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    11/12/2018

Rifiuti, non esiste dualismo tra impianti e differenziata

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L' impianto di compostaggio di Poggio alla Billa Abbadia S. Salvatore (Siena)AVELLINO – Si è tenuto nei giorni scorsi un convegno al circolo della stampa di Avellino incentrato sui sistemi di gestione dei rifiuti. Tendenzialmente non partecipo ai convegni in quanto da tempo non mi ritrovo con la “logica comune” di certe manifestazioni: troppo spesso si tratta di una serie di interventi, più o meno pregevoli, che però tendono ad affermare tesi molto poco supportate da dati reali, e questa anche quando di dati se ne forniscono anche troppi finendo per eliminare ogni possibile dibattito.

A parte alcuni interventi di taglio diverso la tesi che è sembrata venire fuori è che bisogna spingere sulla raccolta differenziata così si eviteranno i termovalorizzatori e le discariche. Una simile tesi è assolutamente fuorviante e finisce per alimentare quella preconcetta opposizione agli impianti che già è tanto diffusa. Proprio grazie a questa errata concezione ed alla opposizione agli impianti oggi siamo di fronte, in Campania, ad una situazione di crisi strisciante con pochissimi impianti, realizzati tutti dalla gestione commissariale manu militari con buona pace di tutti i fautori della democrazia e del coinvolgimento popolare.

Perché non è possibile fare a meno degli impianti nonostante una raccolta differenziata spinta? Abbiamo già provato a spiegarlo ma, senza ritornare ai precedenti articoli, basta dire che ci sono materiali non più riciclabili o recuperabili in termini di materia ma che possono fornire energia attraverso un termovalorizzatore o devono finire in discarica e poi comunque le scorie degli inceneritori hanno la necessità di un impianto finale che è una discarica. Pensare al riciclo totale non è impossibile dal punto di vista tecnico ma lo è dal punto di vista economico andando ad usare tecnologie complesse a loro volta non esenti da impatti ambientali negativi.

Qualche esempio per evitare di rimanere nelle affermazioni  teoriche. Cominciamo col materiale riciclabile per eccellenza che da moltissimo viene recuperato e rigenerato: la carta. Ammettiamo per un momento che si riesca con la raccolta differenziata a raccogliere il 100% della carta di una certa area. Tale carta va ad una piattaforma di selezione per separare tutte le frazioni indesiderabili (può esserci della plastica, della carta sporca o delle carte particolari non adatte al macero): la norma (norma Uni) impone che la carta da macero abbia meno del 3% di indesiderati per essere avviata in cartiera. Ciò significa che già dalla piattaforma esce del materiale inidoneo al recupero (generalmente è almeno un 10% se non di più). La carta inviata in cartiera viene immessa nel ciclo produttivo a partire da un primo trattamento definito pulperaggio ove la carta viene messa in acqua e “macinata” fino ad ottenere una pasta che viene poi filtrata in filtri a maglie sempre più strette per eliminare altri indesiderati. Si ottiene così un altro 10-15% di scarto di pulper (quasi tutta plastica) che o va ad un termovalorizzatore o va in discarica. Infine il materiale così purificato contiene un buon numero di fibre di carta sfibrate dai trattamenti e troppo corte per produrre carta (le fibre di cellulosa possono subire 4-5 trattamenti di recupero poi diventano inadatte) e tali fibre finiscono per formare dei fanghi di cartiera anche essi destinati a discarica o termovalorizzatore. In definitiva anche pensando di raccogliere il 100% della carta il materiale effettivamente riutilizzabile è un 60-70% con scarti che comunque devono andare in impianti di smaltimento finale(discariche o termovalorizzatori).

E il compostaggio? Idem se si recupera il 100% dell’organico si hanno almeno un 20-30% di sovvalli da smaltire sempre negli stessi impianti. I compostaggi dell’Ato Toscana Sud producono un 23-27% di sovvalli che vanno a termovalorizzazione. Vetro e metalli nel momento in cui vengono rifusi danno luogo a scorie che in parte sono recuperabili in parte no e devono andare in discarica. Inventarsi tecnologie particolari (torce a plasma, inertizzazioni varie ecc.) che in teoria sono possibili porta ad una serie di complicazioni e consumi tali da renderle improponibili.

In definitiva? L’ottimo è nemico del buono. Se si vuole  risolvere il problema rifiuti bisogna applicare una gestione oculata e realistica basata su raccolta differenziata e su impianti in numero e tipologia adeguati. La raccolta differenziata è indispensabile in modo da ottenere la massima quantità di materiali riutilizzabili ma occorre avere a valle degli impianti sia per migliorare le caratteristiche dei materiali per il riutilizzo ma anche impianti capaci di sfruttare il contenuto energetico residuo di quei materiali non più economicamente recuperabili e delle discariche che possano accogliere i residui non più gestibili. Naturalmente un sistema oculato consentirà di ridurre il numero e la potenzialità degli impianti necessari ed allungherà la vita delle discariche.

 

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