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    23/09/2017

Imprenditoria in Irpinia, dalle microimprese l'aumento del tasso di crescita

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La Camera di commercio di AvellinoAVELLINO – L'apparato imprenditoriale irpino ha manifestato nel 2016 segni di vitalità. Il tasso di crescita (dato dal rapporto tra il saldo tra iscrizioni e cancellazioni verificatesi nell'anno e lo stock di imprese registrate) è stato pari a 1,15%. Vale a dire che per ogni 100 imprese esistenti  a inizio anno se ne sono aggiunte, a fine esercizio, 1,15. Una bella performance se si considera che in media nell'intero Paese il tasso di crescita è stato pari a 0,68%.

In Campania, però, è stato raggiunto un risultato migliore: più 1,56%, dovuto all'exploit di Napoli (+1,94%), di Caserta (+1,31%) e di Salerno (+1,18). Soltanto Benevento (+0,88) ha spuntato una percentuale di aumento inferiore a quella ottenuta dalla nostra provincia. Da aggiungere che in Irpinia un tasso di crescita così alto non si vedeva dal 2010, anno in cui si toccò l'1,23%.

A determinare quello del 2016 è stato il saldo positivo pari a 504 unità imprenditoriali, dovuto alla differenza tra le 2.564 imprese nate nell'anno e le 2.060 cancellate per chiusura dell'attività. Da sottolineare che le cancellazioni non tengono conto di quelle effettuate d'ufficio. Dal 2005, le Camere di commercio possono cancellare d'ufficio aziende non più operative, rimaste iscritte nel registro soltanto perché il titolare per incuria ha omesso di presentare a tempo debito la dovuta denuncia di cessazione. Se si fossero considerate anche le ditte cancellate d'ufficio, il saldo nella nostra provincia avrebbe cambiato segno. Da positivo sarebbe diventato negativo giacché nel 2016 le cessazioni d'ufficio sono state oltre 600.

Al 31 dicembre 2016 lo stock di imprese registrate alla Camera di commercio di Avellino è di 43.755 unità. Di queste 27.126 (il 62%) sono imprese individuali e 16.629 (il 38%) imprese collettive. In tutto il Paese, invece, le percentuali sono rispettivamente del 53% e del 47%. Ciò significa che l'impalcatura imprenditoriale irpina è più debole rispetto al resto d'Italia perché basata soprattutto su imprese poco strutturate (le ditte individuali) e non su forme più evolute (quelle societarie). Peraltro, osservando i dati degli ultimi anni, si nota che le imprese individuali (che erano sensibilmente diminuite nel numero) hanno ripreso a lievitare. Questo potrebbe significare che a cimentarsi in un'attività autonoma sono soprattutto persone che non trovano occupazione nel mondo del  lavoro subordinato. Con piccoli capitali mettono su un'impresa che, purtroppo, spesso ha una vita media di pochi anni. Proprio Unioncamere con  una recente ricerca - ce ne siamo occupati qualche settimana fa su queste colonne - ha appurato che nel settore della ristorazione (che è tra quelli più dinamici) ben tre imprese su quattro abbassano la saracinesca nei primi 5 anni dalla nascita.

 

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