AVELLINO – Ci sono state nella scorsa settimana, in terra d’Irpinia, delle coincidenze, per così dire “poetiche” , su cui vale la pena soffermarsi.
Il primo giorno di primavera si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale della poesia, istituita dalla XXX sessione della Conferenza generale Unesco nel 1999, quest’anno con una fioritura di celebrazioni, anche on line. La fatalità che nello stesso giorno sia scomparso un grande poeta italiano, Tonino Guerra, ha maggiormente animato il dibattito sul valore dalla poesia come via di educazione e sulla sfida della creatività nel mondo contemporaneo.
Il poeta romagnolo si è fatto con i suoi versi tutore del paesaggio e ha saputo “interpretare sentimenti, suggestioni, inquietudini e speranze del nostro tempo, mantenendo inalterato e saldo il legame che la unisce alla cultura e alla storia della sua terra”, come scrisse il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviatogli in occasione del suo novantesimo compleanno. Negli anni ‘80 in Romagna alla sua produzione poetica Guerra ha affiancato l’interesse per l’architettura del paesaggio, disegnando fontane, piazze e scalinate per i paesi della sua terra, dedicandosi alla pittura e alla creazione di installazioni artistiche da lui ribattezzate “i luoghi dell’anima”.
Lungo un sentiero che ci pare, per certi versi affine, incontriamo il poeta di Bisaccia, Franco Arminio. Il suo recente libro Terracarne Viaggio nei paesi invisibili e nei paesi giganti del Sud Italia (Mondadori 2011) è considerato un ulteriore capitolo, forse definitivo della “paesologia”, una scienza da lui inventata che consiste nell’attraversare i paesi e raccontarli “stilando un referto in una lingua a metà tra la poesia e l’etnologia”.
Quando nei giorni innevati di febbraio ho proposto ai miei alunni liceali la lettura e il commento dell’articolo tratto dal suo blog Comunità provvisorie, pubblicato anche sul “Manifesto” col titolo L’inverno grigio del nostro scontento, li ho invitati poi a riflettere sulla bellezza semplice, ma disarmante dei suoi versi (la poesia è un mucchietto di neve/ in un mondo col sale in mano), auspicando con loro che le antologie del biennio possano al più presto avere la buona idea di inserire una selezione dei suoi versi.
Sottarre la poesia dall’esclusivo ambito estetico in cui è spesso relegata e potenziarne il suo valore etico e morale è un compito importante nondimeno difficile che la scuola svolge nell’educare al bello, che in molti casi si infrange proprio di fronte alla riduzione nei programmi degli autori di poesia, considerati troppo complessi per una generazione abituata ai cinguettii di twitter e anestetizzata da forme surrogate della comunicazione.
In questi giorni si segnala l’iniziativa promossa dal Centro di documentazione sulla poesia del Sud, animato da Peppino Iuliano, Salvatore Salvatore, Alfonso Nannariello, Alessandro Di Napoli, Franca Molinaro e Paolo Saggese, rivolta ai dirigenti scolastici, ai docenti, agli studenti, per segnalare una questione che, da tempo ormai, ha assunto caratteri preoccupanti. È sotto gli occhi degli operatori della scuola l’omissione dalla storia nazionale della poesia e della letteratura del Novecento prodotta da scrittori e poeti soprattutto del Sud ma anche del Centro del Paese, come pare evincersi dalle Indicazioni nazionali (Dm 211/2010, che accompagna il Dpr 89 del 15 marzo 2010, recante la “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei Licei”).
Il tema, che già si proponeva molto prima del 2010, tanto che è stato affrontato dagli studi e dalle riflessioni di molti critici letterari, è stato di recente ripreso e riproposto a livello nazionale da Pino Aprile, autore di Giù al Sud. Perché i terroni salveranno l’Italia, e dal nostro conterraneo Paolo Saggese che, nel 2011, ha pubblicato il saggio Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud. I due autori condividono una posizione allarmante rispetto all’esclusione dai programmi ministeriali della “triade” Quasimodo, Gatto (che, lo ricordiamo, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie Isola presso la tipografia Pergola di Avellino) e Scotellaro. Ed infatti, nelle Indicazioni, il testo relativo alla letteratura italiana del Novecento recita: “Dentro il XX secolo e fino alle soglie dell’attuale, il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio, Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto…). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealista ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello). Raccomandabile, infine, la lettura di pagine della migliore prosa saggistica, giornalistica e memorialistica”. (si cita da Sergio Auriemma, Appendice al Codice Leggi Scuola. Norme su istruzione e pubblico impiego, Tecnodid Editrice, Napoli, 2010, pp. 49, 103, 157, 211, 271, 324 )
Appare persino sconcertante che, su diciassette autori, non ci sia neppure un meridionale e nemmeno una donna; sono citati Verga e Pirandello relativamente alla letteratura tra Ottocento e Novecento, ma sono escluse le pagine geniali di poeti e scrittori meridionali (ad esempio, Quasimodo, Gatto, Scotellaro, Sinisgalli, Sciascia, Silone) del Novecento, come anche di altre regioni del Centro d’Italia. Questa importante riflessione critica sulle Indicazioni, come è detto dai promotori non nasce tanto e soltanto per evidenziare l’esclusione del singolo autore quanto piuttosto “sulla base della non inclusione, magari involontaria ma non per questo condivisibile, di una parte rilevante della cultura nazionale”.
Una raccolta di firme verrà inviata al presidente della Repubblica, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché ai capigruppo alla Camera e al Senato di tutti i partiti politici, con richiesta di integrazione dell’elenco sopra citato con altri autori, così come previsto dal Dpr 89/10, art. 12, comma 2 – con l’intenzione di ridare valore alle istanze e al sapere degli intellettuali del Sud, come anche di altre Regioni del Centro d’Italia poco rappresentate nelle Indicazioni quali Abruzzo, Umbria e Marche, per favorire “una più organica unità nazionale, promuovere una militanza culturale capace di coniugare la letteratura a idee che si fanno progetto e impegno sociale”.
