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    20/07/2018

Quando giocava Pasqualino, esempio di lealtà e serietà

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Pasquale Mupo con il figlio Davide in occasione dei festeggiamenti svoltisi a TeramoAVELLINO – È trascorso più di mezzo secolo e a Teramo lo ricordano sempre con affetto e stima. Per Natale uno sportivo ed ex calciatore teramano, Antonio Grossi, dopo averlo incontrato lungo il Corso principale della propria città, gli ha scritto commosso: Affacciato al mio balcone, ho avuto una visione; ho rivisto un’icona del pallone, un vecchio campione biancorosso: Pasquale Mupo, esempio di lealtà e serietà. Il ricordo dell’ammiratore è davvero intenso; lo rivede al “Comunale” della città abruzzese che, a volerlo fare apposta, portava lo stesso nome del vecchio campo sportivo del capoluogo irpino: il “Piazza d’armi”; rivive le spettacolari reti messe a segno da Pasqualino; ricorda i suoi talentuosi assist, sente ancora nelle orecchie le urla di incitamento dei tifosi che accompagnavano gli irresistibili dribbling del calciatore di origine avellinese. E in nome della tifoseria locale gli esprime gratitudine per i momenti emozionanti che ha fatto vivere a quanti affollavano le gradinate dello stadio abruzzese. D’altronde, quando qualche anno fa il Teramo calcio ha festeggiato il secolo di vita, il presidente della locale società calcistica, Luciano Campitelli, ha consegnato a Pasquale Mupo la maglia n.9 proprio in segno di riconoscimento per la lunga militanza dell’attaccante avellinese nel sodalizio abruzzese e per gli indimenticabili goal realizzati con la casacca biancorossa. Nella motivazione della concessione del premio il Nostro fu definito “giocatore simbolo dei 100 anni del calcio teramano”.

Chi non ha avuto il piacere di vederlo giocare (Pasqualino fu costretto ad abbandonare il calcio a soli 29 anni per un  grave infortunio: la rottura del tendine di Achille) può immaginare quanta “stoffa” avesse dando un’occhiata al suo invidiabile curriculum. Il ragazzino – che aveva frequentato le giovanili dell’Avellino – dalla Libertas Avellino,  nel 1950, passò nientemeno che all’Inter. Ingaggio: 6 mila lire al mese più vitto e alloggio. Con i nerazzurri perfezionò le sue innate doti calcistiche giocando con fantastici campioni (da Skoglund a Nyers, da Lorenzi a Ghezzi).

Dalle giovanili dell’Inter fu ceduto in prestito al Forlì, compagine che all’epoca militava in quarta serie e che nella “rosa” aveva due nomi destinati a diventare famosi nel mondo del calcio: Sandro Ciotti, celebre radiocronista della Rai e Italo Allodi, manager delle più importanti società sportive di serie A. Pasquale calpestò l’erba del campo romagnolo soltanto per una sola stagione perché l’Inter  lo volle nuovamente a Milano. Nella stagione1953-54 indossò la maglia biancoverde dell’Avellino. Fu ceduto, l’anno dopo, al Foggia tra le cui fila già militava da un paio di stagioni il fratello minore Carlo, passato in seguito al Bari (dove giocò tra serie B e serie A per sette anni consecutivi) e più tardi alla Reggina (altri 4 campionati). Dalla città pugliese, Pasquale Mupo raggiunse Teramo. Con i biancorossi giocò per cinque stagioni di fila, tanto da legarsi indissolubilmente a quella terra: un amore reciproco, come testimoniano le manifestazioni d’affetto che ancora oggi i tifosi biancorossi gli riservano. Un’altra stagione bellissima Pasqualino la visse a Pescara: mise a segno ben 9 reti. Chiuse la carriera anzitempo ad Agrigento, con l’Akragas: era l’anno 1961.

 

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