AVELLINO – “Noi ora ci troviamo di fronte ad una legge elettorale non consona ad un contesto democratico, noi votiamo ma il 70 per cento dei parlamentari è già eletto. Questa legge elettorale, con i listini proporzionali bloccati, vi dà un numero di parlamentari già eletto, diciamolo. La campagna elettorale si gioca fondamentalmente nei collegi uninominali. Per venire al nostro territorio, noi siamo di fronte ad una vicenda totalmente anomala: il candidato uninominale per la Camera sono io per il centrosinistra, il candidato uninominale per la destra è Gianfranco Rotondi; il candidato per l’uninominale al Senato è Carlo Iannace, per la destra è Giulia Cosenza. Non vorrei fare una autocelebrazione, però in grande sostanza stiamo parlando di due persone quotidianamente presenti sul territorio, che conoscono ogni angolo dell’Irpinia, e persone di cui non abbiamo nessuna notizia: tre, quattro volte ho visto Rotondi a dei funerali, qualche altra volta l’ho visto passeggiare sul Corso di domenica mangiando un gelato”
È quanto dichiarato questa mattina da Maurizio Petracca, in corsa per l’uninominale della Camera, alla presentazione, presso la sede provinciale di via Tagliamento, dei candidati del Pd alle prossime elezioni del 25 settembre.
Presenti Carlo Iannace, in campo al Senato, Rosetta D’Amelio e Caterina Lengua, schierate nel proporzionale alla Camera dei deputati.
“In questi giorni – ha sottolineato Petracca nel suo intervento – ho visto anche una locandina affissa da Gianfranco Rotondi per cui penso che De Gasperi si stia rivoltando nella tomba perché affiancare alla Democrazia cristiana la fiamma tricolore veramente credo che ci voglia una grandissima fantasia e onestamente i cattolici non possono votare la destra, è scritto nel vangelo. Insomma immaginare che un cattolico possa votare il simbolo dei missini va oltre la forzatura. Ho ascoltato Rotondi in questi giorni, è paradossale, è la fine della politica, fa emergere come lui non abbia proprio il concetto della democrazia, non abbia il concetto del lavoro, dell’attaccamento ai territori. Uno che immagina di essere un segnaposti e che in un’intervista rilasciata ad una emittente locale la parola più ricorrente sia stata Meloni, siccome lui non ha una riconoscibilità su questo territorio, tra poco lo vedrete passeggiare per il Corso con una parrucca bionda immaginando che la Meloni possa portare consenso rispetto alla sua persona. Per non dire delle offese alla comunità: noi siamo una indicazione geografica atipica – queste le sue parole – ma non siamo una comunità. E ci si candida su questo territorio”.
“Io credo - ha detto in conclusione – che noi siamo una comunità laboriosa, che ha un grandissimo spirito di comunità, che conosce l’odore della terra, che non ha vissuto in partiti che sono forme di nobilato. Ora il mio invito è votare per i candidati che sono presenti sul territorio: la scelta è tra persone radicate sul territorio e persone calate dall’alto che dal 25 settembre non vedrete più”.
Rosetta D’Amelio: “È un momento difficile per il centrosinistra. Però io sono una di quelle che sostiene che non tutto è scritto e che la campagna elettorale, soprattutto in una provincia come la nostra, si fa voto per voto, rapporto per rapporto, parlando con la gente. Naturalmente lavorerò per le donne, per i giovani, per il sociale, per tutto quello che io ho sempre fatto nella mia vita”.
Caterina Lengua: “Colgo questo invito alla candidatura anche come un riconoscimento ai tanti sindaci del Partito democratico che in questi anni si sono spesi sui territori, l’hanno fatto garantendo equilibrio sociale che rischiava evidentemente di saltare”.
Carlo Iannace: “Sono in campo per proteggere da punto di vista sociale e medico le classi che più hanno necessità. Possiamo fare tanto e meglio”.
