L’occhio sulla città/Per conservare il fuoco, non adorare le ceneri

Sabato 01 Febbraio 2025 09:23 Antonio Fusco
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Antonio Di NunnoAVELLINO – “La città, la politica, il giornalismo: la lezione di Antonio Di Nunno”: è questo il titolo del convegno attraverso cui lo scorso venerdì 24 gennaio con L’Irpinia, giornale di cui lui stesso è stato assiduo collaboratore, abbiamo ricordato la figura, l’opera e l’azione amministrativa di Antonio Di Nunno.

Scrivendo, ripenso a quanto tempo sia passato e a quanto sembri poco. Dieci anni dal distacco che nel caso di Tonino, nonostante siano già “tanti” non hanno minimamente scalfito la sensazione della sua vicinanza e lasciano vivida la validità della sua testimonianza di vita.

È anche per questo che, lasciando la sala blu del carcere borbonico, ero rinfrancato dalla grande partecipazione della gente, la sua gente. Tutto questo ha, una volta di più, corroborato la nostra convinzione di non aver semplicemente proceduto ad un “dolce rito della memoria”, magari anche con il rischio che potesse perdere vigore anno dopo anno.

Ciascuno di noi, in fondo, per diversi motivi ha condiviso una parte del percorso con Tonino, ricevendo da lui una preziosa eredità di valori da preservare e custodire. Perciò se fosse rimasto patrimonio personale o peggio solo di pochi, beh allora sarebbe stato un fallimento, un tradimento.

Ecco dunque che indurre la comunità avellinese a discutere, ragionare, riflettere innanzitutto sulla valenza di un mandato politico-amministrativo inteso sempre e soltanto come servizio, serve a tener desta l’attenzione sui criteri fondanti, mai superati, di una corretta e trasparente azione di governo cittadino.

Tornano alla mente parole e concetti quali coerenza, moralità, lealtà, progettualità, idea, anima, ideali,  programmi, programmazione, prospettiva, visione, futuro, pragmatismo, concretezza, dignità, indipendenza, riscatto, orgoglio, sogno. Se declinate con la giusta attenzione e passione, sostanziate dall’essenziale contenuto, ecco che ognuna di esse potrà contribuire al tanto auspicato progresso civile e sociale della città.

Dalla serata di venerdì, diversi gli spunti di riflessione: la città è prima di tutto un luogo che ti pone domande, ed è proprio quando qualcuno riesce a rispondere a queste domande che la città riesce a vivere nella sua forma più autentica.

Ebbene, Antonio Di Nunno ha sempre lavorato per dare risposte alla sua comunità, nella convinzione che solo attraverso la qualità delle risposte, la politica potesse sostanziarsi pienamente.

Dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi : “Antonio Di Nunno è  ancor oggi un riferimento d’ispirazione per tutti quegli amministratori che credono in un modello di democrazia partecipata e nella trasformazione dei territori. Quella di  Di Nunno è stata l’esperienza di un amministratore che ha guardato alla programmazione, ed alla pianificazione, ad una visione e non alla gestione della città. Lo ha fatto anche e soprattutto grazie alla sua squadra, mai come un uomo solo al comando”.

Incisivo e denso, poi, l’intervento del politico e  saggista Isaia Sales che,  ricordando Di Nunno, ha affermato: “È difficile che un politico possa essere amato ed essere onesto. È difficile che un politico possa essere stimato dopo aver amministrato, perché in genere alla politica si chiede  disinvoltura, si chiede di abbassare i propri convincimenti, si chiede qualche volta obbedienza.  Di Nunno è uno di quei sindaci che si è fatto amare, si è fatto votare senza cedere ai propri principi, era uno di quegli intransigenti miti che riescono a dire no con dolcezza, che riescono a dire no argomentando, senza perdere il consenso. È uno di quegli uomini che ci dimostrano che l’etica in politica non è semplicemente avere uno standard morale alto, è fare gli interessi collettivi, l’etica è questa. Di Nunno, insomma, ha scelto di fare il bene collettivo, ha scelto la politica come missione della vita”, come missione morale. Di Nunno un uomo straordinario, arrivato in un momento straordinario dalla storia”.

La giornalista, già presidente della Rai ed europarlamentare Lucia Annunziata, in un contributo in collegamento, ricordando Di Nunno ha affermato: “Ho conosciuto Antonio Di Nunno nella sua prima vita, quando era un giornalista della Rai di Napoli. Di Nunno è stato uno dei tanti giornalisti che hanno poi deciso di  abbracciare la politica ed hanno fatto molto bene, tutto questo dimostra come la vita offre sempre una seconda chance. Per me Tonino Di Nunno è stato un esempio ed un riferimento “.

Il dibattito del 24 gennaio scorso ci consegna un altro assunto, l’esempio di abnegazione del sindaco Di Nunno, modello virtuoso pervaso da tre qualità precipue: l’esercizio del potere al servizio dei cittadini, il suo profondo senso delle istituzioni e la sua lealtà, qualità assunte a fondamento dell’intera sua azione politico-amministrativa, riuscendo a fare sintesi tra la buona amministrazione, la prassi e la visione che non può prescindere da un portato ideologico.

In un momento particolarmente complicato e complesso anche per il nostro Mezzogiorno, attore non protagonista della autonomia differenziata dalla quale difficilmente potrà ricevere benefici e verso cui anche la Corte Costituzionale ha imposto al governo una sia pur parziale revisione, l’aver ricordato Tonino potrebbe aver avuto anche il senso di un’opportunità a chiedersi quanta energia e caparbietà avrebbe profuso nel far valere i nostri diritti a garanzia del nostro futuro: non sterili appelli ma azioni per il concreto, non avrebbe fatto sconti a nessuno, nell’esclusivo interesse della sua città, della sua gente. Perché il suo non era un amore pavido ma passionale, non un amore calcolatore ma generoso, un amore sincero.

Dall’incontro di venerdì, dall’attenzione e dall’interesse della sala è venuta la piacevole conferma di dover andare avanti, che non è finita qui, che c’è ancora tanto altro da vivere, da progettare, da raccontare, da sognare.

Tonino è stato un uomo, un sindaco libero dagli schemi e forte delle idee, ci ha insegnato a guardare oltre, a non arrenderci  di fronte alle difficoltà e noi de L’Irpinia lo faremo con la tenacia la caparbietà e la passione di sempre nel solco della sua lezione e nella consapevolezza che l’oggi va accompagnato e guidato al cambiamento, proprio in nome di quell’eredità di valori che Tonino ci ha lasciato, valori senza tempo riconoscibili e riconosciuti: perché, ricordiamo ancora, da una frase del compositore Gustav Mahler, “tradizione è conservare il fuoco, non adorare le ceneri”. Appuntamento al prossimo anno ma Tonino rimane comunque sempre presente.

Un’annotazione: sia consentito ringraziare il sindaco Laura Nargi che venerdì sera, oltre ad aver assicurato attenzione, interesse e partecipazione non formale per l’intera durata del nostro convegno, ha offerto un interessante contributo al dibattito, garbo istituzionale sinceramente apprezzato.