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    27/05/2018

L'esperimento di Avellino per contrastare l'inquinamento per Area vasta

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_p.za_f._sullo.jpgAVELLINO – L’inizio del 2018, con le prime rilevazioni sull’inquinamento atmosferico, conferma purtroppo le criticità già note relative alla qualità dell’aria in vari punti della regione, nell'ambito di uno scenario estremamente preoccupante a livello nazionale ed oggetto di attenzione da parte della Commissione europea.

Tra le situazioni di criticità si conferma, in provincia di Avellino, l’area del capoluogo, con particolare riferimento ad alcuni punti del centro urbano ed al nucleo industriale di Pianodardine e Comuni contermini, secondo quanto segnalato di volta in volta dalle centraline di monitoraggio della rete Arpac (che hanno registrato anche nel gennaio 2018 numerosi giorni con concentrazioni di PM10 superiori ai limiti consentiti). Concorrono alla scarsa qualità atmosferica sia la tipica conformazione a conca della cintura urbana avellinese che le condizioni meteo di ristagno delle polveri sottili ed ultrasottili nell'aria, con particelle molto piccole prodotte dalla combustione, contenenti sostanze alla lunga dannose per la salute.

Sul piano regionale, le maggiori concentrazioni di fonti inquinanti (traffico veicolare con cantieri, infrastrutture produttive e trasportistiche come porto e aeroporto, esercizi e opifici, riscaldamenti, etc…) si addensano nel capoluogo partenopeo, ma  la città di Napoli tuttavia beneficia del suo ampio affaccio sul mare. Esso determina importanti fenomeni di rimescolamento e ricambio delle masse d'aria con dispersione degli inquinamenti per effetto delle brezze marine, mentre le situazioni più preoccupanti riguardano le aree che si dispiegano dalla stazione di Piazza Garibaldi verso l’hinterland nolano-acerrano. Del resto anche a livello nazionale le grandi città di mare, come Genova o Napoli, presentano scenari delicati per le intense pressioni antropiche, di carattere residenziale e produttivo, ma nel complesso meno preoccupanti rispetto alle metropoli interne della pianura padana ed a città come Torino e Milano ubicate in aree morfologicamente depresse.

Alcuni giorni fa è stato attivato ad Avellino, anche con la partecipazione dell’Arpac, un esperimento interessante e positivo di Area vasta - che richiama alcune esperienze dell’area padana - con la stipula di un accordo intercomunale per l’adozione di un dosaggio combinato di azioni e misure volte al contrasto dello smog nell’agglomerato avellinese. Come si è detto, le criticità di quest’area, pur territorialmente limitata e con fonti inquinanti meno strutturali e complesse rispetto agli ambiti metropolitani, sono amplificate dalla conformazione geomorfologica a conca, con una valle circondata da colline che determina intensa stagnazione atmosferica ed un contesto favorevole alla formazione ed all’accumulo nell’aria di inquinanti.

Su questo ambito, l’Arpac assicura un costante monitoraggio mediante due centraline fisse installate nel capoluogo, oltre ad una centralina di supporto dedicata all’impianto Stir di Pianodardine, che garantiscono un flusso continuo di informazioni, con aggiornamento orario e giornaliero, relative ai parametri dell’inquinamento atmosferico, come valido supporto per l’interpretazione dei fenomeni emissivi e meteo-climatici. Inoltre, in passato (2014-15) è stata eseguita una specifica campagna di monitoraggio, su richiesta del Comune, con il posizionamento di un laboratorio mobile in Piazza Kennedy, al fine di approfondire le conoscenze sulla qualità dell’aria in una zona densamente antropizzata, con un tessuto stradale particolarmente fitto ed un significativo stazionamento di mezzi pubblici per il terminal degli autobus. I risultati hanno evidenziato significative criticità per i parametri Pm10, NO2 ed oggi l’Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ha assicurato la propria disponibilità ad un ulteriore monitoraggio straordinario sullo stesso sito al fine di verificare le eventuali evoluzioni dello scenario.

In materia vige la direttiva 2008/50/CE “relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”, attuata in Italia dal decreto legislativo di recepimento n. 155/2010, secondo cui la valutazione deve essere effettuata non occasionalmente per singoli punti ma con riferimento a zone territoriali omogenee ed agglomerati urbani, secondo un’apposita rete di rilevamento e monitoraggio gestita dalle agenzie ambientali. Il decreto 155/2010 stabilisce, per i principali inquinanti, i valori limite, le soglie di allarme, il margine di tolleranza e le modalità secondo cui esso deve essere ridotto nel tempo e l’adozione di un apposito Piano regionale di risanamento per intervenire sulle principali sorgenti di emissione, approvato ed integrato dalla Regione Campania tra il 2006-2007 e il 2012-2014.

I sindaci, in quanto autorità sanitarie locali, verificata la presenza di determinati livelli di inquinamento atmosferico, possono e devono adottare ordinanze interdittive della circolazione veicolare, ma tali provvedimenti contingibili risultano per lo più effimeri ed inefficaci se occasionali e circoscritti solo a limiti amministrativi per ambiti comunali.

Partendo da questi presupposti, il Comune di Avellino – su commendevole iniziativa dell’assessore all’Ambiente Augusto Penna – ha proposto in modo innovativo la sottoscrizione di un accordo rivolto ai dodici Comuni dell’hinterland, suddivisi tra quelli ad alta concentrazione urbana e quelli dell’area pedemontana con vocazione più agricola, con un protocollo operativo che si articola in una serie di misure diversificate per il breve, medio e lungo periodo. Le misure sono diversificate tra i Comuni ad alta concentrazione urbana che condividono gli stessi problemi del capoluogo (Atripalda, Mercogliano, Monteforte) e le realtà più montane e pedemontane che devono adottare azioni collegate alla vocazione agricola ed al riscaldamento domestico.

Tali azioni differenti si suddividono infatti in base alla tipologia di emissioni considerate, riguardanti le sorgenti diffuse fisse, i trasporti e le fonti puntuali e localizzate, con impegni variabili a seconda del numero di superamenti dei limiti consentiti per il Pm10 relativi alle limitazioni alla circolazione veicolare, al divieto di bruciatura dei vegetali (cd. abbruciamento), alla gestione della temperatura degli edifici pubblici e privati, al divieto di utilizzo dei camini, ecc.

Gli interventi di breve periodo si attivano a seconda del numero di superamenti delle soglie di Pm10, prevedendosi – a seguito di 5 superamenti – il blocco della circolazione dei veicoli sprovvisti della certificazione Euro4 per quattro domeniche consecutive, il divieto di mantenere acceso il motore in sosta per almeno trenta giorni e lo stop totale di bruciature di vegetali e loro residui per almeno trenta giorni.

Tali misure si raddoppiano a seguito di dieci superamenti, estendendosi anche sulla gestione della temperatura degli edifici pubblici e privati per trenta giorni. Infine, al superamento dei 35 sforamenti annui, scatta il blocco della circolazione veicolare per gli automezzi più vetusti, il divieto di mantenere acceso il motore e l'interdizione dei roghi di sterpaglie e materiali connessi alle attività agricole estesi a tutti i comuni dell'accordo sino alla fine dell'anno.

Il protocollo può essere gestito in modo dinamico dalle amministrazioni interessate, modulandosi sulle esigenze di intervento correlate agli esiti del costante monitoraggio della qualità dell’aria effettuato dalla rete di rilevazione dell’Arpac, con la possibilità di verifiche ed integrazioni periodiche, anche come azione di  prevenzione promossa dai sindaci a tutela della salute dei cittadini.

Tale iniziativa, ancorché circoscritta ad un ambito limitato del territorio regionale, può rappresentare un interessante ed utile laboratorio di quelle azioni integrate - con un mix di misure di diversa tipologia – oggi necessarie per Area vasta attivando una  adeguata sinergia, intercomunale ed intersettoriale, al fine di mitigare da subito il fenomeno dell’inquinamento atmosferico purtroppo incombente.

*Commissario straordinario Arpac

 

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