AVELLINO – “Sono lietissimo di rivedervi, non vorrei smontare però i titoli che in questi giorni mi avete dedicato perché, avendo anch’io fatto il giornalista in un’era preistorica, so che la cosa che ti mette più contro il giornalista è quello di correggere un titolo. Ho letto che sarebbe un mio ritorno. Vorrei dire sommessamente che è un ritorno sicuramente da candidato dopo molti anni, ma io sono stato più presente ad Avellino in questi anni senza fare politica che non quando la facevo perché da candidato inevitabilmente – è il mestiere del candidato – ero divisivo. Poi, quando non sono stato più candidato, ho svolto le mie funzioni istituzionali di parlamentare e in un periodo anche di uomo di governo senza la lente deformante che il candidato in campo ha perché il candidato inevitabilmente è portato a guardare chi vota per lui e chi non vota per lui”.
Così Gianfranco Rotondi ha iniziato il suo intervento, questa mattina, presso il circolo della stampa di Avellino, per presentare la sua candidatura nelle file del centrodestra nel collegio uninominale U04. Al suo fianco Giulia Cosenza, candidata al Senato nel collegio uninominale Uo2, Carmine De Angelis, sindaco di Chiusano San Domenico, candidato alla casella numero 4 del collegio plurinominale P02 (Avellino-Benevento-Caserta-Salerno). Presenti inoltre Giovanni D’Ercole, vice commissario provinciale di Fratelli d’Italia, e Salvatore Vecchia, sindaco di Cassano Irpino e segretario provinciale della Lega.
“Io - ha spiegato Rotondi - non avevo il problema di essere votato ed è stata un’esperienza molto bella perché tu quando fai parte di una comunità ma non la dividi ricevi una solidarietà estesa, non legata alla politica e confesso che questa era la maggiore resistenza a ricandidarmi qui, avrei preferito rimanere l’amico di tutti, il mio numero di telefono è sulla rubrica di tantissimi irpini, la mia segreteria di Roma è da sempre interlocutrice di tutti quelli che hanno avuto da porre un problema istituzionale, sindaci, rappresentanti istituzionali, semplici cittadini.
È venuto meno il mio impegno politico, mai il servizio alla comunità. il servizio alla comunità è un dovere anzi tutto cristiano perché – lo dico per recuperare le storie diverse che compongono questo centrodestra – io sono un democratico cristiano, mai pentito, ma chi è entrato in politica nella Democrazia cristiana e ci è entrato quasi sempre attraverso la trafila di un’esperienza religiosa, di azione cattolica, ci entrava ammaestrato dai sacerdoti del tempo che educavano all’impegno politico dicendo che per un cristiano l’impegno politico è un dovere, è la forma più esigente di carità, diceva un pontefice”.
“Oggi – ha sottolineato ancora – non c’è più l’unità dei cattolici e a me piace ricordare ancora una volta il mio maestro politico, Fiorentino Sullo, del quale sto ripubblicando un saggio intitolato La Repubblica probabile del 1972, saggio nel quale Sullo diceva che il sistema politico italiano era destinato ad incepparsi, che richiedeva una democrazia diretta che lui chiamava presidenzialismo, elezione diretta del presidente della Repubblica, diceva che l’unità dei cattolici era una scelta di emergenza rispetto al pericolo comunista e che si sarebbe esaurita dando luogo ad una destra e ad una sinistra che si sarebbero conteso il governo”.
E ancora: “Io entrando in questa campagna elettorale, sentendomi interrogare qua e là su come mai un democratico cristiano fa qualche scelta – interrogazioni molto postume perché l’ho fatta ventotto anni fa – do la risposta con questa parole di Fiorentino Sullo: il centrodestra non è una realtà politica monolitica, contiene tante espressioni, ma credo che questo valore di carattere spirituale e religioso accomuni tutti, anche le componenti liberali, laiche, non credenti. Ma l’ispirazione cristiana, il valore di un’identità nazionale che è legata a questa ispirazione, l’idea di un’Europa che abbia il fondamento nella nostra cultura, nella nostra differenza, perché non dirlo, perché oggi l’ispirazione cristiana e religiosa è una differenza perché il mondo è attraversato da temperie che non annunciano una vittoria di questo messaggio. Quindi, io credo che la nostra sia innanzi tutto una coalizione di civiltà, in piena continuità con la tradizione italiana ed europea”.
E con questo voglio dire che il ritorno da candidato non sarà l’immersione in una zuffa, io sarò lontano da una tentazione, che pure circola, del personalismo, della zuffa. Avellino la tentazione della zuffa l’ha sempre avuta, da De Sanctis e Capozzi a venire giù, solo che non è stata la zuffa a costruire il futuro di questa provincia, i momenti di coesione sono stati quelli che l’hanno portata avanti e, purtroppo, negli ultimi decenni noi non abbiamo assistito a momenti di coesione né a momenti di impegno politico costruttivo”.
“Dobbiamo tornare – ha detto Rotondi avviandosi alla conclusione – ad una politica produttiva e propositiva, penso che il nostro impegno debba essere questo e per quanto mi riguarda lo stile sarà quello di questi ultimi anni: io collaborerò, comunque vada rimarrò in campo, noi utilizzeremo l’occasione storica del centrodestra per dare a questa provincia una possibilità di crescita perché viviamo una condizione paradossale di un bipolarismo che qui non c’è perché sembra esserci solo una parte politica al punto che quella parte politica fa tutte e due le parti in commedia. Credo che interrompere questa anomalia e ridare a questa provincia voci forte del centrodestra sia la nostra responsabilità”.
