AVELLINO – Si è svolta questa sera, presso la libreria Mondadori di Avellino, la presentazione del volume Irpinitudine – Passato e presente dei grandi Irpini, edito da Terebinto, di padre Antonio Salvatore. Oltre all’autore erano presenti quali relatori Faustino De Palma e Francesco Barra. Moderatore Salvatore Salvatore.
* * *
Il pretesto è quello di proporre una nuova galleria degli irpini (e figli di irpini) illustri, del presente e del passato; il vero obiettivo è quello di esaltare le qualità e le capacità del popolo irpino. È questa la vera cifra dell’ultimo libro di padre Antonio Salvatore, già autore di numerosi e pregevoli saggi di storia locale, che con “Irpinitudine – Passato e presente dei grandi Irpini” recentemente pubblicato da Terebinto Edizioni, ha scritto un atto d’amore per la sua terra d’origine. Fin dalle prime pagine, che introducono alle agili note biografiche di personaggi più o meno conosciuti raggruppati per categorie (letterati, artisti, uomini di Chiesa, scrittori, giornalisti, politici, sportivi, ed altro ancora), l’autore rivela l’intento di tratteggiare non solo e non tanto la storia di un popolo, quanto – piuttosto – soprattutto le sue caratteristiche, i suoi pregi e difetti, la sua ingratitudine ed i suoi slanci di solidarietà, la sua capacità di risorgere ciclicamente dalle catastrofi che periodicamente è stato chiamato ad affrontare.
Benché innamorato degli irpini, padre Antonio Salvatore non resta prigioniero della tentazione di esaltarli incondizionatamente. Al contrario, non risparmia i rimproveri che diventano man mano più aspri quanto più si avvicina a quegli irpini che, pur avendo avuto la possibilità di risollevare definitivamente le sorti della loro terra, “hanno fatto solo il 10/15% di quanto avrebbero potuto, e dovuto, fare”. E, dunque, l’autore non teme di mostrarsi “fazioso”, pur non essendolo. Non ha paura di non dare ingresso nella sua galleria a personaggi che, sebbene oggettivamente illustri, non hanno reso – a loro volta – illustre l’Irpinia. Lungi dall’essere un limite, questa dichiarata “faziosità” è un pregio del libro. L’autore, infatti, con uno stile agile e sintetico che attira il lettore, propone una serie di personaggi, che, benché meritevoli di attenzione, non hanno la stessa visibilità di cui godono altri nostri comprovinciali, forse anche meno degni di ricordo.
Dall’altra parte, padre Antonio Salvatore svela insospettabili fili che legano la nostra terra ad illustri personaggi dei nostri tempi, che si sono affermati nei più vari settori. E se alcuni collegamenti sono stati ampiamente divulgati (basti considerare, ad esempio, i casi di Sergio Leone, Ettore Scola, Franco Dragone, Mario Draghi, ecc.), altri nodi sono certamente meno conosciuti, se non addirittura ignoti ai più: Pippo Franco, Joe Pesci, Francesca Schiavone, Ellen Pompeo, per citarne solo alcuni. Tutti hanno radici irpine e l’autore ha il merito di riproporle con dovizia di particolari ai lettori. E malgrado l’esposizione asettica, ogni nota biografica trasuda l’orgoglio di padre Antonio Salvatore, la sua continua rivendicazione di un’irpinitudine (neologismo da lui coniato all’uopo), che “non è una malattia, ma soltanto un viscerale amore per i monti, le valli, il verde, i borghi, le albe e i tramonti di questa terra benedetta da Dio, ma soprattutto per empatia per la gente forte, rude e generosa che ha fatto propri i connotati di una storia e di un paesaggio stupendo, intrisi di lotta e sofferenza, di morte e resurrezione”.
“Irpinitudine”, insomma, non è un saggio storico. Rispetto ad altre operazioni editoriali (a partire dal “Dizionario biografico degli Irpini”, anch’esso edito da Il Terebinto) che hanno mirato e mirano ad una ricostruzione ampia ed analitica della storia irpina per il tramite dei suoi epigoni più illustri, il libro di padre Antonio Salvatore è, in realtà, un atto di amore per l’Irpinia, ma anche un’opera con fini didascalici e divulgativi. È lo stesso autore a dichiararlo nell’introduzione, in cui auspica che molti giovani si accostino al libro “per emulare quanti, soprattutto giovanissimi, si sono distinti e si sono imposti all’attenzione di un pubblico abbastanza vasto, in un mondo che permette di emergere solo a coloro che sono davvero grandi”. D’altra parte, la struttura agevole e sintetica si adatta bene alle esigenze dei lettori delle nuove generazioni, che grazie ad “Irpinitudine” potranno certamente riscoprire l’orgoglio di essere irpini.
