AVELLINO – Presso la sala Penta della biblioteca provinciale “Scipione e Giulio Capone” di Avellino è stato presentato ieri pomeriggio il catalogo La produzione editoriale scientifica tra XVII e XVIII secolo nelle biblioteche campane: dall’ultimo secolo dei canoni bibliografici alle riviste letterarie” a cura di Apollonia Califano e Anna Maria Vitale. Al progetto, promosso dall’Aib e finanziato dalla Regione Campania, ha partecipato anche l’Istituto avellinese con la schedatura di numerose edizioni scientifiche (tra cui una appartenente alla collezione privata di Gennaro Passaro), analiticamente redatte da Stella Iasillo, Maria Porfido, Raffaella Sessa, Nadia Severino e Annalisa Trerorola. Introduce il catalogo un saggio di Giuseppina Zappella, Il ritorno di Minerva e le meraviglie della scienza.
Nel corso della presentazione sono state inaugurate una esposizione dei libri scientifici posseduti dalla biblioteca (con il coordinamento della responsabile Marisa Anzalone e il supporto della cooperativa Mediatch) e la mostra fotografica itinerante relativa all’intero progetto. La biblioteca è così apparsa mirabilmente animata da numerosi e preziosissimi libri che testimoniano l’evoluzione scientifica nella tradizione editoriale dal Rinascimento all’Illuminismo. Tra i testi più interessanti segnaliamo un gruppo di opere di studiosi napoletani del Cinquecento, in cui comincia ad affermarsi lo studio sistematico delle piante, segnando il passaggio dall’hortus simplicium, tipico della farmacopea medioevale, all’orto botanico moderno. Uno dei primi è quello allestito nel suo giardino da Ferrante Imperato, insieme ad un museo eclettico riprodotto in una famosa incisione della sua Historia naturale (1599,fig.1). Tra i visitatori del museo Imperato ritroviamo una tra i massimi esponenti della cultura scientifica e dell’editoria illustrata napoletana, Fabio Colonna, che realizzò personalmente le eleganti incisioni in rame a piena pagina (raffiguranti piante rinvenute nei dintorni di Napoli, come la violetta di Palinuro) per il Phytobasanon , stampato a sue spese nel 1592 (fig.2). Ebbe rapporti culturali con l’Imperato anche un altro illustre scienziato napoletano, Giovambattista Della Porta, autore di trattati tra scienza e magia, corredati di curiose ed interessanti illustrazioni. In mostra è presente l’edizione 1588 dei Phytognomonica, in cui applicando il concetto paracelsiano di “signatura” paragona le piante agli organi degli animali (fig.3).
Uno straordinario esempio di illustrazione allegorica di argomento scientifico è proposto dalla nota opera di Vitruvio, L’architettura tradotta e comentata dal marchese Berardo Galiani (1790). Si tratta della seconda edizione corredata degli stessi rami disegnati e fatti incidere dal medesimo traduttore, già presenti nella precedente edizione napoletana 1758 della stamperia Simoniana, dedicata alla Maestà di Carlo re delle due Sicilie. Ad apertura di libro l’antiporta disegnata e incisa da Francesco Marra (pittore e incisore, allievo di Francesco Solimena, ma progettata dallo stesso Galiani, è una grandiosa composizione allegorica che simboleggia l’apprendimento dell’architettura da parte di un giovane scolaro, guidato da Minerva (sullo sfondo il tempio di Paestum da poco portato alla luce) (fig.4).
Un altro scrittore molto famoso è Jean-Baptiste de la Quintinie, che dopo una carriera di tutto rispetto, approda a una straordinaria esperienza di cultore di giardinaggio fino ad essere nominato nel 1674 da Luigi XIV “direttore dei giardini, frutteti e orti di tutte le case reali”, carica appositamente per lui creata. In particolare è incaricato di occuparsi dell’orto realizzato dal re a Versailles e di fornire frutta e verdure per la tavola reale. Nel 1678 intraprende la creazione del nuovo orto reale, che è completato dopo cinque anni. Al servizio del re, molto interessato ai lavori che segue personalmente, La Quintinie migliora la produzione, riesce ad acclimatare specie delicate, come fichi e meloni e a produrre primizie (lattuga a gennaio e fragole a marzo) o frutti insoliti come la pera “Bon chrétien”, creata apposta per il re, e la pesca “Téton de Venus” anche in pieno inverno. Il cuore del potager è il Grand carré, suddiviso in 16 piccoli quadrati, circondato da un terrazzo dal quale il sovrano poteva curiosare e personalmente controllare tutto il giardino. Dunque un orto disegnato come un parterre con la stessa concezione di un giardino. In mostra una bella testimonianza iconografica del potager è quella proposta nell’antiporta della traduzione italiana dell’opera Trattato del taglio degl’alberi fruttiferi (1697). Riproduce il parterre dell’orto, così come voluto da La Quintinie, con le mura di protezione degli alberi (fig.5).
L’ampliarsi degli orizzonti geografici e l’intensificarsi dei viaggi nel secolo XVIII contribuirono ad accentuare la curiosità e l’interesse per tutto ciò che appariva fuori del comune e innaturale. Questa attenzione da parte degli studiosi derivava dalla stessa investigazione scientifica della natura, così che fenomeni naturali e mostruosi sono proposti contestualmente con grande disinvoltura e familiarità. La letteratura in materia è molto ricca, ma la mostra ne presenta un esempio molto interessante: i Physica curiosa sive mirabilia naturae et artis di Gaspar Schott (1697). L’autore era un gesuita tedesco esperto di fisica, matematica e filosofia naturale, discepolo di Athanasius Kircher. L’antiporta dell’edizione in questione, incisa da Joachim Sandrart, è una vera summa iconografica del contenuto dell’opera, nella quale sono accostate creature mitologiche e fantastiche ad animali reali (fig.6). La figura centrale della composizione è un fauno che suona il flauto, mentre intorno alcuni animali, tra cui una scimmia, lo ascoltano con attenzione. In alto si vedono molti uccelli in volo o posati sui rami di un albero, la parte sinistra della scena è occupata da un paesaggio marino con grossi pesci e la figura di una sirena che emerge dalle acque. Tra gli animali in primo piano spicca la presenza del babirussa, una sorta di cinghiale originario delle isole della Sonda caratterizzato dalla dentatura molto sviluppata (vedi anche punto precedente). L’opera è corredata di molte illustrazioni, tra cu particolarmente intriganti e curiose sono invece le figure della prima parte raffiguranti demoni, angeli ed esseri mostruosi. Tra questi l’homo villosus , che cammina appoggiandosi alle mani, l’homo sylvestris con il figlio e il padre, la puella pilosa, il puer capite elephantino, l’infans cornutus, tutta una serie di mostri cornuti e alati e perfino un pesce monaco, un satyrus marinus e un vir marinus Episcopi habitu (fig.7).
Le opere esposte sono numerose e molto interessanti, e quella che abbiamo proposto è solo un’esemplificazione molto parziale, per invogliare gli avellinesi (e non solo) ad ammirare un patrimonio figurativo che illustra il progresso delle scienze con immagini funzionali alla comprensione del testo, ma nel contempo esprime il patrimonio ideale del tipografo, come sintesi iconografica di emozioni, sentimenti e aspirazioni gravitanti intorno alle complesse realtà di lavoro delle tipografie antiche.
