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    11/12/2018

L’occhio sulla città/Competenza vs approssimazione

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_via_verdi.jpgAVELLINO – La competenza è l’elemento essenziale e precipuo che accompagna la programmazione di ogni seria progettualità condivisa. Di esempi in tal senso se ne potrebbero far tanti ma ci limitiamo alla stretta attualità che parte da un doveroso riferimento al passato: ricordate la città giardino che con lungimiranza e visione d’insieme aveva immaginato per la nostra Avellino il sindaco Di Nunno e che noi pure avemmo a richiamare in un nostro sguardo nel marzo scorso? Ebbene se oggi come allora siamo portati a pensare che quel progetto, almeno nel breve periodo, sia destinato a rimanere utopia, ora, purtroppo, anche il verde storico della città sembra essere destinato alla prescrizione.

Ci è bastato fare una passeggiata, infatti, per avere percezione di quanto ormai questo dato sia incontrovertibile: pensiamo a via Verdi, dove si assiste ed una straordinaria quanto forse sconsiderata emorragia di verde , da provocare sentimenti di profonda mestizia tale da far preferire paradossalmente lo status quo ante, quando quegli alberi ormai rinsecchiti ancora si ergevano a ricordo del loro antico splendore. Viene da chiedersi allora: perché tutto questo? È solo il naturale ed inesorabile scorrere del tempo, una approssimativa, scarsa o poco attenta manutenzione e cura da parte degli addetti al settore che può tradursi in una sofferenza patologica degli arbusti o cos’altro?

Urge rimediare al più presto. E qui la competenza deve prevalere sull’approssimazione: una scelta di alberi idonei, eventualmente a radici a fittone da non compromettere nel tempo aiuole, marciapiedi o selciato, è condizione prioritaria. La scelta è vasta e va selezionata: l’esempio tipico è il cipresso, però poco amato perché dai più associato ai cimiteri dove è appunto scelto per le sue radici a fittone a preservare l’integrità delle tombe, anche se, poi, altrove, come in Toscana, lo stesso può far bella mostra di sé in tutta la sua eleganza caratterizzandone le splendide colline. Ecco: un improvvisato come lo scrivente potrebbe addirittura preferire, per via Verdi, un largo filare di cipressi in risposta alle caratteristiche strutturali richieste, ma una strada così centrale, costeggiata, da un lato, dall’imponente complesso monumentale dell’ex carcere borbonico e, dall’altro, dall’importante palazzo dell’Agenzia delle entrate, urla la necessità di rivestirsi quanto prima di una piantumazione rigogliosa, florida e soprattutto adeguata al contesto d’insieme. La possibilità di disporre di competenza specifiche potrà certamente indurre a scelte migliori e tali da soddisfare non solo le esigenze logistiche ma anche il gusto dei più, dando respiro ad  una città ormai sempre più orfana di una propria identità.

Ma se per un match di competenze ancora da giocare si potrà puntare su una soluzione condivisa,  altri  sono stati, ahi noi, già disputati e purtroppo  ha vinto l’approssimazione. È il caso dell’inquinamento visivo che ci regala l’insensata ostinazione della nostra amministrazione comunale: percorrendo via Guarini e Piazza d’Armi, infatti, come è noto, osserviamo il proseguire, a ritmo sostenuto ma con sempre più scellerata approssimazione, dell’installazione dei famigerati pali della metropolitana leggera a sostegno di una aggrovigliata rete di cavi resasi necessaria in ossequio al soddisfacimento di chissà quali esigenze. Si è, in passato, auspicato e ottenuto la rimozione dei pali con la relativa rete elettrica della vecchia filovia ed oggi ci troviamo purtroppo nuovamente di fronte al paventato rischio di una possibile entrata a regime di questa inutile, anacronistica, sconveniente soluzione per il trasporto pubblico urbano.

Noi intanto ci limitiamo ad “essere spettatori con mente interrogativa, convinti più che mai che a vincere, in ogni settore,  dovrà essere sempre e soltanto  la competenza.

 

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