L’occhio sulla città/Tutto cambia perché nulla cambi

Sabato 28 Settembre 2024 08:22 Antonio Fusco
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_iso.jpgAVELLINO – Prosegue il nostro viaggio intrapreso qualche settimana fa. Questo sabato vi accompagneremo tra misteri e ritrovata inciviltà.

La prima tappa del nostro viaggio ci conduce dinanzi all’ex Isochimica: ebbene, passa il tempo, cambiano le amministrazioni comunali ma continuano a mancare novità nel merito. Nel ricordare come sia già stata oggetto di più di un nostro sguardo, torniamo a chiederci: sono terminate le operazioni di bonifica della struttura e dell’intera area circostante?

Ci pare di ricordare che, in un’area completamente ristrutturata, rifunzionalizzata e sicura, il complesso si preparerebbe a diventare un “Polo fieristico-mercatale all’aperto al servizio della città e non solo”. Ora, alla luce di quanto appena affermato, chiediamo, cosa manca davvero? Quanto dovremo ancora aspettare perché tutto quanto immaginato diventi realtà?

La seconda tappa ci conduce dinanzi alla storica Casa della Cultura Victor Hugo. Nel ricordare come anche il Victor Hugo sia stato oggetto di più di un nostro sguardo, segnaliamo che la struttura, tra l’altro, era destinata ad ospitare la segreteria del Polo di Avellino dell’Università degli studi di Salerno, poi, molteplici difficoltà di varia natura hanno procrastinato l’avvio di tali attività: quando, allora, la riconsegna alla città del Victor Hugo finalmente rinnovato, totalmente efficiente e fruibile?

Proseguendo verso il centro, siamo tra via Mancini e Corso Vittorio Emanuele e, sostando di fronte al rinnovato Palazzo De Peruta, ci tornano alla mente alcune reboanti dichiarazioni che hanno caratterizzato il mandato del sindaco uscente, come, ad esempio, “faremo la storia”: ricordiamo come, lo scorso anno, nell’ambito della  riprogettazione  esecutiva della nuova sede municipale, il Comune avrebbe dovuto trasferirsi appunto nella sua sede storica di Palazzo De Peruta, così da liberare ulteriori spazzi da destinare proprio al Polo di Avellino dell’Università degli studi di Salerno, come da accordi sottoscritti tra i vertici dell’ateneo salernitano e quelli di Palazzo di Città.

Ebbene, ad un anno di distanza, nel merito, tutto tace: quando, dunque, il trasloco?

Risalendo lungo Corso Vittorio Emanuele e costeggiando Palazzo Trevisani, ci accorgiamo che a coprire l’impalcatura fa mostra un pannello con il disegno ad immaginare come rinascerà  il Palazzo: solo un buon auspicio in prospettiva o un segnale di reale concretezza d’azione? Quanto lunga dovrà essere l’attesa per poter soddisfare questa nostra curiosità?

Proseguendo, giungiamo all’attraversamento di Via Guido Dorso  lungo Viale Italia e ci accorgiamo che più che dinanzi ad un attraversamento pedonale con strisce, siamo ormai di fronte al “greto di un un  fiume” con pericolosi avvallamenti della strada:invitiamo, pertanto chi di dovere ad una passeggiata nella zona ad inverare quanto appena affermato e descritto e a porre celere e adeguato rimedio, ad evitare “ sgradite sorprese”.

L’ultima tappa del viaggio ci porta in Contrada Macchia, un pezzo di quella che un tempo era la valle dei mulini, un tratto breve ma suggestivo, dall’alto valore paesaggistico, la strada che costeggia le sponde del  Fenestrelle e collega  Avellino a Monteforte Irpino: ebbene con l’autunno e la ripresa delle attività, tornano anche le pessime abitudini di una parte dei cittadini che la trasformano in una vera e propria discarica a cielo aperto. Furbetti del sacchetto che addirittura lo lanciano dal finestrino mentre percorrono il tratto stradale. Si ritrovano, inoltre, scarti edili, pezzi di arredamento in disuso, pneumatici e secchi con vertici. E pensare che le cronache, durante la pandemia, in particolare durante il lockdown, in quest’area hanno documentato e raccontato di particolari avvistamenti di uccelli quali il martin pescatore, l’airone cenerino o l’anatra di fiume,  che avevano trovato condizioni ideali, per eleggere questo piccolo angolo d’Irpinia a loro habitat naturale.

Vigilanza assidua, pugno duro, tolleranza zero. Oggi più che mai, vista anche la recente attivazione  dell’ ecocentro comunale di Pianodardine.

Ancora alcuni esempi d’attenzione con l’auspicio che presto qualche buona nuova sul complesso di quanto appena affermato e descritto possa accendere nostri prossimi sguardi e per non continuare a dare l’impressione che nel capoluogo, tutto cambia perché nulla cambi, ricordando la celeberrima frase pronunciata da Tancredi, nipote del principe di Salina ne Il gattopardo,  romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.