L’Italia nel Mar Mediterraneo: fulcro o cerniera?

Lunedì 25 Agosto 2014 16:23 Carmine Acocella
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_mar_mediterraneo.jpgAVELLINO – Ospitiamo un intervento di Carmine Acocella, del circolo culturale  “ J.F. Kennedy” di Napoli, sul ruolo dell’Italia nel Mar Mediterraneo.

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Corsi e ricorsi storici, diceva qualche illustre letterato, ma sull’argomento in oggetto, non  dietrologia storica - aggiungerebbe ironicamente lo scrivente - perché di certo un passato storico, economico e politico non si potrebbe acriticamente riproporre né tantomeno riesumare! Il bacino del Mar Mediterraneo appare sempre di più una opportunità ed una risorsa estesa, per una sintesi possibile, luogo di avvicendamenti culturali, di dibattito e di confronto fra culture eterogenee, in tema anche scientifico e tecnologico, come energia, acqua, ambiente, territorio, etc. Gli argomenti “mediterranei” non rimangono confinati solo nell'ambito della energia, ma essi riguardano anche altri settori quali l'ambiente ed i trasporti (via marittima o terrestre), non ultimo il problema delle zone interne e dei collegamenti ferroviari interni.

Senza vie di collegamento opportune, l’economia si trova in handicap ed il suo sviluppo è certamente inibito. Qualcuno si è chiesto: ma cosa significa Italia nel Mediterraneo? A tale domanda lo scrivente ha risposto che non può esistere pace possibile tra Est ed Ovest (peraltro argomento oggi molto attuale) se non si costruisce o si sviluppa un "fulcro", adeguato e comunque non inconsistente, se non vi è un presidio territoriale anche più o meno esteso, che difenda interessi estesi e non lobbistici e risorse endemiche del territorio, ma che nel contempo dia una impronta significativa e tangibile di sistema socio-economico alternativo ben chiaro e consistente. Parimenti non può esistere un fulcro reale, senza parlare di economia “media”, senza parlare di deriva atlantica occidentale dell'iper-liberismo economico dei mercati, senza parlare di corrette e sane forme di libero mercato, stabilendo, ad es. una opportuna governance (a livello internazionale) contro la speculazione finanziaria, da una parte e dell’altra, una regolamentazione dei prezzi minimi deontologici (che non mettano in crisi i concorrenti, in modo sleale!).

Va osservato altresì che per portare avanti un discorso di pace e di distensione, in senso
lato, risulti necessario partire dalla equa distribuzione delle risorse, specie in campo energetico ed idrico, perché anche la risorsa idrica è un tema fondamentale per il futuro dell’uomo, come l’energia, dal momento che i ghiacci ed i ghiacciai si stanno riducendo progressivamente di volume.

Ciò viene affermato perché la pace,  non materialisticamente  parlando, ma realisticamente parlando può essere favorita dalla equa distribuzione delle risorse, ad es. dai piani o accordi energetici, o di distribuzione idrica comune, etc., etc,. In tal senso il contributo della ricerca appare alquanto importante ed essenziale.

A tal proposito, la questione laico-umanitaria della scienza e, a valle di essa, della innovazione tecnologica sostenibile (alla prima collegata), appare fondamentale, mentre qualche illustre scienziato, emigrato oltreoceano, ha avuto la possibilità e l’occasione di sostenere vari aspetti scientifici e della ricerca, sostenendo anche fondazioni scientifiche, nelle varie discipline di studio e settori di ricerca. Certamente, a scapito di eventuali o possibili strumentalizzazioni, una persona o uno scienziato o un ricercatore, che sostiene una questione laico umanitaria della scienza non può essere tacciato di pressappochismo o di strumentalizzazione geo-politica, usando un sottile velo di ironia, ricordando peraltro che nel corso della storia del dopo-guerra vi sono stati vari scienziati, rifugiati o profughi oltreoceano.

In chiosa ironica e con sottile velo di satira, concludiamo dicendo: vi saranno sempre meno ricchi che saranno insoddisfatti, ma sempre più poveri che si lamenteranno delle loro condizioni e che chiederanno aiuto (frase tratta dal libro omonimo: La linea equa). Il Mar Mediterraneo è fulcro di risorse, ma è anche cerniera e snodo fra porti e snodo fra mari. Facciamo valere l’autorevolezza e l’importanza di questo fulcro: se da una parte è giusto che vadano considerate  le necessità energetiche ed idriche dei deserti dell'Africa, nel contempo, sembrerebbe anche giusto pensare alle necessità idriche ed energetiche delle zone brulle dell'Asia, o alle steppe arse dal sole alle piane del Mar Caspio, della Georgia e del Caucaso, dell'Uzbekistan, etc., perché anche costoro non siano figli di un Dio "minore"! La pace ed il dialogo per la distensione può realizzarsi sull’equilibrio e la equa distribuzione delle cose concrete e necessarie per la vita dell’uomo, di certo non sulle cose vane. Ciò vale anche riguardo alla economia dei Paesi più emarginati del Mar mediterraneo o delle zone più interne del nostro Paese e del Mezzogiorno di Italia!