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    22/11/2019

Se il Pd non «ama» Avellino

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Da sinistra: Gaetano Monica, Rosalba Capone, Tony Della Pia e Costantino SeverinoAVELLINO – Mentre il Pd rimane ancora chiuso nelle proprie stanze ad arrovellarsi tra veti e divisioni sempre più feroci, i confronti tra le forze del centrosinistra in città non mancano. Seppur timidamente, “Amare Avellino” ci riprova, e dopo l’appello lanciato la scorsa settimana, chiama a raccolta tutte le forze del centrosinistra che abbiano a cuore le sorti della città. Ieri pomeriggio presso il Circolo della stampa hanno partecipato all’incontro i rappresentanti delle diverse forze a sinistra che si fronteggeranno, se il quadro non dovesse subire variazioni, con il Pdl-Udc e con i montiani sempre più intenzionati a correre da soli.

Introduce Gaetano Monica, uno dei firmatari dell’appello, e chiarisce subito qual era l’intento del documento: sondare il terreno, più precisamente «lanciare un sassolino nello stagno», per capire se a distanza di quasi venti anni ci fossero le condizioni per unire la sinistra come fece Antonio Di Nunno nel’95 e nel ’99. «Il nostro tentativo è ormai naufragato – ammette Monica – è difficile cercare un dialogo con questo Pd, l’attore principale della sinistra, che ha trasformato tutto in una lotta per bande. Oltretutto non hanno avuto nemmeno la voglia di partecipare». L’unico democratico a tiro è stato, prevedibilmente, Antonio Gengaro, che ha confermato di voler correre per le primarie e che in caso di una sua vittoria cercherebbe un accordo con le forze a sinistra e non verso quel «centro democristiano che sta gravitando intorno a Monti».

In corsa alle primarie anche Rosalba Capone del Pdci, che dopo un breve saluto polemico, non può che notare come «la popolazione non risponda volentieri a questi appelli». Del Prc è presente Tony Della Pia, che non vede un rapporto così diretto con l’epoca Di Nunno, «oggi c’è una realtà molto più articolata, basti pensare alla presenza del M5S che ha sparigliato le carte, sostenuto da un voto di rabbia e di stanchezza». «La città è esasperata – sottolinea Della Pia – dovremmo capire che il tema delle alleanze non affascina. Viviamo una città feudale, dove ognuno porta in dote il suo potere sul territorio. Con il Pd – conclude – non c’è possibilità di dialogo. Su battaglie come quelle dell’Isochimica, dei ragazzi dell’Eliseo, delle opere pubbliche, non ci hai mai degnato di una risposta. Contestualmente – rivolgendosi alla Capone – considero chiusa l’esperienza formale con i Comunisti italiani, visto che hanno deciso di partecipare alle primarie». La voce dei socialisti arriva per bocca del segretario provinciale Costantino Severino che rileva come a sinistra appaia sempre difficile arrivare ad una sintesi, ma la scelta delle primarie «non mi sembrano un viatico giusto per superare lo stallo».

L’intervento più animato è quello di Luigi Urciuoli, coordinatore cittadino dell’Idv: «Mi dispiace, ma questo percorso unitario ora è improponibile. Lo dico da ex consigliere che elettoralmente ha vinto, ma politicamente ha perso perché non siamo stati in grado di raggiungere un solo punto del programma. E la colpa non è tutta di Galasso – precisa Urciuoli – in quanto, per quanto sbagliate siano state le sue scelte, era diventato schiavo dei continui ricatti del Pd. Cosa vogliamo unire? Non si può confondere il partito di Bersani con questo Pd che si è dimostrato come la peggiore destra democristiana. La Lengua – tuona Urciuoli − mi ha sempre e solo parlato di accordi, mai un accenno al programma. Faccio i complimenti alla scelta di Giordano e continuiamo sul fronte civico con Sel e Prc».

È proprio il neodeputato di Sel, Giancarlo Giordano, a chiudere l’incontro, dicendo di condividere ogni parola dell’appello, ma non lo spirito, «perché guarda con equidistanza agli attori in campo, e non è lecito farlo adesso, se pensiamo a come la forza maggiore ha ridotto la politica in città». La strada rimane quella di un centrosinistra alternativo, ma non con le primarie proposte dai democratici, «sono solo una rissa interna ad un partito, ho preferito evitare perché quando sei in una rissa prima o poi qualche schiaffo rischi di prenderlo». «Siamo al redde rationem di una situazione nazionale – rincara Giordano – e il locale ne è diretta espressione. Con la mia candidatura volevo dare un segno di disponibilità, non di certo una coltellata. Non sono io ad essere importante, ma l’idea che una nuova leva giovane potesse governare la città. Il Pd non mi ha mai risposto né sì né no né ‘vediamo’. Ho voluto dare un gesto di cura contro l’incuria che ha regnato finora, abbiamo la necessità di cambiare i tempi della politica, noi non ci sogniamo di fare una lista in tre giorni come propongono i democratici. Noi andiamo avanti, sono gli altri che vanno indietro».

 

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