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    30/05/2024

Todisco: «Il Pd sragiona, Lengua si dimetta. Torniamo alla politica, basta risse»

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Todisco, in piedi, nel corso della conferenza stampaAVELLINO - Dopo la rimozione dall'incarico di vice segretario provinciale ad opera di Caterina Lengua, non tarda ad arrivare la risposta di Francesco Todisco, reo - con il comportamento dimostrato dalle amministrative in poi - di aver «creato forte disorientamento negli elettori, suscitato perplessità negli amministratori e rischiato di minare la credibilità del partito in una fase nella quale, quale primo partito della Provincia, si sta facendo carico di offrire un punto di ripartenza per la nostra comunità». Questa mattina, in una conferenza stampa organizzata presso il circolo Foa in via Carlo Del Balzo (presente, tra gli altri, in sala l’ex presidente della Provincia ed ex assessore regionale della giunta Bassolino, Luigi Anzalone) l'ex numero due irpino ha fatto il punto della delicatissima situazione politica dei democratici. Accompagnato da Lucio Fierro e da Giovanni Bove, il responsabile del coordinamento provinciale "Un senso alla nostra storia" ha delineato con estrema lucidità e pacatezza la risposta che l'area sinistra del partito di via Tagliamento intende dare alla domanda con cui è stato presentato l'incontro alla stampa: «Il Pd tra congresso ed elezioni: possiamo arrivarci in questo stato?».

Sono tante le domande a cui la segreteria della Lengua deve dare risposte, secondo Todisco. Dall'approvazione delle liste per le amministrative e alla sua modifica in extremis, all'alleanza con Scelta Civica al secondo turno che ha visto vincente Foti e all'elezione di De Stefano all'Acs, alla nomina di Ciarcia tesoriere in vece di Langastro, per chiudere col mancato rinvio sul voto del bilancio 2012. Tanti nodi che dovranno venire al pettine entro il congresso, meta al momento irrangiungibile quanto immaginata come un miraggio estivo. Il punto di partenza è prettamente politico: la deriva neocentrista del partito guidato da Epifani. «Una sinistra che elabora una sua idea di mondo - dice Todisco - è una sinistra che sceglie di essere parte. Non credo nei partiti che siano un tutto, ma alla sua radice etimologia: il partito è una parte, e il Pd deve scegliere quale parte della società rappresentare. Noi non abbiamo dubbi a riguardo, è quella del mondo del lavoro, fatto anch'esso di mille sfaccettatture. Dal precario, al dipendente, al professionista, al disoccupato».
«Rispetto agli strateghi che in questa provincia ci dicono che il centro e la sinistra sono soltanto una "comodità dialettica" - continua Todisco - dico che forse il centro è una comodità per chi vuole accomodarsi su qualche poltrona. La sinistra, anzi, è una scomodità, chi sceglie questa parte non si accontenta dello status quo, vuole cambiare le cose con la fatica della politica. Questo partito non ragiona più sui servizi di cui necessita il territorio: dall'acqua, ai rifiuti, ai trasporti alla sanità, alla difesa della produzione. Ma un'idea di provincia non si può avere senza un'idea di Mezzogiorno, la straordinaria piattaforma logistica, naturale, tra l'Europa e il Mediterraneo. E così quella di città in un contesto europeo, per questo ritengo ancora lacunosi gli intenti programmatici del neo sindaco Foti che non tiene assolutamente conto dell'esistente».

Quale dunque la proposta politica della sinistra interna al Pd? La premessa fondamentale, per Todisco, è recuperare serenità: «C'è bisogno di superare l'attuale fase politica e questo gruppo dirigente che si è dimostrato inadeguato. Possiamo farlo tramite una gestione collegiale. Basta guardare ai ruoli apicali del partito, vi sono rappresentate tutte le sue anime: De Luca, Vittoria e D'Amelio in direzione nazionale, Paris e Famiglietti in Parlamento. La fotografia è completa. Questa la nostra proposta per accompagnare il partito fino al congresso, laddove si decideranno nuove intese e prospettive».

È Lucio Fierro che chiarisce una volta per tutte la richiesta di dimissioni della segretaria Lengua: «Non pensiamo ad un comitato che affianchi la Lengua, ma alle sue dimissioni per favorire un rasserenamento del clima e una gestione collegiale che porti al congresso, o eventualmente al voto. Lengua, De Luca e De Stefano sono dei semplici esecutori dell'eccessiva torsione moderata impressa al partito. Sono le "vecchie intelligenze" (di cui aveva già parlato Todisco in un'intervista a Telenostra, ndr) Gargani, Zecchino e Mancino che, al di là delle appartenenze, fanno un super partito che gestisce attualmente il Pd. È la vecchia Dc che torna in campo, in un disegno neocentrista che c'è a Roma quanto ad Avellino. La misura è colma, corriamo il rischio che questo Pd non venga più compreso da nessuno. Noi facciamo una proposta politica per uscire da questo pantano, vogliamo creare un clima che superi il corto circuito che mette in stallo il partito. Tiriamoci fuori dal ring, un ring che tra l'altro non abbiamo aperto noi. Ma - avverte Fierro - se c'è qualcuno che continuerà a tirare schiaffi, calci e colpi bassi noi saremo costretti a rispondere».

 

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