L’occhio sulla città/Ciascuno è artefice della propria sorte

Sabato 06 Giugno 2020 07:05 Antonio Fusco
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Il liceo-convitto Pietro CollettaAVELLINO – Questa settimana avremmo voluto occuparci esclusivamente dei problemi della città. Avremmo voluto raccontarvi delle fontane di Piazza Libertà le cui vasche hanno ritrovato il biancore limpido della loro acqua, ma il cui getto è ancora lontano da una qualunque idea di ordinata sincronia. Avremmo voluto raccontarvi delle aiuole di via Verdi come di quelle di viale Platani che, sono state oggetto di pulizia, certo, ma la cura è un’altra cosa. Perfino mio zio, funzionario di banca in pensione, avrebbe fatto meglio vista la minuziosa attenzione che dimostra nel prendersi cura del suo giardino.

Avremmo voluto che il marciapiede che prosegue il viale alberato dei platani non avesse dovuto attendere di divenire pressoché virtuale per la folta vegetazione cresciuta sulla sua superficie calpestabile prima di esserne liberato con la riconosciuta approssimazione. Avremmo voluto sollecitare, pur non essendo tra i maggiori fautori di tali soluzioni, l’installazione di un autovelox, continuando su viale Platani,  all’altezza delle due rotonde, a impedire che veicoli impazziti raggiungano velocità da autodromo rendendo ancor più spiacevole e pericoloso il percorso pedonale.

Avremmo voluto ringraziare l’Anas che, nei giorni scorsi, ha voluto occuparsi della rimozione di rifiuti abusivi in un tratto di strada che è sì limitrofa all’ingresso dell’autostrada, ma la cui cura e pulizia sarebbero di totale pertinenza comunale.

Sì, avremmo voluto fare tutto questo ed altro ancora ma...Aver visto il nome della nostra città balzato agli onori della cronaca nazionale ancora un volta per “colpe non nostre” ha suscitato in noi sdegno ed indignazione: il primo quale reazione di risentimento misto a disprezzo, per un’immagine che ferisce, non ci appartiene né ci rappresenta, e offende, mettendoli a rischio, i sacrifici di tanti cittadini; la seconda invece quale  ribellione a quanto offende la dignità propria e degli altri. Tanto da chiederci di fronte a quelle sequenze:  cosa abbiamo fatto per meritare tutto questo?

Si può accettare, ancora in piena pandemia, che un sindaco, che dovrebbe dare l’esempio rappresentando tutti, anche la parte di cittadini che non lo ha scelto, “diriga cori da stadio”, già poco edificanti durante una partita di calcio, ancor di più se intonati al solo scopo di denigrare altre figure istituzionali e/o offendere città a noi vicine ed amiche barattando questo suo atteggiamento con la necessità di “calmare le intemperanze dei suoi giovani”? No, non possiamo  proprio accettarlo, questa non è la nostra Avellino.

L’Avellino che ci piace ricordare e far ricordare è l’Avellino di Adolfo Tino, di Guido Dorso, di Fiorentino Sullo, di Carlo Muscetta, tutti usciti da quell'autentica fabbrica di cervelli che è stato il liceo "Pietro Colletta", vero vanto dell'Irpinia, tra i cui banchi hanno studiato anche i vari Antonio La Penna, Antonio Maccanico, Dante Della Terza, Attilio Marinari, Dante Troisi, solo per citarne alcuni.

Ecco ancora affiorare la nostalgia se pensi  agli anni da sindaco di Antonio Aurigemma, Massimo Preziosi, Enzo Venezia, Tonino Di Nunno. Nostalgia che si fa ricordo vivo, poi, se penso ad un Amico, Tonino appunto, ad un amico che mi è stato accanto per un tratto di strada verso questa professione, questa passione. Se penso che c’era chi, diventato sindaco non ballò né cantò, c’era chi da sindaco sapeva ascoltare, c’era chi parlava ai giovani senza proclami, senza vanto, per dar loro consigli, per dar loro un futuro.

C’era chi sapeva che “per ben amministrare  si  rispettano le leggi, si insegue il dialogo istituzionale nell’esclusivo e vero  interesse della città” e non la gratuita denigrazione delle istituzioni, c’era  chi ha sognato una città più bella e più verde: “una città giardino”. C’era, perché purtroppo non c’è più.

Che dire di più? Faber est suae quisque fortunae: ognuno è fabbro della propria sorte. La massima di Appio Claudio Cieco è quanto mai appropriata per ricordare che nella vita dell’uomo contano più la volontà e l’azione che l’intervento della sorte.