AVELLINO – “La politica che non sa guardare la realtà per quello che è, costruire cioè una prospettiva di valori, inevitabilmente tradisce se stessa. Conta la cultura, conta forse più di tutto ma, come dire, la cultura e i suoi protagonisti non possono essere come il barone di Münchhausen, da sola non si può sollevare, è una città intera che si deve sollevare, è questa idea di altra città che noi dobbiamo far partire”: così Amalio Santoro, candidato a sindaco della città di Avellino, ha chiuso i lavori, presso la sede del comitato elettorale della lista “Si Può-Centrosinistra” in via Matteotti, dell’incontro sul tema “Parliamo di cultura”.
“Innanzi tutto – ha spiegato Santoro – se avessi avuto ancora qualche dubbio di lanciare un po’ questa sfida, per le cose che sono state dette questa sera, credo che n’è valsa la pena. C’è anche molto orgoglio di avere in questo discorso il contributo, l’impegno di questi amici che aiutano a recuperare anche una sana intelligenza critica”. Il riferimento è a Nunzio Cignarella e Ugo Santinelli intervenuti nel dibattito insieme con Tecla Concetta Antignani, candidata a consigliere comunale.
“Poiché abbiamo anche capacità di discernimento – ha sottolineato ancora Santoro – bisogna saper cogliere ciò che ha resistito, ciò che ha avuto ed ha valor, è il caso dell’esperienza del Laceno d’Oro. Noi abbiamo bisogno di fare questa riflessione e soprattutto abbiamo bisogno – sto venendo dal convegno organizzato dal circolo dei cattolici – di offrire una compiuta idea di città. Noi lo stiamo ripetendo: questo passaggio amministrativo non è un passaggio qualsiasi. Abbiamo parlato spesso di questo bivio: continuare un po’ in questa china della deriva, della città ripiegata, stremata, o provare ad imboccare un’altra via? C’è stato questo documento dei vescovi che si sono riuniti qualche giorno fa a Benevento – dopo anni anche la Chiesa mostra segni di resipiscenza – che ci aiuta in questo senso. Scegliamo un po’ di essere come città, come territorio irpino, lo scantinato della zona costiera o recuperiamo fino in fondo una missione, una identità, una tradizione culturale e proviamo a giocare la partita in attacco rispetto anche ad altre realtà del territorio campano che stanno recuperando in termini di vivacità, di protagonismo? Leggevo che tutti gli ultimi film migliori sono stati girati a Napoli: allora noi dobbiamo provare a stare un po’ su questa altezza”.
Un passaggio alle problematiche legate alla vicenda urbanistica al centro, ieri, di un altro incontro presso la sede dell’Anci insieme con gli altri candidati a sindaco: “Quando sento dire che in questi anni, la regola, il Piano regolatore ha frenato questa voglia di liberazione della città vuol dire che non abbiamo capito niente perché il non detto era tornare ad una sorta di Avellino da bere, che riparte dal cemento e dalla clientela, che mette da parte tutto il resto e questa idea invece di città che noi abbiamo e che, appunto, anche la Chiesa ci suggerisce. Questa è un po’ la partita che abbiamo di fronte, il primo elemento è proprio questo: torniamo alla città dalle mani libere, della cultura delle spade o alla città che fa perché ha un pensiero?”.
