discettava di cambiamento e produceva e produce disastri, accompagnato appunto da queste liste insopportabili, mi piace dire la lista degli scarti demitiani visto che quel Petracca ha anche abbozzato una riflessione politica dicendo che poi la lista di Si Può del centrosinistra è guidata, bontà sua, da un democristiano che diventa comunista. Siccome lui probabilmente – è stato citato Moro – è sicuro che non ha mai letto un libro di politica, un saggio politico, qualcuno mi dice che forse non ha letto nemmeno altri libri, non sa che era un’antica accusa che veniva rivolta a Moro, Dossetti, La Pira: siccome sono in questa compagnia francamente mi sento tranquillo”.

“L’altro polo è rappresentato dal volto inutilmente sorridente di questo Festa che non si accorge nemmeno dei suoi candidati, chi c’hanno messo dentro le sue liste. Questi sarebbero i nostri competitori: non so francamente qual è il terreno della contesa con costoro. Quindi noi cerchiamo di seguire un’altra strada, un altro indirizzo, un’altra politica, di riproporre appunto l’idea che la politica non sarà certo la soluzione, quella che risolve tutti i problemi della gente, ma può aiutare almeno un po’ a cambiare la vita delle persone”.

I temi dell’assetto urbanistico al centro dell’analisi: “Può partire da qui la spinta che ci porta a sospendere questa invasione cementizia dei nostri territori e delle nostre colline: immaginare finalmente una variante di salvaguardia, noi abbiamo bisogno di mettere in sicurezza queste nostre colline e questo nostro territorio, era questa la sfida principale del Puc di Gregotti-Cagnardi e soprattutto l’intuizione di Tonino Di Nunno. Ripartiamo da lì, ma non per contemplare un territorio ma per aprire un’altra partita: c’è una grande questione che riguarda la rigenerazione urbana di questi nostri  territori che riguarda anche San Tommaso. Se riuscissimo a vincere da subito la sfida di avere il fascicolo che ci dice qual è il grado di rischio dei vecchi condomini già sarebbe questo un piccolo passo avanti”.

In apertura hanno preso la parola i candidati al Consiglio comunale Carlo Staffa, Dalila Coluccino e Gennaro  Romei.