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    02/04/2020

Ghirelli: «È la prima volta che vengo allo stadio di Avellino senza pubblico»

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Francesco Ghirelli ed Angelo D'AgostinoAVELLINO – "Rispondiamo a quest'emergenza giocando, fermo restando l'assoluta necessità di tenere la salute come primo punto di riferimento.  Seguiamo in ogni caso le indicazioni che ci vengono date. C'è una catena di comando precisa che è governo, autorità scientifiche, Coni, federazione, noi. Il governo tramite decreto ha detto che si può giocare, man mano che arriveranno altre disposizioni ci adegueremo. Io penso che noi dobbiamo sapere di svolgere una funzione sociale, quindi tutti quanti dobbiamo avere la preoccupazione di adempiere al meglio a questa funzione. Penso ai medici che lavorano negli ospedali o agli operai in fabbrica: è un momento difficilissimo ed ognuno deve contribuire a fare uscire rapidamente il Paese da questa situazione per tornare  il prima possibile verso la normalità". Queste le parole del presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli, oggi ospite del presidente D’Agostino, durante l’intervallo dell’incontro Avellino-Ternana disputato, come è noto, a porte chiuse per l’emergenza coronavirus.

"Non voglio fare nessun riferimento in rapporto  alle imprese – ha poi spiegato – perché ci sono tante famiglie in difficoltà. Noi però sotto certi aspetti rischiamo di pagare un prezzo ancora più pesante perché un imprenditore o un capitano d'impresa che ha anche una squadra di calcio si trova in una situazione oggettivamente complessa, in cui il primo pensiero è giustamente il suo lavoro primario. È la prima volta che vengo allo stadio di Avellino senza pubblico ed il cuore si stringe a vedere questo spettacolo. Avere uno stadio chiuso significa inevitabilmente presidenti costretti a pagare un prezzo pesante. Occorre intervenire prima del 16 marzo perché nel provvedimento si possa rinviare la parte fiscale e poi pensare eventualmente ad interventi di più ampio respiro".

"Io sono venuto ad Avellino per due motivi: non posso dire si vada a giocare e poi io rimango a casa. Sarebbe stato un segnale sbagliato. Io dovevo esserci. Il secondo motivo è il voler accettare l'invito che il presidente D'Agostino mi fece a Bari. Non nego che il lavoro del presidente e del sindaco Festa mi ha tolto qualche pensiero. Nel momento in cui c'era una pressione per cui non giocassimo le gare odierne ero in macchina con il presidente D'Agostino ed il figlio Giovanni. Ascoltare quest'ultimo preoccuparsi del danno che avrebbe rappresentato il non giocare ed il segnale che avremmo dato mi ha fatto riflettere e mi ha aiutato a prendere una decisione".

 

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