Un ricordo di Lucadamo, l’ufficiale che difese la bandiera dai tedeschi

Sabato 20 Febbraio 2016 09:08 Pino Bartoli
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Il tenente Salvatore Lucadamo alla destra del portabandieraAVELLINO – È sempre piacevole incontrarsi con Luciano Lucadamo. La nostra amicizia è forte ed antica, nata prima che ci conoscessimo. Risale al settembre del 1943,  ben prima che venissi al mondo e quando lui era solo un bambino. È nata e si è consolidata nel comune ricordo tragico e forte.  Per me del bombardamento che ho vissuto in prima persona nei racconti di mia nonna colpita nel profondo per la perdita della figlia bambina e dei frutti di una vita di lavoro, per  lui dei giorni immediatamente precedenti, quelli che sua  zia con garbo, senza enfasi,  ha appuntato per lui e per sua sorella Marina  su di una vecchia agenda.

Utilizzando parole dolci e sentite ha raccontato la bella storia che ha visto protagonista il padre Salvatore (Rino). Per la naturale riservatezza e temendo che i nuovi tempi, che hanno cercato di rimuovere, facendo di tutt’erba una fascio, il passato immediatamente precedente, potessero sporcare la memoria del genitore perso giovanissimo, non hanno mai voluto rendere noti i fatti.  Riuscii a convincerli a pubblicare un po’ di materiale (in Tracce di storia di avellinesi.it), ma ora che anche l’Esercito, così come mi ha riferito Luciano nel nostro ultimo incontro, si prepara ad eternare nella pietra i fatti, riconoscendo  i giusti meriti, è bene rendere noto quello che accadde nella caserma Berardi, sede della Scuola allievi ufficiali di complemento di fanteria “Avellino” dove il tenente Salvatore Lucadamo era aiutante maggiore.

Immediatamente dopo la notizia dell’armistizio le truppe tedesche, con l’appoggio di mezzi corazzati, occuparono la caserma e disarmarono la truppa e gli ufficiali e si accingevano ad impadronirsi della bandiera, ma il tenente Lucadamo ed il suo comandante colonnello Ubaldo Macrì, con fermezza e determinazione, da soli,  riuscirono ad impedirlo ottenendo, tra l’altro dall’ex alleato offeso ed adirato, l’onore delle armi, privilegio concesso a pochi ufficiali del regio esercito.

Ma non basta. La bandiera salvata fu portata via dal tenente Lucadamo che la protesse durante il bombardamento della città e la custodì gelosamente nei mesi a seguire per riconsegnarla, infine,  salva al nuovo esercito italiano Per questo motivo non è andata persa e non ha subito l’offesa della cattura ed è ora conservata nel sacrario delle bandiere all’Altare della Patria a Roma.

È una bella storia che rimanda a valori oramai sconosciuti ai più ed è giusto che  il ricordo di questo evento sia custodito nei luoghi dove il tenente Salvatore Lucadamo ed il colonnello Ubaldo Macrì seppero far valere il loro coraggio ed il dignitoso amor di Patria.