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    18/03/2019

Pronto soccorso, tempi di attesa insostenibili

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b_300_220_15593462_0___images_stories_citt_ospedaliera_ingresso.jpgAVELLINO – Caos al Pronto soccorso della città ospedaliera di Avellino. La struttura, che registra oltre 100 accessi al giorno, è sempre più congestionata, gli operatori sono stremati e gli utenti protestano per tempi di attesa insostenibili. E come se non bastasse l’altro giorno la Regione ha bloccato il provvedimento con il quale alla fine di gennaio il direttore generale dell’Azienda ospedaliera «Moscati», Angelo Percopo, aveva concesso agli infermieri e agli operatori sociosanitari (Oss) 15 euro di maggiorazione per i turni diurni e 30 per il notturno (complessivamente, circa 400 euro lordi in più in busta paga da gennaio a marzo). Palazzo Santa Lucia avrebbe sollevato una questione di merito rispetto alla delibera sulla cosiddetta «indennità di disagio» in quanto l’Azienda aveva intenzione di coprirla attingendo al fondo annuale di premialità che è destinato a tutto il personale e non può quindi essere riservato a quello di un solo reparto.

Contestata sin da subito – considerata «una mancia» e «un’offesa alla dignità dei lavoratori» dal coordinatore dell’Unione sindacale di base (Usb) Vito Storniello – l’indennità aggiuntiva era stata concessa ai 26 infermieri e ai 12 Oss del Pronto soccorso in un momento di profonda crisi – più di 100 accessi al giorno – culminato con l’aggressione di una dipendente addetta al triage.

«Non era certo questo il modo di affrontare e risolvere una problematica così delicata», sostiene Licia Morsa, segretario generale della Funzione pubblica Cgil. «I 15 o 30 euro in più a turno non possono neutralizzare la fatica e lo stress di chi lavora in un contesto così difficile e nemmeno servono a restituire ai cittadini un servizio adeguato». La Cgil, sul punto, ha subito sollevato perplessità: «Abbiamo attaccato direzione generale – ricorda Morsa – sostenendo che per questa indennità non si poteva attingere al fondo annuale per le premialità: a quanto pare avevamo ragione. Inoltre, abbiamo solertemente scritto alla direzione affinché ne congelasse l’effetto perché si trattava di un provvedimento unilaterale. In quel momento – aggiunge il segretario generale Fp Cgil – la nostra è stata una presa di posizione impopolare, ma col senno di poi possiamo affermare e ribadire le nostre ragioni: adesso riprenderemo un dialogo con i vertici dell’azienda per giungere a una soluzione condivisa».

La posizione è ribadita dall’omologo della Cisl, Antonio Santacroce: «Il denaro – dice il sindacalista – non cancella in un solo colpo le ataviche criticità di un reparto sempre più congestionato e oberato a causa della carenza di organico. Quindi, sarebbe stato l’ennesimo errore perseguire la strada del pagare per risolvere: una strada, tra l’altro, mortificante per gli operatori e pericolosa pure per gli utenti». E sullo stop imposto da Napoli, Santacroce osserva: «Ancora una volta l'Azienda “Moscati” è costretta a subire passivamente le decisioni regionali: segno che manca una capacità di gestione. Ciò preoccupa – conclude il segretario della Cisl Fp – perché è oltre al futuro dei lavoratori è in gioco pure la salute dei cittadini». Sul piede di guerra anche i paramedici non sindacalizzati, la maggior parte in Pronto soccorso, che hanno chiesto più volte di non essere strumentalizzati dalle sigle: «Basta strumentalizzazioni», hanno sostenuto in più occasioni.

Nella delibera diventata pomo della discordia, il direttore generale Percopo riconosceva «le difficoltà operative e le condizioni di disagio nelle quali svolgono la propria attività gli infermieri e gli Oss assegnati al Pronto soccorso a motivo sia della carenza di personale che della particolare pressione ambientale derivante dallo svolgimento di mansioni in un ambito operativo di particolare e costante emergenza». Circostanze che avevano indotto ad accogliere le istanze giunte «da più parti» con le quali «si è rappresentata la necessità di prevedere un’indennità aggiuntiva come riconoscimento dei carichi di lavoro stressanti ulteriormente aggravati nel periodo invernale quando si riscontra un rilevante numero di richieste assistenziali per problematiche influenzali».

 

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