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    03/08/2020

Sanità in Campania, lettera aperta di Sinistra Italiana al presidente De Luca

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica8_si.jpgNAPOLI – Qui di seguito la lettera aperta che il coordinatore di Sinistra Italiana della Campania, Tonino Scala, ha inviato al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

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Gentile presidente, ho letto con grande attenzione la sua dichiarazione che sotto certi aspetti apprezzo e vedo come una sfida: “Invito i cittadini campani ad evitare di andare negli ospedali del Nord e a restare in Campania dove abbiamo gli ospedali più sicuri d’Italia e la possibilità di dare un’assistenza che è la migliore d’Italia e, in alcuni casi, del mondo”.

Diversi sono i centri ospedalieri  di eccellenza che abbiamo in Campania: il “Pascale”, il  “Cotugno”, il “Monaldi, il Cardarelli  e potrei continuare senza dimenticare importanti strutture come il “Moscati” di Avellino, il “Rummo di Benevento”, il “D’Aragona” di Salerno e altri ancora.

Ma Lei si è mai posto il problema del perché la Regione Campania, che Lei amministra, ha un saldo negativo della mobilità sanitaria passiva, vale a dire gli ammalati campani che si recano  presso strutture cliniche fuori regione per sottoporsi alle cure di cui hanno bisogno? Solo noi abbiamo  notato che la Campania è in fondo alla classifica, con una spesa di oltre 318 milioni di euro l’anno per saldo passivo in emigrazioni? Sono folli i cittadini che vanno fuori regione?  Oppure non si è accorto dei motivi che spingono i residenti della nostra regione a curarsi altrove? Lei lo sa, vero?

Dopo cinque anni di governo si sarà accorto dei motivi. Le assicuro che non è nostra intenzione perdersi in sterili polemiche, soprattutto in questo momento difficile per il Paese, ma la “cialtroneria” fatta sistema mi offende e, anche se non se rende conto, offende anche Lei e il ruolo istituzionale che ricopre. Lo sa, vero, che la Regione dalla quale si parte di più è la Campania con cinquantaduemila partenze annue? Il fatto che in Campania ci siano 2,32 posti letto ogni mille residenti e in Friuli 5 vorrà dire qualche cosa? E il fatto che ci siano in Campania soli 7,8 dipendenti ogni mille abitanti, mentre nel Friuli Venezia Giulia 16,2, in Liguria 15,2, in Toscana 13,7, in Sardegna 13,5, in Emilia Romagna 13, in Piemonte 12,6 e in Umbria 12,6, vorrà dire qualcosa?

Vedendo questi numeri mi chiedo perché in cinque anni non si è opposto a questo sistema tagliando ancor più tutto ciò che era possibile tagliare? Lei da presidente sa anche che nel 2019, ben 12 regioni italiane non hanno rispettato i Lea (Livelli essenziali di assistenza)?  Sa, vero, che la Regione da lei amministrata non ha raggiunto la sufficienza ed è penultima nella classifica? Lo sa, certo che lo sa. Ma veniamo al dunque: perché si emigra?

Particolarmente significativa è la migrazione dei minori, le malattie pediatriche spesso prevedono periodi di permanenza lunghi perché relativi a patologie complesse. Quanti centri come questi ci sono in Campania? Poi c'è il male del secolo, il cancro, e in  Campania ogni anno dodicimila cittadini con tumore decidono di andare in altre regioni pur essendoci centri di eccellenza che non hanno nulla da invidiare al mondo. Lo sa perché? Sa cosa sono le liste d'attesa? Viviamo in una terra dove il diritto alla salute previsto dalla Costituzione con questi numeri è sostanzialmente  negato.

Un territorio dove non si riesce più a fare prevenzione, diagnosi e cura. Una Regione dove i tetti di spesa per la radioterapia lo scorso anno sono terminati a luglio. Dove nonostante al “Pascale” ci siano stanze vuote, disponibilità e grandissime professionalità, mancano gli infermieri per fare le chemio. Quelli che ci sono poi, precari di lunga durata, vengono licenziati per far posto agli interinali. Questo per far funzionare i reparti e questi lavoratori non rientrano nei costi del personale ma sono un “servizio”, un modo per raggirare la norma e non far morire la gente.

Sono le liste di attesa che inducono tanti pazienti a migrare. Viaggi della speranza per avere le stesse cure. Sì perché, gentile presidente, i farmaci utilizzati per aggredire questa bestia malefica sono gli stessi a Milano, a Roma come a Napoli. I protocolli di cura sono gli stessi, si migra non per vezzo ma perché se hai 40 anni e un cancro al seno non puoi aspettare due mesi per iniziare le cure altrimenti muori.  Si migra perché i cittadini italiani non sono tutti uguali e noi campani siamo meno uguali degli altri.

Le regioni del Sud ricevono pro-capite meno soldi per curarsi perché siamo più giovani. Sembra assurdo ma è così. Il resto è propaganda e “cialtronaggine” e “politica politicante” come ama dire sempre Lei.

Il punto dirimente è dunque quello di avviare un ripensamento del modello del sistema regionale sanitario ereditato dalle tristi stagioni del centrodestra introducendo una reale discontinuità di impostazione perché questo attuale, che predilige la commistione tra il settore pubblico e quello privato, con un ruolo di condizionamento e di privilegio del secondo sul primo, ci porta dritti al cosiddetto modello lombardo di cui abbiamo visto i limiti e le profonde storture proprio in occasione dell’emergenza pandemica.

Noi, invece,  crediamo che bisogna sostenere un’idea diversa di diritto alla salute per tutti, non solo apicale, che metta al centro oltre che  la meritoria titolarità di eccellenza soprattutto  un elemento sistemico diffuso sul  territorio in termini di cura, prevenzione e di monitoraggio che si raccordi con le strutture ospedaliere e che origini un sistema sanitario a rete e di prossimità.

Un sistema uguale per tutti, davvero!

 

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