La Baronia «ideale» di Elsa

Sabato 16 Gennaio 2016 10:44 Paolo Speranza
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura3_copeertina.jpgÈ una terra genuina, operosa (come in effetti è), viva e proiettata al futuro (come è stata, e vorremmo che fosse ancora), la Baronia raccontata da Ciro Del Gaudio nel suo primo romanzo: La Baronia di Elsa, fresco di stampa per Delta 3.

Una zona d’Irpinia oggi più benestante di qualche decennio fa, l’epoca che l’autore ha voluto rievocare, eppure sempre meno abitata, soprattutto dai giovani, come tutta la provincia più interna. Un’area bisognosa di interventi pubblici, ma soprattutto di iniziativa e fiducia da parte dei suoi residenti. Quella speranza che Del Gaudio ha voluto affermare con convinzione e passione civile nel suo romanzo, che anche per questo sta riscontrando attenzione e consensi sia in Baronia che nel resto d’Irpinia, come dimostrano le presentazioni svoltesi il 18 e 19 dicembre scorsi a Vallesaccarda e ad Avellino, con gli interventi di Salvatore Salvatore, uno dei più attivi e quotati intellettuali della Baronia, del responsabile della redazione irpina del Mattino Generoso Picone e del regista-attore Michele Vietri.

Perché la Baronia? Per Ciro Del Gaudio, figura popolare e storica della cultura sportiva ad Avellino, la scelta non è dettata da un topos letterario, o dal sapore quasi esotico che i territori più interni d’Irpinia suscitano in più di un narratore del capoluogo, bensì da un’ispirazione sincera, che attinge a ricordi lontani ma ormai indelebili, con il passare del tempo persino pressanti, e ad una recente e rinnovata consuetudine con paesi e persone che sembrano emanare sull’autore un’attrazione speciale. Ricordi di vita scolastica, di incontri, di schietti rapporti umani, forse anche di giovanili passioni sentimentali, sublimate nel personaggio della giovane e attraente imprenditrice Elsa, protagonista del romanzo, ritratta come indomita e alfine vincente paladina della sua terra.

L’umanità (verso i deboli, le altre donne, gli immigrati – centrale è nel romanzo la presenza del giovane africano Gregor - i lavoratori, e non per ultimo verso l’ingenuo Demetrio, l’uomo che ama ma è sentimentalmente impegnato) è la vera forza di Elsa, e per converso la cifra narrativa più interessante e spiccata di Ciro Del Gaudio, che si è avvicinato alla materia, ed al difficile genere del romanzo, con appassionata umiltà. Di questo impeto narrativo risente in qualche misura lo stile, che richiede ulteriori cure e una maggiore sorveglianza, soprattutto nel selezionare temi e riflessioni, per “governare” una memoria che oggi viaggia a briglia sciolta, ma finisce per beneficiare senz’altro la densità della storia, che avvince il lettore e gli trasmette quei valori (l’amore per la propria terra, la disponibilità ad aprirsi agli altri, la saggezza figlia dell’esperienza) che hanno ispirato la stesura di La Baronia di Elsa e dell’opera precedente di Ciro Del Gaudio, Dal diario secondo…il torneo, gustosa rievocazione del calcio dilettantistico irpino, in cui già si manifesta quella felice compresenza di empatia con i protagonisti delle storie (vere o di fiction, cambia poco) e di accondiscendente, signorile ironia.

La forza impellente dei ricordi non impedisce a Del Gaudio di mantenere uno sguardo aperto e lucido verso il futuro, e di percepire le tendenze dell’oggi. Come il ruolo propulsivo, spesso autenticamente rivoluzionario, di certo sempre più insostituibile, delle donne del Sud del mondo. Come Elsa, che i valori dello scrittore li racchiude e li esalta tutti, affermandoli in maniera così coraggiosa e coerente (mettendo ripetutamente in gioco se stessa: la vita privata, il proprio corpo, la reputazione, l’impresa agroindustriale) che alla fine del romanzo ci accorgiamo che è riuscita a trasformare in maniera rilevante il paesaggio economico e soprattutto umano della sua terra, dove invece restano sullo sfondo – quando non sottoposti alla garbata ma ferma critica dell’autore – i personaggi “istituzionali”: della politica, del clero, della burocrazia (capitolina e locale).

È il personaggio di Elsa, ogni volta che compare in scena, a conferire unità, colore e sostanza alla narrazione, sull’onda di un’esperienza autobiografica rivissuta ed elaborata dall’autore sull’onda di una memoria ricorrente e soprattutto, per citare il titolo di un film di Carlo Mazzacurati, della “giusta distanza” di tempo e di spazio. Elsa sembra in fondo il riflesso più dolce, ma al tempo stesso controverso e irrisolto, della fascinazione di Ciro Del Gaudio per le persone ed i luoghi della Baronia  (come rivela nel gustoso tributo storico-turistico ai Comuni della zona, da Trevico a Carife a tutti gli altri) e del nostro Sud più interno, che lo accomuna a grandi autori italiani come Carlo Levi, Pasolini, Mario Soldati, per non citare che i più famosi. La giovane imprenditrice della Baronia, tuttavia, riuscirà a sfuggire in extremis a quel destino di solitudine e di dolorosa rinuncia alle proprie utopie a cui sembrava destinata, come tante eroine letterarie degli angoli più nascosti del mondo.

Il capitolo finale, Matrimonio alla Baronia, scioglie un intreccio che si stava facendo intricato e sembra indicare – al di là dei lutti di cui pure è disseminato il romanzo – una prospettiva luminosa per Elsa e la sua Baronia.

Soltanto un sogno letterario? Forse. Ma questo, il futuro dell’Irpinia, dipende da noi lettori. L’autore, per parte sua, una strada cerca di tracciarla. Perché il romanzo di Ciro Del Gaudio è, soprattutto, il sogno di un’Irpinia migliore: più libera, aperta, giovane, coraggiosa. Come la straordinaria protagonista di questo libro, cresciuta nella nostra Baronia, come scrive l’autore, a “pane e ravece”.