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    18/03/2019

I dati/La giustizia in Irpinia nel 2018

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita8_trib1.jpgAVELLINO – La recente apertura del nuovo anno giudiziario costituisce l’occasione per una riflessione sullo stato della giustizia in Irpinia. In realtà, ogni analisi deve tenere necessariamente conto che dal settembre 2013, a seguito della soppressione del Tribunale di Ariano Irpino, gli uffici giudiziari della provincia di Avellino sono distribuiti in due circondari diversi, quello del Tribunale del capoluogo e quello del Tribunale di Benevento, che ha appunto assorbito il circondario del Tricolle. È inevitabile, quindi, che le condizioni della macchina della giustizia in una vasta area dell’Irpinia coincidano, in realtà, con quelle del Beneventano che, a partire dalla situazione logistico-organizzativa, sono estremamente differenti. Poche settimane fa, ad esempio, la trasmissione “Report” ha restituito ai telespettatori l’immagine di un Palazzo di giustizia (quello di Avellino), che cade letteralmente a pezzi. Alle immagini dei ferri arrugginiti che spuntano dalle colonne che reggono l’impalcato del primo piano dell’edificio si è aggiunto quella del cartello inquietante che è affisso all’interno del palazzo per invitare gli utenti ad uscire dopo aver completato le proprie incombenze per ragioni di sicurezza. Eppure, da anni le istituzioni, che a diverso titolo sono coinvolte nella gestione dell’edificio, preannunciano interventi risolutori che vanno da una radicale ristrutturazione al trasferimento degli uffici presso altre sedi.

Peraltro, a prescindere dalle condizioni strutturali dell’edificio, ulteriori problemi rendono assai disagevole l’erogazione dei servizi e lo svolgimento delle attività. Il trasferimento ad Avellino di tutto il contenzioso già pendente dinanzi al Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi ed alla sezione distaccata di Cervinara ha reso ancora più angusti gli spazi a disposizione degli operatori. La soluzione individuata (e, cioè, l’allocazione degli uffici e delle aule di udienza della sezione Lavoro nell’ex Distretto militare) ha solo alleviato il problema, ma non l’ha certamente risolto, anche in considerazione del fatto che l’edificio in questione non soddisfa certamente i canoni ed i requisiti dell’edilizia giudiziaria.

Più confortanti, invece, sono i dati che riguardano la gestione del contenzioso. Le statistiche del ministero della Giustizia, aggiornate al settembre 2018, testimoniano un progressivo decremento (pari al 16,5% in meno rispetto al dicembre 2015) dei giudizi pendenti nel settore civile, e ad un abbattimento ancor più sensibile nel settore penale (47,3% in meno). E se è vero che l’andamento positivo è parzialmente attribuibile alla progressiva diminuzione delle cause (evidentemente il tasso di litigiosità degli irpini è sempre più basso), è altrettanto vero che il rapporto tra i giudizi iscritti a ruolo e quelli definiti è sempre più positivo, tanto che nei primi nove mesi del 2018 nel settore civile per ogni nuova causa ne viene definita 1,35.

Tale dato indica chiaramente la crescente efficienza degli organi giudicanti, il cui compito è stato probabilmente semplificato, quantomeno in termini di distribuzione dei carichi di lavoro, dall’afflusso di “forze fresche” (nuovi giudici, sia togati che onorari). L’indice di copertura dei posti in pianta organica, infatti, pur essendo tuttora più basso di quello di altri uffici giudiziari, sta salendo rispetto al passato (7 posti scoperti su 55 per i magistrati togati; 4 su 33 per i magistrati onorari). L’auspicio per il 2019 e, quindi, doppio: da una parte, che si confermi il trend positivo nella definizione dei contenziosi; dall’altra, che si possa finalmente porre rimedio alle precarie condizioni organizzative e logistiche in cui versano gli uffici giudiziari.

 

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