L’occhio sulla città/L’assordante solitudine del cubo della discordia

Sabato 27 Aprile 2019 08:13 Antonio Fusco
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_cub_o.jpgAVELLINO – A distanza di due settimane non possiamo che dirci piacevolmente sorpresi dal dinamismo e dell’attivismo della gestione commissariale relativo alla manutenzione e cura di Piazza libertà: le fontane centrali, infatti, sono tornate a zampillare con l’intensità e vigore di sempre. Anche le vasche non sono da meno grazie alla meticolosa attenzione loro dedicata.

Accanto a questo, però, non possiamo non guardare allo stato di abbandono ed all’assordante solitudine del “cubo della discordia”, che ormai dal marzo 2017, fa bella mostra di sé in Piazza Libertà. Ebbene, oggi come allora, se potesse parlare si sentirebbe spaesato, si chiederebbe cosa ci faccia lì da solo e, forse, come due anni fa, ci chiederebbe perfino di farlo sparire. Sempre etichettato con i peggiori epiteti da chiunque lo osserva, il povero cubo continuerebbe a domandasi: sono proprio io a chiudere la visuale ad una piazza così baricentrica, a toglierle profondità?  E pensate, ci chiederebbe persino scusa.

Come si ricorderà, appena dopo averlo visto spuntare, rimarcammo anche come il cubo fosse un pugno nell’occhio. L’elemento verticale posto al centro dell’agorà, infatti,  ne impedisce proprio la visione d’insieme, quella  sensazione di libertà, precipua vocazione della piazza. Poco o nulla è cambiato nel giudizio quando abbiamo saputo che il cubo in un volume così centrale, grazie all’autorevole parere della sovrintendenza,  ospita, pur non ancora utilizzati, il vano ascensore e le scale d’accesso ai bagni pubblici cittadini. Ma tant’è. Ormai dobbiamo abituarci alla sua ingombrante presenza e, dunque, se pur in stridente contrasto con l’armonia d’insieme, almeno inizi ad assolvere  al  ”ruolo” per cui è stato ideato e  ad offrire un contributo di civica utilità.

Ora, proprio nella consapevolezza che non ci si guarda mai indietro e che bisogna vivere appieno il presente, in un’epoca in cui “l’abitudine abbassa lo sguardo” e mentre assaporiamo la piacevole percezione di essere ascoltati, chiediamo al commissario Priolo di risvegliare dal torpore il povero cubo dedicandogli l’attenzione che merita restituendogli così  funzione e dignità.