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    30/05/2024

Pd, l’area Franceschini replica a Todisco: «Basta killeraggio, andiamo al congresso»

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La segretaria Lengua insieme con Franceschini AVELLINO – Botta e risposta tra area Bersani ed area Franceschini sul “caso” Todisco della cui conferenza stampa riferiamo in altro articolo. Un vero e proprio tormentone quello cui le varie anime del Pd irpino stanno sottoponendo la pubblica opinione in questo torrido agosto con un bombardamento di comunicati che, in molti casi, non portano chiarezza e non sortiscono altro effetto se non quello di rendere ancora più distanti le posizioni e di creare più un clima di polemiche e contrapposizioni che di confronto e dialogo.

Diffusa nel pomeriggio una nota dell’area Franceschini (di cui, lo ricordiamo, fanno parte la stessa segretaria Lengua, l’ex senatore Enzo De Luca, l’ex commissario reggente della segreteria cittadina Enzo Venezia) con cui si risponde a quanto dichiarato da Todisco e soci questa mattina a proposito della richiesta di dimissioni della segretaria Lengua. “Andiamo al congresso ed eleviamo il tono del dibattito politico, eliminando personalismi e polemiche continue”.

«Ci risiamo. Quella che era – si legge nella nota –  una conseguenza ovvia, anzi cercata e voluta, (il ritiro della delega fiduciaria al vicesegretario provinciale) si tende a rappresentarla come un atto ingiusto, antidemocratico, addirittura fascista. Una decisione, quella di Caterina Lengua, che ha riesumato i giudizi politici più variegati e tuttavia anche i più disgustosi. Lengua “ha sbagliato”. Perché ha lasciato tempo a sufficienza a Todisco per ritornare sui propri passi, per mettere fine all’incomprensibile e inaccettabile comportamento, sul piano politico, di chi, come Todisco, non era stato chiamato a svolgere un ruolo di controparte nella segreteria provinciale ma ad esserne un rappresentante di vertice. La seconda carica nel governo del Pd, che nei momenti più delicati della campagna elettorale e delle elezioni, non ha avuto la sensibilità di accorgersi di essere andato oltre ogni limite. Sia chiaro a tutti, agli eletti di oggi e quelli di domani, che se in questo partito dovesse malauguratamente passare la logica per cui un iscritto, o peggio un dirigente, o peggio ancora un vicesegretario possa rivendicare spudoratamente, a telecamere aperte, di non votare per il proprio partito e di lasciare che ciascuno voti secondo coscienza, in futuro, anche prossimo, chiunque potrà rivendicare la stessa disinvoltura. Il resto, e cioè, la minuziosa, continua e decisa azione di killeraggio politico condotta a danno del proprio partito e dei suoi rappresentanti istituzionali, ricoprendo ruoli di responsabilità, non è commentabile.

A questo punto ci si chiede come andare avanti? Lo dica il congresso. Forse, in questo momento, potrebbe essere utile condividere la proposta di affidare all’imminente congresso provinciale il compito non semplice di rispondere a quell’interrogativo. Ma perché si risolva anche l’equivoco di un dibattito politico interno condito di eccessivi personalismi, probabilmente aiuterà un po’ tutti, in questa fase, provare ad elevare la qualità del confronto assumendo, anche a livello locale, i temi dell’attualità politica che impongono una riflessione seria e definitiva circa il significato (sinistra – moderato ecc) di un progetto, quello appunto democratico, che sarà interessante se si rivelerà come inedito».

Altro intervento, in serata, quello del dirigente provinciale Francesco de Giovanni che, in una lunga nota, chiede a Todisco di prendere atto del suo fallimento e rimprovera invece la segretaria Lengua di non aver agito prima e di aver indugiato troppo nei confronti del suo vicesegretario. Sempre in serata è arrivata la decisione della commissione garanzia, presieduta da Giovanni Colucci, sulla richiesta di espulsione dei tre esponenti di area bersaniana, Fierro, Todisco e Bove, presentato da Negroni e Palladino: per ora tutto è stato congelato per mancata notifica del provvedimento ai diretti interessati. Un piccolo segnale di distensione intorno al quale, è presumibile, verranno fuori nuove polemiche e nuove prese di posizione.

Aggiornamento del 6 agosto 2013, ore 18.42 Area Irpinia per Puppato - È senza dubbio surreale leggere le dichiarazioni del Sig. Fierro relative alle violazioni del codice etico del partito poiché provengono da colui che è stato l’artefice della massima violazione dello Statuto e si è speso fino all’esasperazione per esautorare dalla Commissione provinciale di garanzia, per motivi che nulla c’entravano con le lotte interne al Pd, il presidente eletto regolarmente dall’assemblea dei 100, Carmine Russo. In determinate circostanze, poiché egli si è reso fautore di un atto vergognoso perpetrato ai danni di una persona seria ed al di sopra delle parti (nonché ultimo segretario dei Ds), a prescindere dai legittimi interessi politici e di parte, dovrebbe prevalere un minimo di buonsenso per cui il Sig. Fierro ed il suo "fido" Todisco farebbero bene a tacere. Da quale pulpito viene la predica! Siamo stanchi di assistere al penoso teatrino di chi con la stessa tecnica da “giocatori delle tre carte” recita a memoria il copione da finto moralista, salvo poi fare marcia in dietro appena gli si presenta l’occasione proficua. È una storia vecchia, e tutti sanno che anche dietro gli strali dell’ultima ora, si celano nuovi obiettivi, è semplicemente una tattica di posizionamento, tutto qua.

Come “Area Puppato” abbiamo ripetutamente espresso critiche alla segretaria Caterina Lengua per alcune sue decisioni, ma oggi dobbiamo prendere atto dei risultati positivi raggiunti con la sua segreteria. Le ultime elezioni amministrative hanno sancito un dato incontrovertibile: il Pd ha vinto le elezioni mentre Fierro e Todisco, nella città di Avellino, hanno dimostrato di contare quanto il due di briscola. Fare quattro anni di opposizione interna contro il sindaco Galasso e poi non tentare nemmeno di proporre un’alternativa significa essere ininfluenti; neppure la forza di candidarsi forse perché sanno di non avere più consensi. L’atteggiamento di Todisco è stato e continua ad essere patetico, per non dire altro. Seppur giunta con ritardo, condividiamo la decisione della segretaria provinciale, di ritirargli l’incarico di vicesegretario, poiché è palese che in questo ruolo egli non ha saputo contraddistinguersi in nulla: l’unico atto fragoroso e degno di nota è stato quello di non ritirare la scheda elettorale. Un vicesegretario provinciale che non vota il candidato sindaco del suo partito: di cosa vogliamo parlare? Siamo di fronte ad un comportamento schizofrenico che ha come solo obiettivo lo sfascio del partito. È evidente dunque che ci troviamo di fronte a due personaggi in cerca d’autore per cui pensiamo sia meglio occuparsi di cose più serie, soprattutto in questo particolare momento politico che vede il partito impegnato su questioni delicatissime che avranno ricadute importanti sulla vita reale delle persone. Invitiamo dunque Caterina Lengua ad andare avanti con la sua azione di guida del partito   in attesa del congresso che sarà un momento di svolta e di rottura con un passato fatto di contrapposizioni strumentali. Chiedere le dimissioni della segretaria a pochi mesi dal congresso è soltanto un patetico tentativo di farsi notare: il paese vive una situazione di estrema difficoltà e le questioni su cui discutere sono altre, dunque a chi ritiene che la politica ed i partiti siano una sorta di “ufficio di collocamento” consigliamo vivamente di farsi da parte e di occupare il proprio tempo in differenti attività. Noi restiamo disponibili al confronto e alla partecipazione, soprattutto in questa delicatissima fase del Pd.

 

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