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    30/09/2020

Alla Paganese il derby con l’Avellino: 4-1

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Paganese-Avellino, Biancolino tra due difensori avversari (foto di Massimo D'Argenio)PAGANESE-AVELLLINO  4-1

Marcatori: 43’ pt Angiulli, 12’st Caturano, 23’st Scarpa, 30’ st Caturano, 45’ st Scarpa.

PAGANESE (3-5-2): Robertiello, Pepe, Fernandez, Fusco, Soligo, Franco (29’ st Puglisi), Romondini, Tortori (1’ st Scarpa), Nunzella, Girardi (20’ st Fava), Caturano. A disposizione: Pergamena, Perrotta, Lulli, Babù. Allenatore: Malafronte (Grassadonia squalificato).

AVELLINO (4-3-1-2): Fumagalli, Bittante, Fabbro, Giosa, Pezzella, D’Angelo (31’ st Herrera), Massimo (35’st Arini), Angiulli, Bariti (36’ st Millesi), castaldo, Biancolino.A disposizione: Orlandi, Zappacosta, Panatti, Izzo. Allenatore: Rastelli.

Arbitro: Ros di Pordenone (Leali-Maspero).

Ammoniti: Fabbro, Castaldo, Bittante, Pepe, Fernandez, Scarpa.

Recuperi: 0’ più 3’.

PAGANI – Netta sconfitta dell’Avellino nel posticipo serale con la Paganese trasmesso in diretta tv sui canali di Raisport. La difesa più forte del girone B del campionato di prima divisione di Lega Pro incassa in colpo solo ben quattro gol dopo una prestazione a dir poco deludente. Gli azzurro stellati, guidati in panchina da Malafronte in sostituzione dello squalificato Grassadonia, si sono imposti con un reboante 4-1 su di un Avellino sicuramente sotto tono in grado di resistere solo un tempo alla maggiore determinazione e freschezza atletica messe in campo dai padroni di casa che hanno dimostrato, alla distanza, di essere più preparati sul piano fisico soprattutto su di un terreno di gioco (quello dell’ormai famosa buca che ha, per ora, regalato tre punti alla capolista Latina) reso molto pesante dalla pioggia e al limite della praticabilità.

Non è stato, però, il campo – è bene precisarlo subito – il fattore decisivo che ha sancito la débacle degli irpini bensì la errata lettura che è stata data della gara e dai protagonisti in campo e da chi li guidava dalla panchina. Un Avellino, dunque, double-face, quello visto al “Marcello Torre” di Pagani, più attento e più cosciente nella prima fazione di gioco, del tutto assente per non dire rinunciatario nella seconda. Un Avellino che, come è già accaduto in altre occasioni, una volta passato in vantaggio, è venuto meno in fase di gestione della gara vuoi per le solite défaillance difensive con giocatori pressoché immobili in fase di marcatura degli avversari vuoi per i colpevoli ritardi o le errate decisioni della panchina nella scelta e nell’effettuazione dei cambi.

Se a tutto questo si aggiunge anche la allegra interpretazione che il portiere Fumagalli - emulo, evidentemente, della performance del più noto numero uno del Napoli, De Sanctis, autore di quell’incredibile uscita a vuoto nella gara di Firenze - dà della partita a pochi minuti dal termine con una sortita degna delle migliori comiche del cinema muto, ci si rende conto del perché di una sconfitta che, obiettivamente, ci poteva anche stare, ma non in questi termini.

Delusi naturalmente i tifosi che hanno seguito la squadra nella città dove si spense Alfonso Maria de’ Liguori, il santo che fu visto lievitare da terra in un fascio di luce. Quella luce che è del tutto mancata nel gioco dell’Avellino che ora, oltre a leccarsi le ferite, dovrà pensare a risollevarsi sul piano psicologico dopo questa sconfitta. In classifica nulla è compromesso, ma il cammino per Castaldo e compagni si fa più difficile. La verifica sarà data dalla prossima gara, ancora un derby, con il Benevento di Carboni in programma il prossimo 3 febbraio al Partenio-Lombardi. Domenica 27 gennaio prossimo c’è la sosta di campionato.

 

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