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    22/01/2019

Acqua pubblica, appello ai cittadini irpini

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b_300_220_15593462_0___images_stories_acqua.jpgAVELLINO – Ospitiamo un intervento di Giuseppina Buscaino, referente Comitato Acqua Bene Comune.

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I servizi pubblici locali sono da molto tempo sotto attacco e a rischio privatizzazione. La straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua nel giugno 2011 ha complicato molto i piani, senza tuttavia far desistere le grandi lobby finanziarie. Il progetto in Italia è la creazione di 4-5 grandi multiutility, collocate in borsa. Il centro sud è richiesto dalle multinazionali francesi, Suez che è già presente sul territorio attraverso Acea e Veolia.

È sotto attacco la stessa funzione sociale degli enti locali come luogo di prossimità degli abitanti di un territorio con conseguente riduzione degli spazi di democrazia. La furbesca campagna contro la casta serve solo a ridurre la rappresentanza e la decisionalità collettiva delle persone. La legge regionale 15 del 2015 sul riordino degli Ato serve proprio a questo, a delegittimare gli enti locali.

Questo serve a rendere difficile qualsiasi forma di organizzazione e di protesta, trasformando in rassegnata solitudine quella che potrebbe altrimenti divenire lotta dei cittadini per la riappropriazione sociale.

Oggi sindaci ed amministratori devono decidere se essere gli esecutori ultimi di un processo di privatizzazione imposto dalla troika che discende verso i governi e scivola giù verso gli enti locali, o se riconoscersi come i primi rappresentanti dei cittadini che li hanno votati.

Uno strumento necessario per la privatizzazione è la creazione di debiti, in questo caso i debiti di Acs. Quando si vuole privatizzare, come prima cosa, si inguaia un’azienda di debiti, e debito in tedesco vuol dire anche colpa, si pongono in relazione il debito e la colpa.  E come giustamente diceva Walter Benjamin nel 1921: «Il capitalismo è un culto che non consente espiazione, ma produce colpa e debito» e i debiti sono la spada di Damocle che pende sulle nostre teste. Tutti noi cittadini irpini, secondo i manipolatori, ci dovremmo sentire in colpa e cedere la nostra sovranità alle multinazionali in segno di espiazione ( un’espiazione perenne). E consegnarci ad Acea facendo aumentate le tariffe, arricchendo i gestori con ingenti utili, che di fatto si traducono in una tassa sui consumatori finali. E la qualità del servizio non migliorerebbe ( lo abbiamo visto con Gori). Cari cittadini, la privatizzazione non risolve affatto il debito. Ma questo debito verrà fatto pagare agli utenti in bolletta. Non credete alla befana!

I sostenitori della privatizzazione dicono che del resto le tariffe in Italia sono più basse che nel resto d’Europa e quindi se il mio vicino si butta dalla finestra, è bene che lo faccia anch’io. E secondo i privatizzatori, con i soldi dei cittadini si possono reperire le risorse per fare gli investimenti che servono. È  questo che volete?

In diversi posti del mondo la sofferenza dovuta all’impossibilità di vivere una vita degna ha indotto le persone ad approfondire le ragioni della crisi che provoca ovunque una condizione di stenti e si sono moltiplicate le campagne di boicottaggio dei predatori che hanno così perso grosse fette di mercato. In alcune parti del mondo, le reazioni sono state così forti da bilanciare la pressione delle lobby e da indurre molti governi ad attivarsi a protezione delle aziende nazionali e degli interessi delle popolazioni.

Cari cittadini resistere è possibile, la rassegnazione non serve a niente se non a favorire i potenti della terra. C’è bisogno di cittadinanza attiva per sottrarre alcune sfere al potere e al dominio di logiche esterne e incontrollabili, siano esse economiche o tecnocratiche.

Organizzarsi è possibile. Dove l’azione di contrasto alle speculazioni lobbistiche è decisa, le multinazionali non raggiungono gli obbiettivi di profitto e di conseguenza gli investitori perdono interesse.

Cari cittadini irpini, vi facciamo questo appello: resistete, ribellatevi, non fatevi togliere ciò che è vostro, chiedete ai sindaci di rispettare la volontà che voi avete espresso nel giugno del 2011. Elettori e iscritti del Pd chiedete al vostro partito di fermarsi e di non proporre all’assemblea dei sindaci soci di Acs  il cambiamento dello Statuto. Nel 2011 avete votato per l’acqua pubblica, non fatevi prendere in giro, non è vero che non è possibile realizzarla. L’hanno fatto a Napoli, a Parigi e in tanti altri posti del mondo, solo che le persone che sostenete sono collegate alle multinazionali e coltivano interessi personali. Ribellatevi.

È necessario impegnarsi per l’attuazione dell’art.43 della Costituzione che, in considerazione degli interessi generali, consente la nazionalizzazione dell’acqua e di ogni bene o servizio essenziale. Dobbiamo impegnarci tutti insieme per il bene pubblico!

 

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