AVELLINO – Anche questa settimana l’occhio sulla città userà la prima persona per consegnarvi alcune considerazioni sul Consiglio comunale che, lo scorso giovedì, ha sancito la fine dell’esperienza del sindaco Nargi alla guida del capoluogo.
Ebbene, a distanza di circa un mese dal primo sguardo nel merito permangono immutati sentimenti di contrarietà. Gravose e predominanti ancora e sempre le ingiustificate e scomposte ingerenze che hanno condizionato il cammino e l’azione del governo cittadino. È prevalsa un’astiosa radicalità che ha portato alla chiusura anticipata della legislatura, aggiornando i precedenti della politica ad un raro caso di una maggioranza che vota contro se stessa, non solo assumendo i rischi che ne sono conseguiti ma, consentitemelo, producendosi in un esempio di “silenzio degli indecenti”, non riuscendo a palesare o rifiutandosi di rendere contestualmente pubblici i motivi di un simile comportamento.
Se mi chiedeste di individuare vincitori e vinti, dopo la crisi politico-amministrativa che si è vissuta a Palazzo di Città, vi risponderei senza esitare che la meno colpevole è proprio il sindaco Nargi perché, in fondo, senza il tempo necessario per alimentare, programmare e costruire il presente, è difficile poter pensare al futuro…Per il resto, credo che abbiamo perso tutti: non ha vinto l’ex sindaco Festa, che con ogni probabilità si ricandiderà ma che auspicabilmente sarà opportunamente giudicato dai cittadini; non hanno vinto, tutt’altro, coloro che hanno deciso di non aderire al Patto per Avellino, una mano tesa offerta con responsabilità ed onesta lucidità dal sindaco Nargi. Scelta, quella di aderire al Patto, che da subito mi era parsa l’unica veramente funzionale all’esclusivo interesse del bene comune e della nostra città. Non hanno vinto coloro che, in nome della coerenza, si sono avventurati in giudizi frettolosamente negativi verso un’amministrazione comunale che, come raccontato anche da questa rubrica, più forte delle difficoltà stava producendo oggettivi risultati.
A farne le spese, sarà Avellino che non potrà sottrarsi agli inevitabili contraccolpi imposti dal fisiologico rallentamento nell’azione del regime commissariale.
Coerenza: parola abusata che non sempre conduce verso percorsi di facile comprensione o che, talvolta, nasconde mancanza di pensiero o di responsabilità, laddove il compromesso, invece, quello che si può esibire, raccontare e spiegare non quello con ragioni e contenuti nascosti, viene dalla convinzione che nelle opinioni altrui, degli avversari c’è sempre qualcosa da accettare ed includere, da mettere a frutto. Una maggiore ricchezza di idee e di proposte a beneficio dell’intera comunità.
Consentire a Laura Nargi la prosecuzione dell’esperienza in fascia tricolore avrebbe permesso una più serena valutazione sulle sue capacità operative ora che il sindaco sembrava completamente affrancato dalle ingiustificate e scomposte ingerenze del suo predecessore, ma le decisioni istituzionali, nello specifico del Consiglio comunale, vanno comunque sempre rispettate.
Ora toccherà al commissario prefettizio al quale auguriamo buon lavoro.
Terminata la doverosa fase di transizione, Avellino dovrà liberarsi delle opacità del recente passato e riscattarsi. Per farlo, la nostra città ha bisogno di idee nuove, di nuove parole d’ordine, di nuovi obiettivi da perseguire. Ha bisogno di nuovi stimoli, di slanci che permettano alla nostra comunità di ritrovarsi e di ripensarsi. Ha bisogno di una classe dirigente e politica rinnovata ed all’altezza, capace di coniugare radicamento, competenza, cultura e vicinanza ai bisogni ad alle istanze dei cittadini e del capoluogo. Ha bisogno di personalità riconoscibili per ciò che sono e che siamo. Ha bisogno di ritrovare le condizioni di un dibattito pubblico civile, giocato in primo luogo nel merito dei problemi e delle soluzioni, giocato sulla condivisione di un destino comune. Ha bisogno, insomma, di ritrovare una dimensione morale.
Se quindi la nostra attuale classe dirigente si è mostrata così esigente ed intransigente nel valutare il lavoro altrui allora anche noi cittadini dovremo pretendere dal prossimo primo cittadino la capacità di mettere insieme realtà ed invenzione, regole e rivoluzione, da saper inventare una realtà al passo coi tempi ed in grado di accettare tutte le regole per poter essere poi in grado di migliorarle. Datevi da fare e trovatecelo.
