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    23/10/2018

Il lupo perde il pelo

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Una foto del mitico Piazza d'ArmiAVELLINO – L'Irpinia ha chiesto a Nicola Cecere, uno dei giornalisti avellinesi della Gazzetta dello Sport, un commento all'ultima sentenza che mette i lupi fuori dal calcio professionistico.

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“Fumus bonis iuris”: parvenza di buon diritto. Il dottor Lo Presti, di professione giudice presso il Tar del Lazio, non l'ha ravvisata questa parvenza nel ricorso presentato dall'Avellino. E quindi ha dato ragione a Figc, Coni e Lega di B (si combatteva da soli contro una formidabile coalizione): vade retro, Lupo. Forse in D, ma solo se fai il bravo. Altrimenti, chissà da dove si riparte, probabilmente dai derby con l'Atripalda. O magari contro Mercogliano, Summonte, Ospedaletto...

PAPELE Il direttore di questo giornale, Carlo Silvestri, ricorda come me l'epoca di “apara Papé”, quando il portiere dell’Atripalda, dalle gigantesche mani (che a fine carriera vennero usate per riparare i palloni bucati da piedi poco educati), negava ai Lupi molte soddisfazioni. Si galleggiava appunto nelle serie inferiori, tra Promozione e la D e il vecchio Piazza d'Armi (che poi ha lasciato il posto al Tribunale, guarda un po') applaudiva le prestazioni oltre che dei militari presenti al Car di Viale Italia (fra i quali Luciano Falsiroli, che troverò al mio arrivo in Gazzetta negli anni Ottanta tra i capi del calcio) anche di un manipolo di irpini purosangue, cresciuti assieme ai fortissimi fratelli Pasquale e Carlo Mupo (quello che fece più carriera tra i professionisti).

LA C DEL '73 Diciamo di Elio Grappone, il capitano recordman di presenze, del talentuoso Enzo Pulcinella, fermato sul più bello da un irreparabile infortunio al ginocchio, di Nino Corraretti, per molti il più forte di tutti, e poi del mitico Nando Del Gaudio, ribattezzato modestamente Pelé, di Carlo Basile ed Egidio Foletto (l’adottato...) e di altri che non ho visto all'opera. La mia memoria di bambino parte da Carmine Picone e poi ecco nella mente, ma sfuocati dai decenni trascorsi, i vari Di Pucchio, Selmo, Ive, Mujesan, Cesero e Ghio, Abbatini, Carbone, Versolato, José Alberti, Picciafuoco (''appicciallo tu 'sto ffuoco'' quando entrava), Cattonar, Lodrini, Morbidoni citati in ordine sparso. E da Alfio Riti roccioso difensore centrale e poi da Recchia e Carlo De Amicis, agili portieri. Annate di buona C con qualche patema. Dopo di che eccoci al Partenio (solo metà stadio) con la fantastica squadra formata da Miniussi; Codraro, Piaser; Zoff, Piccinini, Fraccapani; Palazzese (Bongiorni), Zucchini, Marchesi, Pantani, Nobili. Allenatore Giammarinaro, presidente Sibilia, risultato finale del campionato di serie C '73 la promozione in serie B ai danni dell'irriducibile Lecce di Salvatore Di Somma.

GIUSTIZIA? Non so dire, in quanto adolescente, se all'epoca la giustizia sportiva funzionasse meglio, so che questa attuale non convince. Macchinosa e dai tempi incerti. Anche contraddittoria. O troppo “distratta” e quindi parziale. O ambigua. Due pesi e due misure. In una parola: ingiusta. Ho sempre negli occhi il recente parere del Coni che ha affossato il ricorso dei Lupi precedendo il Tar: “Parrebbe che le condizioni di copertura finanziaria esistano”. Parrebbe...“Ma mi faccia il piacere”, avrebbe esclamato Totò con una delle sue smorfie. Fatto sta che non ho ancora capito (e penso di essere in affollata compagnia) se il presidente Taccone, nella sua pasticciata gestione di questa triste vicenda (che lui avrebbe dovuto attivarsi prima e meglio é fuori discussione), la garanzia economica per affrontare il campionato l'aveva trovata oppure no. Insomma, puniti per mancanza di denaro (la sostanza) o per vizi di forma?

IL POTERE Detto ciò, a me pare che il nostro movimento calcistico si sia dato una giustizia da bar sport. Nel senso che non sono  regole chiare e valide per tutti a decidere chi gioca e in quale campionato, se uno ha barato e va punito. No, a decidere è il potere dell'organizzazione, esattamente come accade nei tornei estivi tra i bar. Come dite? Esagero? Tralasciando la vicenda degli sms tra Parma e Spezia, rimasta oscura, faccio un solo esempio: a voi pare serio che una società di serie A, il Chievo, accusata di falso in bilancio, ché di questo trattasi, cominci il campionato e poi, a metà settembre, dopo tre giornate, dovrà difendersi da questa grave accusa, che se provata comporta una pena severissima. A settembre in caso di colpevolezza daranno al Chievo venti punti di penalità? Per falsare il torneo?

CHE SBADATI Questo procedimento al rallentatore si verifica perché i cosiddetti inquirenti della procura federale non hanno trovato il modo per sentire il presidente Campedelli quando andava sentito, cioè nella fase istruttoria: che sbadati. Poi il presidente si è ammalato e non ha potuto sostenere l'interrogatorio: che sfortuna. Dice: il campionato parte tra dieci giorni, se non si perdesse altro tempo... Eh no, c'è il ponte di Ferragosto, volete che i cosiddetti inquirenti lavorino nella settimana consacrata alle vacanze? E quindi il Chievo, senza transitare dal Tar, ha ottenuto dalla ''giustizia'' sportiva ciò che l'Avellino ha chiesto invano a quella ordinaria dopo i ceffoni presi da Figc e Coni: facci cominciare il campionato e poi se non saremo in regola verremo puniti.

IL PELO E IL VIZIO Dunque a oggi la B vedrà ai nastri di partenza Novara, Catania e Siena al posto di Bari e Cesena (fallite) e del ritardatario (o inadempiente?) Avellino. Anche qui c'è da ridere. Il Novara okay, ma cosa c'entrano Catania e Siena? Ah, certo, sono due belle città. Turistiche. E perciò più ''attraenti'' della piccola Chiavari o di Vercelli e Terni, per citare le retrocesse dalla B. Scusate, ma al di là dei criteri inventati per ripescare chi ha fascino, non hanno più diritto le retrocesse rispetto alle squadre della C? Moralmente, sportivamente... Macché, gli organizzatori hanno detto di no. Con buona pace di piazzamenti e calcio giocato, riportano su chi gli pare e piace. Chi ritengono possa assicurare maggiori utili all'azienda. Brrr, mamma mia. Conviene chiudere questo amaro commento così come l'avevo iniziato, con un detto latino di universale comprensione: ''mala tempora currunt''. Però il Lupo, come si sa, perde il pelo non il vizio. Di combattere.

 

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