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    18/11/2017

Festa: «La Dogana simbolo della memoria di Avellino»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_dogana3.jpgAVELLINO – Sulla questione-Dogana, sul suo recupero e sulla sua destinazione il nostro Pino Bartoli ha intervistato Franco Festa del gruppo Salviamo la Dogana.

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Vorrei iniziare questa chiacchierata partendo dall’iniziativa del Movimento Cinque Stelle sulla Dogana, iniziativa che trovo lodevole per il coinvolgimento della cittadinanza ma sbagliata per la richiesta avanzata e soprattutto tardiva e per questo sospetta. Se non sbaglio ti sei espresso, grosso modo, alla stessa maniera. Debbo comunque ammettere che per antica abitudine diffido delle iniziative dei politici specialmente quando arrivano tardi. Tra l’altro voglio riconoscerti un merito. Mercoledì sera, a L’angolo delle storie, concludendo la riunione del gruppo Salviamo la Dogana hai sollecitato l’assessore Tomasone ed il sindaco Foti ad impegnarsi nei mesi che restano di sindacatura che, a detta del primo cittadino per il suo mandato sono anche gli ultimi, a portare avanti il più possibile l’iter di approvazione del progetto non per fare un favore alla nuova amministrazione ma per evitare ulteriori ritardi che potrebbero nascere dal desiderio di soddisfare scelte diverse da parte dei nuovi venuti. Le dichiarazioni rilasciate dall’on. Sibilia, che si è detto sicuro della loro vittoria, e le diverse utilizzazioni proposte per l’ex cinema Umberto sembrano voler azzerare tutto quanto già avviato in termini di progettazione e dimostrano che sei stato, ahimé, un buon profeta. Questi signori non hanno capito, o forse non sanno, che modificare quello già approvato comporterebbe un allungamento dei tempi di approvazione e questo potrebbe essere fatale per la Dogana. Che ne dici se, come Gruppo facebook” informiamo della cosa Casaleggio? Tanto, a quanto pare, decide tutto lui.

«Nella domanda è già inclusa la risposta. L’unico elemento positivo è il coinvolgimento dei cittadini. Ma non si può  far finta che per anni non sia stato fatto nulla, non si può ricominciare ogni volta daccapo. Così si dimostra di non avere capacità di governo. Per ciò che riguarda lo stato delle cose il nostro brindisi dopo la conclusione dell' esproprio non era solo augurale (alla notizia dell’avvenuto esproprio il gruppo ha stappato una bottiglia di spumante n.d.a.), ma voleva scacciare tutti gli spunti maligni che si addensano sulla Dogana. La nostra paura è che la nuova amministrazione sarà peggiore della precedente, che il suo sguardo sarà rivolto ai soliti affari, alla gestione dei nuovi fondi europei, e non al tema centrale della riqualificazione del centro storico di cui la Dogana è l’emblema. Noi non siamo nostalgici del passato, né lo siamo come avellinesi.it. Il nostro terreno di lavoro è la memoria, proprio ciò che tanti vogliono cancellare per distruggere ancor più la città. Se riconosciamo che la città degli anni ‘50, ‘60 era più bella, signorile, civile della presente, no, non è nostalgia ma una presa d’atto di una verità. Inutile provare a cancellarla, noi saremo lì a difenderla. E la Dogana per noi è il segno di tutto questo».

Completamente occupati a seguire le complesse vicende che hanno portato alla tanto sospirata acquisizione del bene al patrimonio comunale non ci siamo mai confrontati su quello che ci aspettiamo per l’edificio della Dogana. Tu cosa vorresti?

«Noi abbiamo adottato la politica del passo dopo passo come metodo per ottenere risultati. Non abbiamo mai fatto ragionamenti presuntuosi, abbiamo preferito lavorare su un tempo definito, mese per mese, giorno per giorno, a seconda degli obiettivi e delle scadenze che erano di fronte. Il metodo ha funzionato. La questione principale era arrivare all’esproprio, e su questo ci siamo battuti. È  chiaro che ora si pone il problema della struttura e del suo utilizzo. Prima ancora vi è il restauro del monumento e qui il ruolo della Soprintendenza, che è sparita dai protagonisti dopo la felice stagione di Miccio, ritorna essenziale. Per quanto riguarda la struttura, ci convince molto il progetto di massima di Mascilli Migliorini, che si fonda sull’idea di uno spazio ampio da utilizzare, luogo di assemblee, di incontri, di riunioni e come spazio espositivo per mostre. Economia di gestione e fruibilità: questi secondo noi sono i punti da cui non si può  sfuggire. Naturalmente siamo aperti al contributo di privati come banche, Camera di Commercio, Unione Industriali a patto che esso non si sostanzi nelle solite mance, ma in una idea nuova di collaborazione pubblico-privato, in cui naturalmente sia il pubblico a definire le regole principali. Speriamo che questa nuova fase si apra anche perché sono i problemi centrali che andranno affrontati. Di questo discuteremo, senza però usare  le difficoltà che ci saranno come ostacoli per lasciare tutto com’è, come temiamo possano fare i nuovi amministratori, i cui interessi speriamo non siano rivolti altrove, ma al cuore della città, al centro storico, e dunque alla Dogana».

Senti Franco, i sondaggi prospettano un’avanzata inarrestabile dei Cinque stelle. In caso di vittoria qui ad Avellino e nell’eventualità che iniziassero a dare corpo a quello che uscirà da questo sondaggio, i cui risultati aspetto con interesse e che sicuramente daranno indicazioni diverse da quanto finora è stato previsto, che facciamo, ci mettiamo contro la cittadinanza impegnata in un esercizio di “urbanistica partecipata” attività nella quale non credo? E ancora, chiedo ai Cinque Stelle, ma quello che abbiamo fatto finora, in modo particolare tu, Ugo Santinelli, Pierino De Gruttola e gli altri che non cito ma che sono presenti nei miei pensieri, rientra o no nella loro idea di cittadinanza impegnata?

«Non penso che vinceranno. Avranno sicuramente una buona affermazione, formeranno un gruppo in Consiglio ma non vinceranno. Avellino è una citta che da oltre 60 anni esprime nella sua maggioranza un voto moderato o conservatore e la proposta dei grillini a livello locale è ancora fumosa e confusa. Il problema comunque non sono i Cinque Stelle, il problema è il Pd, con le sue divisioni, le sue contraddizioni. Un partito troppo impegnato negli scontri interni e nella guerra per bande su questioni di potere spesso misere, per trovare un po’ di tempo per la città».

 

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