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    24/09/2018

Aias: saranno pagate 5 mensilità. Villa dei pini: sit-in contro i licenziamenti

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I lavoratori dell'Aias e della Villa dei piniAVELLINO – Svolta nella vertenza Aias: saranno pagati 5 dei 12 stipendi arretrati dovuti ai 120 lavoratori dei centri di riabilitazione di Avellino, Calitri e Nusco. C’è il tanto atteso nulla osta del Gip, necessario dopo il blocco dei conti correnti aziendali, quale misura preventiva nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria su una presunta distrazione di fondi pubblici che, oltre all’Aias, coinvolge la Onlus «Noi con loro».

Decisivo l’ultimo vertice,  il 4 luglio in prefettura, tra le parti sociali - Cgil, Uil e Ugl - i commissari straordinari dell’Associazione italiana assistenza spastici, Maurizio Arci e Remo Del Genio, e il direttore amministrativo dell’Asl di Avellino, Ferdinando Memoli. «Finalmente il Gip ha firmato il decreto che di fatto sblocca i 505mila euro, messi a disposizione dall’Asl, che saranno utilizzati per pagare 4 delle 12 mensilità arretrate», spiega il segretario generale della Funzione pubblica Cgil, Marco D’Acunto, che con i suoi omologhi di Uil, Antonio Spagnuolo, e Ugl, Costantino Vassiliadis, sta seguendo la controversia. «Inoltre - prosegue il sindacalista - l’Azienda sanitaria locale verserà altri 265mila euro per le prestazioni da febbraio ad maggio e con questa somma sarà saldata la quinta mensilità».

Ancora stallo, invece, sulla ricollocazione dei 56 lavoratori della sede di Avellino, chiusa lo scorso 13 febbraio su disposizione della Procura della Repubblica a margine di un’ispezione del Nas dei carabinieri che avrebbero rilevato gravi carenze dal punto di vista igienico-sanitario e della sicurezza. I commissari Arci e Del Genio si oppongono alla cessione temporanea di contratto perché - sostengono - «dobbiamo tutelare la nostra azienda e non possiamo cedere a una simile richiesta». Inoltre, aggiungono, «abbiamo proposto l’assorbimento nelle sedi di Calitri e Nusco ma diversi lavoratori sindacalizzati hanno rifiutato».

Dunque, l’unica strada percorribile è quella che porta gli operatori a prestare servizio in una delle 6 strutture accreditate, individuate dall’Asl in seguito di una manifestazione di interesse, ma con forme di contratto atipiche (partita Iva o co.co.co) nelle more della pronuncia del Tar - il prossimo 11 luglio - in merito al ricorso presentato dai legali dell’Aias avverso alla sospensione sia dell’autorizzazione amministrativa sia dell’accreditamento istituzionale. «Seppure i magistrati amministrativi dovessero ribaltare le decisioni di Comune e Regione, l’Aias di Avellino non potrebbe immediatamente riaprire, quindi riteniamo che l’assegnazione ad altre strutture sia la soluzione migliore, almeno per il momento», osserva Vassiliadis.

Da una vertenza all’altra. Dopo lo sciopero dell’altra settimana, incroceranno le braccia dalle 8 di lunedì 16 alle 8 di mercoledì 18 luglio i lavoratori della Villa dei Pini con un sit-in permanente all’esterno della casa di cura per malati psichiatrici di Contrada Pennini per chiedere la revoca della procedura di licenziamento per 27 dipendenti che secondo il nuovo piano aziendale sarebbero in esubero. Se nemmeno questa volta dovessero esserci sviluppi positivi, le parti sociali sono pronte a rivolgersi alla Procura della Repubblica.

La clinica, stando ai rilievi dei sindacalisti, non si sarebbe ancora adeguata alla normativa vigente che prevede la riconversione in struttura riabilitativa, determinando in questo modo seri problemi in termini di affluenza dei degenti. Infatti, dei 102 posti letto disponibili solo 80 sarebbero occupati e l’Asl non sarebbe più in grado di disporre ricoveri oltre questo numero perché sarebbero assenti le figure necessarie alla riabilitazione psichiatrica. Condizione che avrebbe portato la «Villa» all’avvio del licenziamento collettivo.

Altro nodo da sciogliere, è quello della riabilitazione multidisciplinare. Antonio Spagnuolo, segretario generale della Uil Federazione Poteri locali, spiega: «Per la lungodegenza sono previsti 48 posti, che però richiedono degli investimenti che l’azienda non è intenzionata a sostenere. Eppure se questo fosse realizzato, non ci troveremmo più a discutere di licenziamenti ma addirittura di assunzioni». Sul punto, i sindacati chiedono l’intervento delle istituzioni: «Abbiamo inoltrato una missiva all’Asl, alla Regione e alla Prefettura affinché i 150 posti complessivi siano attivati nell’immediato. Qualora questo non dovesse verificarsi ci rivolgeremo alla magistratura perché dietro a questa mancanza di volontà potrebbe esserci una regia occulta».

 

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