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    29/02/2024

Stazione ferroviaria: meglio tardi che mai

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_staz._av.jpgAVELLINO – Pensavamo che per avere uno “Stato leggero” (quello che fa risparmiare un bel po’ di soldi) avremmo cominciato con il demolire un ufficione periferico del governo dove girano non proprio utilmente carte ed impiegati. Invece no, ad Avellino per asciugare lo “Stato pesante” chiudiamo la stazione ferroviaria dopo aver messo in crisi le strade ferrate. Proprio sfortunata la stazione di Avellino.

Situata in un luogo inutile per le contese elettorali di Avellino e di Atripalda (e dei loro parlamentari, in primis l’indomabile “re Michele”, ovvero il deputato Michele Capozzi) la stazione non offrì mai né ad Avellino né alla confinante Atripalda gli enormi vantaggi che queste strutture hanno offerto alle città che servivano.

La localizzazione fuori Avellino fu la prima apparente causa. La seconda, ben più sostanziosa, fu che in quella stazione poteva esserci soltanto il poco traffico che veniva dal poco (e povero) retroterra che serviva. L’impegno dello Stato appena nato (l’inaugurazione è del 1879) fu irrilevante ed incompleto sul fronte di una valida rete ferroviaria nel Sud. Da noi, per esempio, non fu mai dato il via al progetto di Emanuele Melisurgo che nel 1859 propose a re Ferdinando una linea Napoli-Avellino attraverso il Vallo di Lauro. Linea che doveva poi giungere in Puglia. Venne invce l’opzione attraverso Benevento, oggi immaginata come linea ad Alta capacità e tanto di stazione logistica a Grottaminarda tra il silenzio di politici ed imprenditori di Avellino che da decenni non osano chiedere ad alcuno perché l’asse Napoli-Avellino deve essere l’unico non realizzabile nell’ambito della futura metropolitana regionale.

Omissione gravissima anche ai recenti «incontri» sul Patto territoriale dove mentre si arzigogolava di rilancio dell’asse tirrenico-adriatico veniva annunciata la disintegrazione dell’asse Salerno-Fisciano-Avellino-Benevento (già seppellita la Avellino-Rocchetta che pure attraversa anche sei aree industriali ed è a ridosso dell’area industriale di Avellino).

È dal 1960 che le allora “Ferrovie dello Stato” lanciano l’allarme sui rami secchi da tagliare. Naturalmente quasi tutti del Sud. Da allora mai investimenti, mai idee nuove. Ed oggi, dovendo realizzare lo Stato leggero chiudiamo la stazione di Avellino e quasi quasi anche quella di Ariano Irpino. Eppure se davvero un giorno avremo la metropolitana regionale, la diretta Napoli-Avellino si farà. Ed allora, per dirla con Petrolini, avremo una stazione “più bella e più grande che pria…”.

 

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