MERCOGLIANO – «La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero».
Così recita il testo della legge 92 30 marzo del 2004 istitutiva del Giorno del ricordo della tragedia delle foibe e dell’esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia. Ad aderire alla giornata è la biblioteca statale di Montevergine con un evento organizzato dal direttore, p. Andrea Davide Cardin, in programma domenica 10 febbraio, alle ore 16.30, nella sala auditorium della biblioteca ubicata in Mercogliano in via Domenico Antonio Vaccaro.
Un momento di riflessione per far capire, soprattutto alle giovani generazioni e ai giovani delle scuole, quella che è stata una vera e propria tragedia, una delle vergogne più atroci, insieme a quella dell’olacausto, che hanno segnato la storia dell’umanità nel secolo scorso. Una tragedia che ebbe inizio – come si legge nella locandina del convegno – “nell'autunno del '43, quando i partigiani delle formazioni slave, ma anche gente comune, per lo più delle campagne, fucilarono o gettarono nelle foibe centinaia di cittadini italiani, bollati come "nemici del popolo". Le vittime venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi di ogni singola persona tramite filo di ferro, e, successivamente, utilizzando lo stesso filo, legavano gli uni agli altri. I massacratori, nella maggior parte dei casi, sparavano al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba trascinando con sé gli altri.
Il numero delle vittime non è quantificabile con precisione: alcune stime parlano di 10-15.000 sfortunati. Oggi è tempo di riflessione per tutti ed elemento sostanziale è far conoscere ai giovani queste atrocità perché mai più un uomo possa essere caino verso il proprio fratello”.
