Napolitano rieletto presidente. L’omaggio ad Avellino a Guido Dorso

Sabato 20 Aprile 2013 19:45 Red.
Stampa

Napolitano saluta la folla durante la sua visita ad Avellino nel 2007AVELLINO – Si sono conclusi con l’apparizione sul palazzo di Montecitorio di un imprevisto raggio di sole i tre giorni più neri della Repubblica italiana. Alla fine di uno scontro senza precedenti in Parlamento e tra lo stesso Parlamento e la piazza (fatto inaudito e mai accaduto prima) è stato eletto presidente della Repubblica il presidente uscente Giorgio Napolitano. Anche questo un fatto nuovo e non escluso dalla Costituzione (“due mandati per complessivi quattordici anni: si tratterebbe di una sorta di Repubblica monarchica”, tuonò Francesco Cossiga sul finire del suo settennato).

Come si sia arrivati a coinvolgere nuovamente Giorgio Napolitano in questo delicatissimo passaggio quirinalizio non è difficile capire. Tutto nasce dalla distruzione nei primi due giorni di votazione di candidati di prestigio quali l’ex presidente del Senato, ex ministro del Lavoro ed ex segretario della Cisl, Franco Marini; ed il giorno dopo del fondatore dell’Ulivo e del Pd, Romano Prodi (a sua volta già presidente del Consiglio nonché presidente dell’Iri e della Commissione europea). Il paradosso delle due candidature, subito cancellate per passare alla scheda bianca, è che costituivano un micidiale ossimoro politico. Con Marini nasceva quell’apertura a Berlusconi, apertura sempre negata dal Bersani in veste di presidente del Consiglio preincaricato. Con Prodi si sbatteva la porta in faccia alla destra ed all’uomo di Arcore, senza peraltro acquisire consensi dallo schieramento grillino o dalla folta pattuglia del gruppo di Monti.

Di fronte ad un risultato così disastroso Bersani (intanto dimessosi dall’incarico di segretario del Pd, dimissioni scattate proprio mentre Napolitano veniva eletto) è salito con Berlusconi ed altri al Quirinale per implorare Napolitano di accettare un secondo mandato. È presumibile che sia stata concordata anche la linea che sarà seguita per arrivare al varo del governo. Colpisce in tutta questa vicenda l’irriverenza dei grillini verso Napolitano, irriverenza messa in mostra in aula ed in piazza Montecitorio dove è stata annunciato in arrivo un Beppe Grillo denunciante un “golpe bianco” o la “morte della democrazia in Italia”.

Quella che doveva essere una grande giornata per il rilancio della democrazia e del Paese (ci riferiamo alla giornata della prima votazione) è stata invece l’inizio di un calvario che non si sa quando finirà: alleanza governativa in alto mare, contrapposizione all’interno del Parlamento di un’asprezza mai vista dal ’46 ad oggi, il partito con più seggi, il Pd, sull’orlo della scissione. Si tornerà alle urne? E con quali prospettive? In ballo c’è la difesa della democrazia. Democrazia che Napolitano ha sempre difeso e per la quale si è sempre battuto fin dagli anni della sua formazione politica come ebbe a sottolineare anche nel corso della sua venuta ad Avellino il 29 maggio del 2007, ad un anno dalla sua elezione a capo dello Stato, per prendere parte presso il teatro Carlo Gesualdo - presenti, tra gli altri, Antonio Maccanico, Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Nicola Mancino - alle celebrazioni in onore di Guido Dorso (1892-1947), il grande meridionalista avellinese autore de La rivoluzione meridionale, promosse dal consiglio dell’ordine degli avvocati in occasione del sessantesimo anniversario della scomparsa. Particolarmente cordiale l'incontro con la figlia di Dorso, signora Elisa. Dopo il suo intervento, il presidente Napolitano s'intrattenne presso la sala Grasso di Palazzo Caracciolo, sede della Provincia, con alcuni componenti del Consiglio provinciale e con il presidente dell’associazione irpina della stampa, professor Antonio Pescatore. Subito dopo una breve sosta in prefettura la partenza per Nola per la visita al Cis Interporto.