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    09/07/2020

La visita/Di Maio e Patuanelli: «Oggi rinasce Iia, ci saranno nuove occasioni di lavoro»

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Da sx: Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli, Carlo SibiliaFLUMERI – “Lasciatemi dire che oggi qui si celebra il risultato di un lavoro di squadra, oggi rinasce, e nel 2020 rinascerà definitivamente, Industria italiana autobus che è l’unica azienda in Italia che produce autobus. E ovunque andrò nel mondo, essendo ministro degli Esteri con la competenza alla internalizzazione e alle esportazioni, racconterò della qualità e delle capacità trentennali che ci sono in questa azienda per permettere ad altri Stati di acquistare questo prodotto. Noi non dobbiamo guardare solo alle gare dei Comuni italiani e delle Regioni italiane che sono importantissime, ma noi dobbiamo vendere sul mercato internazionale questo prodotto perché qui non c’è un prodotto di buona qualità perché viene dal cielo, c’è un prodotto di buona qualità perché ci sono trent’anni di esperienza. Adesso è il momento di offrire nuove occasioni di lavoro, solo quest’anno ci saranno 65 posti di lavoro in più in questo stabilimento. Quindi vendere questo prodotto e fare in modo che questi pullman si possano vendere in tutto il mondo significa aumentare i posti di lavoro qui, permettere a questo stabilimento di rinnovarsi significa aumentare le occasioni di lavoro, quindi tutto avrà una ricaduta sui nostri giovani del Sud che non andranno più via”.

Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio oggi a Flumeri per una visita allo  stabilimento dell’Iia – Industria italiana autobus – insieme con il suo successore al ministero dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, l’amministratore delegato Giovanni De Filippis e il direttore di Invitalia Domenico Arturi.

Un passaggio di mano perfettamente recepito dal nuovo responsabile del dicastero di Palazzo Piacentini che è apparso visibilmente soddisfatto di quanto trovato in Irpinia: “Oggi siamo venuti a vedere un impianto finalmente di nuovo produttivo grazie al lavoro che il ministro Di Maio ha fatto da ministro dello Sviluppo economico assieme a Giorgio Sole, a Carlo Sibilia, persone che si sono veramente impegnate in profondità per dare una prospettiva occupazionale e di produzione industriale a questo territorio, un territorio dove un impianto è anche presidio di legalità, dove la disoccupazione porta molto spesso ad illegalità, dove quindi ogni occupato in più è una buona notizia. Vedere questi impianti produttivi, vedere il capannone che viene manotenuto, il tetto che non perde più, gli impianti in costruzione è qualcosa di molto positivo, un grande successo ottenuto con grande impegno”.

“Credo che il lavoro che sia stato fatto su Industria italiana autobus – ha spiegato ancora Patuanelli – sia un lavoro di successo che va monitorato, che va implementato, ma siamo sulla strada giusta, lo vediamo con i nostri occhi. Il piano autobus del governo è un piano che deve essere implementato, gli autobus possono essere dei sensori delle mobilità cittadine, di come si muovono le persone. Credo che i nostri obiettivi di decarbonizzazione previsti nel Pniec ci portino ad incrementare i mezzi di trasporto collettivo e quindi credo che questo sia il primo elemento utile per chi produce autobus, dobbiamo spostare chi si muove in macchina sul trasporto pubblico locale: è un obiettivo del governo che va ovviamente accompagnato con risorse economiche, le Regioni e i Comuni stanno facendo la loro parte, noi facciamo la nostra”.

E a proposito di un eventuale ingresso dei privati: “I lavoratori chiedono una cosa su cui bisogna fare una grande riflessione, io credo che la presenza e l’accompagnamento dello Stato nei diversi settori produttivi sia un valore, soprattutto in un momento di grande transizione. Non c’è soltanto la questione della realizzazione degli autobus, c’è anche il passaggio elettrico, quindi investimenti ricerca-sviluppo per i quali a Bologna si sta facendo un grande lavoro: credo che l’accompagnamento dello Stato possa essere ancora più duraturo nel tempo”.

Presenti con striscioni e cartelli dinanzi allo stabilimento per sostenere le loro vertenze i lavoratori della Novolegno di Arcella di Montefredane, della Fibi Sud di Nusco e della Conad di Lioni. Richiesto, in particolare, di un commento sulla vertenza della Novolegno, il ministro ha precisato: “È una altra delle vertenze che stiamo seguendo,  purtroppo in un momento di difficoltà economica le vertenze non sono poche, quando sento parlare dei 149 tavoli di crisi – sono 152 in questo momento – mi viene da dire che magari ci fossero solo 152 aziende in crisi nel nostro Paese, purtroppo ce ne sono di più ed è per questo che stiamo lavorando ad un piano industriale a dieci anni per il nostro Paese dove individuiamo i settori strategici della nostra produzione”.

 

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